La Fase due dei leccesi, tra chi prosegue la quarantena e chi approfitta del sole

Abbiamo fatto un giro per le arterie principali della Città barocca: non troppa gente e quella incontrata è in regola e ottimista. Tutti indossano le mascherine, come richiesto, per la tutela della propria salute e quella degli altri

LECCE- Andamento lento: la prima cosa che balza agli occhi nella Fase due della Città Barocca è il passo che tengono i leccesi, forse per la prima volta. Nessuno è agitato, nessuno chiacchiera per strada o sbraita al telefono mentre cammina, nessuna frenesia: tutto si svolge con molta calma e quiete, come se non fosse mai esistito il tempo del solito tran tran quotidiano. Una città assopita che prova a riprendersi dal letargo imposto dal coronavirus. Tutti indossano le mascherine, qualcuno dice che sembrano tanti Michael Jackson, tanti si guardano intorno come se fossero turisti. In fondo, per 50 giorni ciò che si è osservato sono state le quattro mura di casa.

Il video: le interviste agli abitanti di Lecce

Il sole è caldo, il vento soffia per tutta via Trinchese fino a piazza Sant’Oronzo: le mamme e i papà approfittano per portare in giro nel passeggino i loro figli, qualcuno gusta un gelato, qualcuno fa footing e altri portano a spasso il proprio fido. Chi si incontra per strada dopo la quarantena dice all’amico “Ciao, manteniamo la distanza, mi ha fatto piacere vederti. Speriamo passi presto anche questa Fase due”.

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Però, stando ai toni alti e severi spesi dal primo cittadino non si direbbe: “Così non va” aveva scritto in un post sulla propria pagina facebook, alludendo alla giornata di lunedì in cui tanti erano usciti da casa, invadendo le strade e persino creando zone di assembramenti, divelto la recinzione del cantiere di Borgo San Nicola per passeggiarci e farci giocare i bambini. Poi, probabilmente, l’incontro tra il sindaco Carlo Salvemini e il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, andato in streaming ieri mattina, ha fatto ridimensionare i comportamenti di tutti. Poca, pochissima gente in giro che viene fermata dagli agenti della polizia locale per i controlli di routine: tutti in regola. Una mamma e una figlia uscite per acquistare un libro, un papà con un figlio che fanno attività motoria, la signora che rientra con la spesa. Una volante della polizia è ferma nei pressi di piazza Mazzini, sì e no, passano tre persone.

“E’ il primo giorno che esco dopo la quarantena” dice un ragazzo fermato vicino piazza Sant’Oronzo. “Non mi ero allontanato dai dintorni di casa, se non per passeggiare il cane ed è la prima volta che mi allontano di più. Sono uscito per acquistare un libro”, prosegue. “Nella zona dove abito io ho avuto modo di vedere diversi leccesi assembrarsi. Trovare gruppi di persone che si allenavano insieme. Oggi è stato un piccolo momento di liberazione, ma ho intenzione di rimanere a casa, anche perché il numero dei contagiati non si è azzerrato”.

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Una ragazza incontrata in sella alla sua Graziella ci racconta che nei giorni di quarantena non è uscita per niente: “E’ il primo giorno che esco da casa, spero vada sempre meglio. In giro la gente c’è, non tantissima. Ma abbiamo tutti bisogno di staccare dai mesi sempre in casa. Oggi possiamo goderci per dieci minuti il sole, poi si torna a casa”. E si allontana lentamente, pedalando. C’è chi, invece, pensa che il monito del sindaco sia giusto, ed è un’edicolante di piazza Sant’Oronzo: “Ha fatto bene a parlare il sindaco Salvemini perché la gente deve continuare a starsene a casa con coscienza. Il virus è ancora in giro”.

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E, poi, c’è un commerciante che ha chiuso la propria attività e prima di rientrare a casa ha da dire qualcosa: “Faccio un plauso ai cittadini leccesi che fino a domenica hanno rispettato le regole e anche alle forze dell’ordine perché se vogliamo che una cosa funzioni deve venire da tutte le parti. Certo da lunedì un po’ di gente in giro c’è, ma credo che il virus ha fatto il suo decorso, come tutti i virus, e presto finirà”. L’ottimismo sembra essere nell’aria. E voi, resterete a casa continuando a rispettare una quarantena non imposta, ma sì i comportamenti responsabili?

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