rotate-mobile
In piazza dei Partigiani

Ci sono istituzioni e cittadini, ma nel giorno della Liberazione manca il Centrodestra

In piazza dei Partigiani il 79esimo anniversario della vittoria sul nazifascismo e dell’avvio del processo democratico. Nella filastrocca letta da una bambina il significato più profondo della giornata: la libertà non è un valore negoziabile

LECCE – Alla fine della fiera, il succo del discorso è sempre quello: “Il 25 aprile è divisivo solo se si è fascisti”. Lo ha ribadito oggi in piazza dei Partigiani Naomi De Pascalis, portavoce dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (sede provinciale di Lecce) nel corso delle celebrazioni per il 79esimo anniversario della Liberazione.

L’aggettivo “antifascista” ha scandito per una decina di volte le sue parole, come a voler ribadire un punto fermo che pur resta indigesto per alcuni. Una volta sola, ma con grande enfasi, lo ha pronunciato il presidente dalla Consulta Giovani, Dante Stefano, esortando chi lo stava ascoltando a non esitare a prendere una posizione chiara e pubblica.

Non ci sono, in effetti, molti altri ragionamenti da fare, al netto di revisionismi telecomandati e di equiparazioni prive di contesto e di approfondimento. Perché dalle ceneri della ventennale dittatura mussoliniana e con il determinante intervento degli Alleati, è risorto nel 1945 un Paese che, nonostante enormi difficoltà e periodi di grandi lacerazioni sociali e politiche, si è consolidato nel consesso delle grandi democrazie e delle nazioni più industrializzate del mondo nel solco di un percorso tracciato e illuminati dalla Costituzione repubblicana entrata in vigore nel 1948.

A 81 anni dall’inizio della Resistenza – che dal 1943 mise insieme liberali e monarchici, socialisti e comunisti, cattolici e azionisti, militari lasciati allo sbando da una catena di comando senza orgoglio patriottico – l’eredità morale di quella stagione di enormi sacrifici è stata molto bene espressa da Alice Dell’Anna, che frequenta la scuola elementare e che è la vice sindaca del consiglio comunale dei ragazzi, con la lettura della “Filastrocca libera” di Bruno Tognolini.

Libero, libera, liberi tutti/Libero l’albero e libero il seme

Liberi i belli di essere brutti/Le volpi furbe di essere sceme

Il fiume è libero di essere mare/Il mare è libero dall’orizzonte

Libero il vento se vuole soffiare/Libero noi di sentircelo in fronte

Libero tu di essere te/Libero io di essere me

Liberi i piccoli di essere grandi

Liberi i fiori di essere frutti/libero, libera, liberi tutti.

La semplicità dei bambini fa sempre giustizia di tante “supercazzole” degli adulti. Libertà dunque, anche di dissentire, anche di ostinarsi a guardare con nostalgia al passato. Libertà anche di non esserci. Sta di fatto che l’assenza degli esponenti del Centrodestra dalla piazza si nota, tanto è plateale.

L’anno scorso avevano partecipato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il leccese Alfredo Mantovano e il ministro Raffaele Fitto, magliese. Altri impegni istituzionali in giro per il Paese (in un giorno che è festa nazionale e che quindi prevede centinaia di celebrazioni) li avranno certamente tenuti lontani dalla piazza del capoluogo, ma la coalizione ha marcato visita a tutti i livelli. Nella zona riservata alle autorità, a ridosso del monumento ai Caduti, non vi era alcun rappresentante istituzionale di Centrodestra né chi si candida a rappresentarlo. Si fa prima a dire chi c’era, a bordo piazza: sicuramente Alessia Ferreri e, più defilato, Antonio Lamosa, entrambi candidati al consiglio comunale per Forza Italia.

“Manca una parte importante della politica”

La presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone, ha sottolineato questo vuoto: “Oggi è la Festa della Liberazione, e per me rappresentante delle istituzioni, è la festa di tutte le feste. Ed è la festa di tutti. Se non ci fossero stati i partigiani a liberarci dal regime fascista e dell'occupazione nazista tutti noi non avremmo il 2 giugno, il primo maggio e nemmeno la Costituzione. Spiace che in questa piazza oggi a Lecce manchi una parte importante della politica. Evidentemente quella che ha difficoltà a definirsi antifascista. Ma mancano anche tante ragazze e tanti ragazzi. Per questo è necessario che nelle scuole si arrivi a studiare la storia contemporanea, perché le nuove generazioni devono sapere cosa è accaduto nel 900. Gli orrori, i soprusi. Quella pagina nera della storia in cui furono tolte tutte le libertà, con lo scioglimento dei sindacati e dei partiti, la censura alla stampa, i divieti alle donne, l'arresto e l'uccisione di ogni dissidente. Per arrivare alle terribili leggi razziali. Tutti noi dobbiamo fare i conti con la storia. E le nuove generazioni hanno il diritto e il dovere di sapere cosa è accaduto affinché possano decidere liberamente da che parte stare. Perché sappiano quale regime c'è stato dietro il saluto romano e non farsi incantare da macabre nostalgie”.

