L’ultimo saluto alla coppia massacrata. Il vescovo: “Che il colpevole si ravveda”

Due piazze distinte, quella di Lecce e Seclì, per altrettanti funerali: quelli di Daniele ed Eleonora. In centinaia a salutare i famigliari della coppia, tra commozione, dolore e compostezza. Don Bruno: "Se sei uomo, consegnati alla giustizia"

Piazza Duomo gremita.

LECCE – La distanza, alle volte, è soltanto geografica e non corrisponde a quella del cuore. Così mentre una piazza si svuota l’altra, a una trentina di chilometri, si prepara. Due funerali distinti per Daniele ed Eleonora, i due fidanzati massacrati con un pugnale nella serata del 21 settembre. Una scelta interna alle rispettive famiglie che ha visto presentarsi in Piazza Duomo a Lecce, ancor prima di mezzogiorno, centinaia di amici e conoscenti per un ultimo saluto all’amministratore condominiale e arbitro in serie C. Lascia i suoi genitori e due sorelle, Daniele.

Alle 16, invece, il rito funebre per la 30enne, funzionaria presso gli uffici Inps, nella piazza di Seclì, il suo paese di provenienza. Borgo che aveva lasciato per andare a vivere, proprio nel giorno dell’omicidio, con il suo compagno, nell’appartamento al civico 2 di via Montello appena ristrutturato. E in quello stesso, drammatico giorno in cui, dopo un prolungato periodo in smart working dovuto all’emergenza sanitaria, Eleonora era tornata al lavoro direttamente nella sede di Brindisi.

Un elemento ha tenuto uniti questi due luoghi del Salento, Lecce e Seclì, in un filo invisibile: la compostezza. Una dignità inimmaginabile da parte di parenti e amici, rispetto alla portata emotiva di quanto accaduto appena cinque giorni fa.  È stato monsignor Michele Seccia, vescovo di Lecce, a celebrare la santa messa, alla presenza di tutti gli arbitri di calcio dell’associazione provinciale e del suo portavoce, Paolo Prato, nel duomo assieme al presidente nazionale Marcello Nicchi. Quest’ultimo ha pronunciato parole di incredulità per la vicenda toccata in sorte al giovane direttore di gara salentino: “Ricorderemo per sempre questo ragazzo solare, disponibile e sorridente, ma bisogna andare avanti”.

Parole simili anche da uno dei dirigenti locali della sezione provinciale: “Che ognuno di noi si impegni a tenerlo in vita, riuscendo a dare un po’ di quello che Daniele ha dato di noi. La tragedia ha scosso tutto il movimento arbitrale nazionale: nessuna particolare preoccupazione trapelata da Daniele, che avrebbe dovuto svolgere una gara in Coppa Italia tra pochi giorni”. All’esterno del duomo, infatti, la sezione provinciale compatta e al completo. Tutti con una t-shirt di colore bianco, raffigurante il volto di Daniele. Una testimonianza di vicinanza simbolica al 33enne leccese, vestito per il suo ultimo giorno terreno con la divisa da arbitro.

La compostezza di questa giornata anche nelle parole di monsignor Seccia che, durante l’omelia, ha invitato tutti alla preghiera. Per Daniele, certo, ma soprattutto per il pluriomicida “poiché ancora più disperato di noi”. La guida spirituale, tra le sue parole, ha anche lanciato una raccomandazione: “Se volete il bene di Daniele, non coviate pensieri di giustizia e vendetta, in questo momento non serve. Noi non abbiamo un collante speciale per la vita, abbiamo solo la capacità di romperla purtroppo. La nostra vita dipende però da come la viviamo, dai valori che portiamo nello sport, nel nostro stare assieme, nelle relazioni che possono variare nel tempo per simpatia, per innamoramento. Sempre tenendo presente la dignità della persona umana, che non dovrebbe mai farci arrivare a gesti simili”.

Atti che, a detta del vescovo, divengono “ancora più disonorevoli per chi li compie quando poi non si ha il coraggio di assicurarsi alla giustizia. Dobbiamo continuare a pregare. Per Daniele, per la violenza di questa morte, perché lui possa diventare speranza eterna. Non avrà pace, colui che ha compiuto questo gesto se non ammetterà le sue responsabilità. Che il colpevole si ravveda, l’unica cosa che chiedo”. Ed è quanto chiedono tutti coloro che, tra dolore e commozione, hanno salutato il 33enne con un lungo applauso, prima che il feretro venisse portato via. In un attimo sospeso, come nel momento del triplice fischio finale di un arbitro.

L’ultimo “candido” saluto ad Eleonora

SECLI’ - Separati, solo fisicamente, nell’ultimo viaggio terreno. Ma quel legame reciso dalla lama assassina non potrà mai essere spezzato e scalfito nell’Alto dei Cieli. Solo poche ore di distanza e una manciata di lingue d’asfalto, quelle che separano piazza Duomo a Lecce dall’agorà principale di Seclì, per la celebrazione dei funerali anche della giovane Eleonora Manta.

