Giallo Martucci, rivelazioni delle sorelle. “L’assassino lo abbiamo tra le mani, andate a prenderlo”

Dopo le rivelazioni a Figilo e a “Chi L’ha Visto” si stringe il cerchio sul caso della scomparsa di Roberta Martucci. Legale e criminologa attendono l’iscrizione nel registro degli indagati di un uomo dopo i riscontri forniti in procura. Il mistero di chiavi e libretto dell’auto

Il legale Fabrizio Ferilli, Roberta Bruzzone, Isabel Martina

UGENTO –  “L’assassino di Roberta ce lo abbiamo tra le mani. Ora basta, andate a prenderlo”. Le parole di Sabrina Martucci, sorella della giovane Roberta, ugentina di 28 anni all’epoca della scomparsa, ricolme di rabbia e commozione risuonano come un accorato monito. Il cerchio si stringe. La voglia soffocata di giustizia e di risoluzione per uno dei casi di scomparsa più complessi della cronaca salentina, è scalpitante. Dalla trasmissione di “Chi l’ha Visto?”, in onda su Rai Tre dell’altra sera, le nuove e sconvolgenti rivelazioni sul giallo della scomparsa di Roberta Martucci. A parlare le sorelle Sabrina e Lorella. Rivelazioni che rinforzano ancor più la pista investigativa già dipanata nell’ultima edizione di gennaio del festival del giornalismo locale a Gallipoli. Già in quella sede, secondo la tesi della criminologa Roberta Bruzzone e della collega salentina, Isabel Martina, e la “prudente” posizione del legale gallipolino Fabrizio Ferilli, era emerso che il presunto assassino di Roberta “era in sala nel corso dell'incontro dell’anno precedente, a Figilo del 2018”.

Sconcerto e incredulità, già allora. Ma ora altri particolari si accavallano. Rinforzando la pista nuova, quella mai battuta prima nelle ipotesi investigative, con l’attenzione da focalizzare verso un uomo che conosceva bene Roberta Martucci. In Procura sono già stati forniti elementi, riscontri e anche nome e cognome del presunto responsabile che non avrebbe solo determinato la scomparsa della giovane 28enne ugentina, ma che secondo la tesi di Roberta Bruzzone, Isabel Martina, e del legale Fabrizio Ferilli, avrebbe ucciso e occultato il corpo della ragazza. Cresce il fiato sul collo. Il cerchio sembra volersi ormai stringere. Si indaga nella sfera più vicina alla cerchia familiare, dopo vent’anni di silenzi, depistaggi e omertà. Roberta Martucci è scomparsa da Torre San Giovanni in circostanze misteriose la sera del 20 agosto del 1999. Avrebbe dovuto raggiungere le amiche a Gallipoli quella sera, ma nella città bella non è mai arrivata. Per il 23 febbraio prossimo, alle 19,30, nella sala conferenze del nuovo sistema museale archeologico di Ugento, è stato fissato un incontro dibattito sul caso Martucci al quale prederanno parte la sorella Lorella e la criminologa investigativa Isabel Martina, per invocare ancora una volta verità e giustizia per Roberta.

Sabrina: “Un parente mi molestava, per me è lui il colpevole”

“Mia sorella Roberta è stata uccisa, io l’ho pensato fin dal primo momento” ha ribadito nell’intervista la sorella Sabrina, “e credo che il movente sia di natura sessuale. Gli inquirenti hanno seguito inizialmente quella strada che portava però alle sue amiche, senza nessun risvolto o riscontro finale. Negli ultimi anni sono stata nuovamente interrogata dai magistrati e mi hanno chiesto che tipo di rapporto avevo avuto anche nel passato con un familiare. E lì ho dovuto rivelare un segreto che portavo con me da moltissimi anni. Da quando questo parente aveva preteso che io andassi oltre, ma io mi sono sempre rifiutata, anche se lui per anni non ha mollato, continuando a molestarmi”.