25 aprile 2024: le foto da Piazza dei Partigiani

Il prefetto: “Giovani patrioti del futuro”

Presenti naturalmente i vertici della giustizia leccese, il questore Vincenzo Modeo, il prefetto Luca Rotondi (alla prefettura spetta la regia dell’appuntamento), il generale di brigata Claudio Dei, comandante della Scuola di Cavalleria che ha ricordato i tanti militari morti perché si schierarono contro i nazifascisti e le migliaia di deportati nei campi di internamento.

Partendo dal ricordo degli eroi che hanno contribuito con il proprio sacrifico all’affermazione della Repubblica, il prefetto Luca Rotondi ha voluto rivolgere un pensiero agli “eredi di questo inestimabile patrimonio, i giovani, affinché il loro spirito d’iniziativa li renda patrioti del futuro, custodi della salvaguardia dei diritti fondamentali, promotori d’impegno, lavoro e costanza nel rinnovare quotidianamente un patto di legalità, con se stessi e con gli altri, fondato sul diritto di essere persone libere e sul dovere di preservare la democrazia, fortezza della libertà”.

Applaudito dalla folla anche l'intervento del presidente della Provincia, Stefano Minerva. Non ha voluto mancare l’appuntamento l’ex procuratore della Repubblica Cataldo Motta, che alle soglie degli 80 anni ha seguito in piedi l’intera manifestazione. Con loro centinaia di cittadini, nonostante l'orario di inizio cerimonia fissato alle 9.30.

Il sindaco: “La festa di un intero Paese”

Nel passaggio conclusivo di quello che è stato l’ultimo intervento di questo mandato con la fascia tricolore addosso, il sindaco Carlo Salvemini ha ricordato che l’eredità della Liberazione è anche una vicenda quotidiana : “La Liberazione e i suoi valori sono nelle lotte di chi si impegna per garantire diritti sul lavoro. Di chi si batte per l’inclusione delle persone con disabilità e delle persone che vivono ai margini, come chi è detenuto in un carcere. Di chi lotta per la libertà di autodeterminarsi dal punto di vista affettivo. Di chi si batte per difendere i pilastri di una società più giusta: la scuola, la sanità pubblica, i servizi per i cittadini, che sono diritti di cittadinanza. La Liberazione è nelle voci degli intellettuali che non si adeguano alle convenienze del momento e si impegnano a non tacere.Il 25 aprile è la pratica della libertà nella giustizia sociale, che tutti noi cittadini siamo chiamati a esercitare ogni giorno. Il 25 aprile è la pratica della libertà nella giustizia sociale, che tutti noi cittadini siamo chiamati a esercitare ogni giorno. È una festa che non appartiene a una sola parte politica, ma al Paese intero. E che possono sentire propria tutti gli italiani, tanto chi si riconosce in posizioni progressiste quanto chi è impegnato su posizioni conservatrici. La Liberazione fu per tutti e da subito la vita democratica del nostro Paese, pur tra luci ed ombre, fu animata dal pluralismo e dal contributo di tutti. Una nuova Italia, unita, democratica, plurale. Fu questo il lascito che gli italiani di quel tempo ci hanno consegnato. Non lo disperderemo mai. Viva l’Italia liberata, viva il 25 aprile”.

Evidentemente non è ancora come auspicato dal primo cittadino ed è proprio per questo – per la necessità di consolidare i valori della libertà come l’unico terreno possibile per la competizione politica - che il 25 aprile è molto più che una ricorrenza formale, esattamente come non lo sono il 14 luglio in Francia e il 4 luglio negli Stati Uniti: è un atto fondativo, la ricostruzione di una casa comune che era crollata definitivamente accettando la tutela/occupazione della Germania nazista. Peccato per chi non lo comprende.

LeccePrima è anche su Whatsapp. Seguici sul nostro canale.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ci sono istituzioni e cittadini, ma nel giorno della Liberazione manca il Centrodestra

LeccePrima è in caricamento