Dopo l’estremo saluto a Daniele De Santis, dalle 16 il rito officiato in piazza San Paolo dal parroco don Antonio Bruno, nel paese d’origine della giovanissima funzionaria dell’Inps di Brindisi, vittima della sconcertante furia omicida che si è consumata in via Montello a Lecce nella serata del 21 settembre scorso. Non una cerimonia unica, come avrebbero voluto le famiglie, ma due funerali separati nel pieno rispetto delle norme anti-covid. Adagiata in un feretro bianco, posto al centro della piazza e al cospetto dell’altare allestito all’aperto, Eleonora è pronta al suo ultimo viaggio.

E’ stata abbigliata con il vestito da sposa, uno bell'abito in pizzo, come quello che aveva sempre sognato di indossare, nel giorno, in cui, con il suo Daniele, avrebbe poi coronato il suo bel sogno d’amore. La bara è lì, quasi a fermare il tempo. In una piazza che si va, ordinatamente e con grande compostezza, riempiendo. Con il dignitoso dolore di mamma Rossana, che commuove oltre l’inverosimile.

Sul feretro una distesa di rose bianche e gialle, le stesse che amiche e “damigelle” reggono ai lati in senso di omaggio e candore. I mille e poco più abitanti di Seclì, sono tutti lì. Ma non solo loro. Una comunità pacifica e tranquilla nella triade territoriale di Seclì, Neviano e Aradeo che si racchiude nel dolore e nella partecipazione. Bandiere a mezz’asta, saracinesche abbassate nel giorno di lutto cittadino proclamato dal sindaco Antonio Casarano. Con lui, con fascia tricolore al seguito, anche il sindaco di Aradeo, Luigi Arcuti, il neo primo cittadino di Neviano, Fiorella Mastria, tanti amministratori salentini e rappresentanti istituzionali. Ma soprattutto tanta gente comune, oltre a familiari e amici costernati.  

Con le forze dell’ordine e la protezione civile a vigilare. Anche le sferzanti nuvole che hanno sospinto e intervallato le prime burrasche dal sapore autunnale sul Salento, hanno lasciato il campo libero. Per consentire che l’abbraccio ad Eleonora non fosse turbato oltremodo. Non lo stesso ha fatto il vento di libeccio. Parole di commozione, conforto e mestizia quelle riecheggiate in piazza nel corso del rito funebre. Strugente il ricordo di una delle amiche che a nome del gruppo di Giurisprudenza e delle compagne del liceo di Galatina, ha tributato un commosso saluto: "Ciao Ely sei la stagione più bella per tutti coloro che ti hanno conosciuto", il saluto cadenzato dall'applauso di condivisione degli astanti in piazza. Con una compostezza degna di ammirazione. Ma inviti espliciti e diretti sono stati rivolti anche a chi, tutto quell’indicibile dolore, ha barbaramente causato. “Rientra in te stesso, convertiti e consegnati alla giustizia. Se sei un uomo!” l’epilogo dell’omelia del parroco, don Antonio Bruno.

“Tutti ti hanno descritta come una donna riservata, sensibile e con grandi sogni che si stavano realizzando” l’incipit del parroco rivolto alla solare Ely, “ti descrivono amorevole, innamorata della vita, innamorata della tua mamma Rossana e del tuo Daniele, di quel compagno di vita con il quale avevate progettato e stavate per realizzare un cammino d’amore. Purtroppo però i vostri sogni sono stati recisi da una lama e da una mano diabolica”.

“Capite di cosa è capace un essere umano?” ha richiamato don Bruno “un uomo è capace di provare sentimenti alti e quasi divini, come l’amore, la solidarietà, il perdono. Ma come possiamo purtroppo vedere gli uomini sono anche capaci di scendere negli abissi più profondi dell’inferno. Capaci di ordire l’orribile mostro del male. Rimaniamo sconvolti, terrorizzati dinnanzi a questo crudele delitto”. Parole grevi e profonde che il parroco alterna con i messaggi consolatori, rivolti nei confronti di mamma Rossana, e con agli appelli alla vicinanza da parte dell’intera comunità disorientata e afflitta da tanta brutalità.

E poi il messaggio diretto e inequivocabile rivolto a chi “ha provocato tutto questo”. Un invito accorato all’assassino di Eleonora e Daniele. “Guarda quanto dolore hai provocato! Guarda questa mamma” sferza don Bruno, “noi non sappiamo perché ti sei fatto annebbiare la mente. Hai distrutto due vite, ma hai anche distrutto la tua famiglia e tutta questa tranquilla, sino ad ora, comunità. Riesci a poggiare la testa sul cuscino e a dormire? Riuscirai a portare questo macigno sulla coscienza per tutta la vita?” incalza il parroco, “hai avuto la forza diabolica di fare questa strage, ma ora rientra in te. Trova la forza di riflettere. Meglio per te affrontare la giustizia umana che quella divina, che sarà eterna: convertiti e consegnati alla giustizia” l’appello conclusivo, “avrai sempre dinnanzi agli occhi i fantasmi di Eleonora e Daniele. Non ci sarà posto sulla terra per nasconderti. Rientra in te stesso, se sei un uomo”. 

Al termine della celebrazione il saluto corale: lo scrosciante applauso e i palloncini bianchi lanciati in direzione del cielo. Con il corte pronto a muovere, con leggiadra cadenza, verso il cimitero comunale di Seclì. E nella convinzione che per Daniele ed Eleonora la "partita" dell’amore continuerà per sempre. Oltre ogni, ignobile, fendente.    

    

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