Mercoledì, 23 Giugno 2021
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Festa della mamma, i leccesi scelgono rose e garofani

Boom di vendite di fiori oggi al mercato di Campagna Amica di Piazza Bottazzi, dove sono stati donati vasetti e poesie dalle coltivatrici di Coldiretti Donne Impresa Lecce

LECCE - Boom di vendite di rose e garofani a Lecce per la festa della mamma, primo appuntamento di rilancio del settore florovivaistico che ha subito un crack di 120 milioni di euro in Puglia anche per il divieto di cerimonie come battesimi, comunioni e lauree e l’85 percento dei matrimoni rinviati a causa dell’emergenza Covid. E’ quanto riferisce Coldiretti Puglia, in occasione della festa della mamma al mercato di Campagna Amica di Piazza Bottazzi, dove sono stati donati a tutte le acquirenti vasetti di miele e poesie dalle coltivatrici di Coldiretti Donne Impresa Lecce.

“Con l’82 percento dei pugliesi che con l’emergenza Covid ritengono sia importante sostenere l’economia e l’occupazione nazionale anche nel momento di fare la spesa, la festa della mamma è il tradizionale appuntamento per far ripartire gli acquisti di piante e fiori e salvaguardare due milioni di giornate lavorative nella filiera del florovivaismo made in Puglia”, ha spiegato Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Stando ai dati diffusi dall’Associazione, a causa dell’emergenza, il settore florovivaistico (con il distretto in provincia di Lecce di Taviano e Leverano che si estende anche ai comuni limitrofi di Alliste, Maglie, Melissano, Nardò, Porto Cesareo, Racale e Ugento e quello della provincia di Bari con al centro della produzione e degli scambi Terlizzi, Canosa, Bisceglie, Molfetta, Ruvo di Puglia e Giovinazzo, e altre realtà aziendali sparse nel resto della regione) ha vissuto un crack senza precedenti nel 2020 con il crollo degli ordini e il blocco dei mercati esteri ed internazionali con milioni di fiori e piante rimasti invenduti per un settore che sviluppa in Puglia una produzione lorda vendibile di oltre 300 milioni di euro.

Il presidente di Coldiretti Lecce Gianni Cantele ha spiegato che il risultato dell’emergenza con il blocco delle vendite è stato di quasi un miliardo di fiori e piante appassiti e distrutti nei vivai in Italia, dove lo scorso anno si sono quasi dimezzati in piena pandemia gli acquisti di fiori recisi, di fronde e fiori in vaso e si sono fermate anche le vendite e l’export di alberature e cespugli, in un periodo in cui per molte aziende si realizza oltre il 75 percento del fatturato annuale.

Il settore florovivaistico ha pagato un prezzo pesantissimo alla crisi causata dalla pandemia. Un vero e proprio tsunami senza precedenti nella storia dell’Italia dove per effetto delle misure di sicurezza anti virus e dei timori legati al contagio – evidenzia Coldiretti Puglia – sono stati azzerati eventi pubblici, fiere e assemblee, cresime, comunioni, battesimi e sposalizi.

“In sofferenza anche la bilancia dei pagamenti con il crollo del 90% del fatturato per lo stop a quasi 19mila matrimoni in Puglia”, ha evidenziato ancora il presidente.

Per salvare imprese e posti di lavoro sono necessari interventi urgenti e concreti su tutte le scadenze, fiscali e non, per la gestione dei dipendenti e l’accesso agli ammortizzatori sociali. La Coldiretti ha chiesto indennizzi a fondo perduto per coprire i danni subiti dalle imprese e garantire la liquidità necessaria a ripartire con i nuovi cicli produttivi, esonerando il settore dal pagamento di imposte e tasse e dei contributi previdenziali e assistenziali.

 “Per aprire nuovi mercati va finanziata la promozione del settore e dei consumi nazionali ed esteri per un vero rilancio di piante e fiori Made in Italy. Infine, grandi aspettative dal Recovery Plan: digitalizzazione delle campagne, foreste urbane per mitigare l’inquinamento in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici sono assi strategici di intervento anche per il settore dei fiori e delle piante, per dare sostenibilità alla crescita e garantire la sicurezza ambientale del Paese”, la proposta di Coldiretti.

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