Crolli e vandalismo: "Subito i lavori a Fulcignano e s'impedisca l'accesso"

Italia Nostra prende posizione sul castello nell'agro di Galatone. "In stato d'abbandono, ma i fondi sono già stati stanziati"

GALATONE – Lo stato di abbandono in cui versa il Castello di Fulcignano è attestato persino da piccoli, quanto significativi episodi di cronaca. La scorsa estate i carabinieri di Galatone scoprirono che qui, qualcuno, aveva pensato bene di avviare una coltivazione di piantine di marijuana. Ne furono estirpate sei. E poi, ci sono le scritte sulle pietre antiche che non meritano simili sfregi e altri segni di atti di vandalismo. Il fatto che resti un luogo aperto, ne fa meta di chiunque, anche malintenzionati.

Sul sito di Fulcignano, che vanta una sua lunga storia e che il 6 novembre del 1967 è stato dichiarato monumento nazionale, interviene ora la sezione Sud Salento di Italia Nostra. “Si facciano i lavori e si facciano al più presto”, chiede l’associazione onlus per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, presieduta da Marcello Seclì. La quale, a tale proposito, ha inviato nei giorni scorsi un documento al sindaco di Galatone, Flavio Filoni, alla Soprintendente per i Beni archeologici, le Belle arti e il Paesaggio di Lecce, Maria Piccarreta, e al coordinatore dell’Autorità urbana del Comune di Galatone, Rocco Alessandro Verona (per conoscenza, inoltrando la missiva anche al prefetto Maria Teresa Cucinotta). Obiettivo: evidenziare l’attuale situazione di degrado e chiedere una soluzione rapida.

L’immobile, di epoca normanna (risale al XII secolo), sorge nella periferia sud-est dell'abitato. Faceva parte dell'antico casale di Fulcignano, progressivamente svuotatosi, fino a essere del tutto abbandonato già nel XV secolo. Italia Nostra ricorda l’importanza di questo bene, poiché è la più antica fortificazione del Salento pervenutaci. Un tempo era cinta da un ampio fossato (poi colmato), da mura alte circa 8 metri e agli angoli sorgevano quattro torrioni. Oggi solo due restano visibili.

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Sottoposto a vincolo con il decreto legislativo 42/2004, nel 2011 è diventato patrimonio comunale. Di recente l’amministrazione comunale, partecipando al bando regionale di Rigenerazione urbana, ha ottenuto finanziamenti per circa 1 milione di euro da impiegare per la messa in sicurezza e il recupero dell’immobile, oltre che per realizzare percorsi all’esterno.

Gli attivisti della sezione Sud Salento di Italia nostra, però, hanno svolto un sopralluogo, rilevando come sia fin troppo semplice accedere all’interno delle mura. E hanno notato e fotografato segni di recenti intromissioni, atti vandalici, ma anche situazioni di crolli.

Per questo, l’associazione ritiene che quei lavori debbano essere svolti al più presto, evitando il perpetrarsi di ulteriori danni che, temono, potrebbero risultare irreversibili. Con possibile aggravio di costi nelle operazioni di recupero programmate. E, nella consapevolezza che, comunque, il cantiere potrebbe non essere imminente, Italia Nostra chiede che siano effettuati almeno interventi per ostacolare l’accesso nel recinto del castello. Si impedirebbero altri danni e si eviterebbe che qualche improvvido avventore mettesse pure a rischio la propria incolumità.

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