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Fusione Mps-Unicredit, quali rischi? I dipendenti verso lo sciopero

Nel Salento il problema tocca direttamente 850 persone: circa 400 addetti alle filiali e 450 del centro direzionale. Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca-Uil e Unisin hanno proclamato la mobilitazione

LECCE – Il Salento rischia di perdere altri 850 lavoratori: si tratta degli operatori di Monte dei Paschi di Siena, il più antico marchio bancario del mondo, che prosegue nelle trattative per la fusione con Unicredit.

Unicredit, guidata da Andrea Orcel, sta definendo i termini dell'operazione insieme ai vertici di Mps e al ministero dell’Economia e delle finanze (titolare del 64 percento del capitale di Mps): ma quale sarà il prezzo che pagheranno i dipendenti? E quanti i possibili esuberi?

La fusione rischia infatti di tagliare oltre 5mila posti di lavoro in Italia e nel Salento il problema tocca direttamente 850 persone: circa 400 addetti alle filiali e 450 del centro direzionale che sarebbero proprio quelli esposti al rischio maggiore.

I sindacati, sia a livello nazionale sia locale, sono saliti sulle barricate: non solo rivendicano trasparenza nelle procedure, in più si stanno mettendo di traverso rispetto all'ipotesi di esternalizzare una parte del personale. E pretendono che tutti i lavoratori godano del medesimo trattamento.

Entrando nel dettaglio, i sindacati fanno sapere che la fusione, imposta dalla Commissione europea al ministero dell’Economia, sembra coinvolgere anche il Mediocredito centrale (proprietà Invitalia), che acquisirebbe quasi tutte le filiali meridionali di Mps.

I dipendenti delle direzioni generali e dei centri direazionali, quindi, potrebbero restare fuori dai giochi, non trovando posto né in Unicredit né in Mediocredito.

Una spada di Damocle pende sulla testa dei dipendenti salentini e per questi motivi Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca-Uil e Unisin hanno proclamato una giornata di sciopero, in programma domani, 24 settembre.

Duro l'affondo di Maurizio Miggiano di Fisac Cgil Lecce: “I lavoratori e le lavoratrici hanno diritto di sapere che cosa li aspetta: l’impatto del paventato spezzatino potrebbe essere devastante sul piano occupazionale”.

“Tra consorzio, media-center e Widiba al centro direzionale di Lecce rischiano il posto centinaia di persone – prosegue lui -: non vorremmo che la soluzione a cui stanno lavorando i vertici delle banche e il Mef sia la mera esternalizzazione. Sarebbe una beffa, visto il precedente di Fruendo, operazione bocciata dai tribunali e che ha già creato disparità di trattamento tra lavoratori”.

Sul tavolo delle trattative è approdata anche la questione degli esodati, ossia di quei dipendenti che saranno accompagnati alla pensione e che temono di essere “discriminati”.

Unicredit infatti garantisce l’accesso al Fondo di solidarietà a condizioni più vantaggiose rispetto a Mediocredito o ad altri eventuali soggetti, pubblici e privati, coinvolti nell’aggregazione.

Anche la segretaria nazionale del sindacato, Paola Boccardo, ha assunto una posizione critica: “La conseguente diaspora di lavoratori provocherebbe disparità di trattamento tra i dipendenti, per esempio tra chi confluirà in Unicredit, chi in Mediocredito e chi in società che magari neppure applicano il contratto di settore. Senza contare inevitabili dubbi del personale su mansioni future e sede del lavoro. L’operazione di aggregazione deve quindi restare unica, con l’obiettivo di salvaguardare i lavoratori dal punto di vista contrattuale, economico e normativo”.

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