Il riferimento specificato da Sabrina è di una richiesta più o meno esplicita di avances a sfondo sessuale. Perpetrate per anni. E che, su domanda specifica, sono state palesate anche agli inquirenti. Nei fascicoli aperti e aggiornati in procura, sono riportate diverse dichiarazioni, in molti casi anche contraddittorie, riconducibili al familiare di cui fa esplicito riferimento la sorella di Roberta Martucci. “Non abbiamo la sicurezza, ma per me ci può stare. Un uomo che non si è fatto scrupoli in quella direzione, per me è il colpevole della scomparsa di mia sorella” dice Sabrina Martucci, “quella sera per me lei è stata seguita da chi conosceva bene anche i suoi spostamenti, ha avuto una discussione con questa persona e poi volontariamente o per un incidente è stata uccisa ed è stato occultato il suo corpo. Non voglio sottovalutare nemmeno il sogno raccontato qualche anno fa da una ragazza” conclude Sabrina, “che dice di aver sognato Roberta che viene ammazzata, violentata e uccisa e il suo corpo nascosto in un trullo nelle campagne”. Potrà essere anche suggestione, o perché no, più che un sogno magari potrebbe essere un racconto fatto da qualcuno.

ll mistero di chiavi e carta di circolazione                        

Roberta Martucci secondo la nuova ipotesi investigativa non si sarebbe allontanata volontariamente, e non sarebbe mai arrivata a Gallipoli dopo essere partita dalla sua residenza di Torre San Giovanni quel 20 agosto del 1999. La ragazza, secondo l’excursus reso principalmente da Roberta Bruzzone, sarebbe stata uccisa e il suo corpo occultato o “distrutto” da un uomo, che sarebbe poi stato aiutato nella fase di depistaggio (tra fax, biglietti anonimi e il ritrovamento sospetto quattro giorni dopo la scomparsa della Fiat Uno nelle vicinanze della casa delle amiche a Gallipoli, in via Genova) per far ricadere la colpa principalmente su altri soggetti, prime tra tutte le sue amiche con le quale si sarebbe dovuta incontrare quella sera di fine estate. Ma un altro particolare significativo, che rimanda a stringere i sospetti sulla persona indicata dai familiari come la responsabile della scomparsa di Roberta, è quello manifestato ancora una volta dall’altra sorella, Lorella Martucci. Ed è legato proprio al ritrovamento dell’auto.

La macchina ritrovata a Gallipoli, in via Genova, era aperta e senza chiavi e libretto di circolazione, secondo quanto verbalizzato in quegli anni dai carabinieri. Posta sotto sequestro per almeno sei mesi e con rilievi scientifici che non hanno portato elementi utili alle indagini. Poi la Fiat Uno, è stata restituita alla famiglia. E qui ecco il dettaglio misterioso e quasi inspiegabile, secondo la sorella Lorella, ribadito dinnanzi alle telecamere. “Il discorso macchina è forse uno degli aspetti più gravi” dice Lorella, “visto che come recita il verbale dei carabinieri viene ritrovata senza chiavi e documenti. Ma accade che una volta dissequestrata ricompaiono sia le chiavi che la carta di circolazione in possesso di quei parenti che sui quali noi nutriamo più di un sospetto. La chiave della macchina era una” evidenzia Lorella, “non ce n’erano altre, questo lo può confermare mia madre che usava l’auto e sapeva che la chiave era una. Io ho sbagliato in quel tempo a non chiedere come avevano fatto questi mie parenti a riprendere l’auto, visto che non c’erano chiavi e documenti, ma non mi sono posto il problema. Ho pensato, in qualche modo, avranno fatto. Ma poi” puntualizza Lorella, “leggo una deposizione di questo parente, del 2007, che in procura dice che il libretto di circolazione gli è stato consegnato dai carabinieri al momenti del dissequestro e che la famiglia custodiva una seconda chiave, e allora capisco che c’è qualcosa che non quadra. Presumo che ci sia stato anche un errore di valutazione della procura” incalza Lorella Martucci, “perché se questo signore ha dichiarato questo, mentre si sa dai verbali che la macchina è stata trovata aperta e senza chiavi e libretto, forse ci si sarebbe dovuti chiedere come mai lui fosse in possesso di chiavi e documenti”.              

Si attende l’iscrizione nel registro degli indagati

Sembra dunque di essere ad un passo dalla svolta del giallo di Roberta Martucci. L'avvocato Ferilli e le criminologhe Bruzzone e Martina sono già, da oltre un anno, al lavoro affinché l'uomo individuato possa essere iscritto nel registro degli indagati. Al vaglio, oltre a diversi elementi, anche un fax inviato da Bari nel 2007 all’attenzione della procura e della madre Concetta con il quale i destinatari venivano “informati” della circostanza che Roberta non era più in vita e che per conoscere la verità bisognava chiedere informazioni dettagliate alle sue amiche. Secondo Roberta Bruzzone e Isabel Martina è emerso chiaramente che chi è stato “l’autore di quella comunicazione è anche il responsabile della scomparsa e dell’uccisione di Roberta Martucci. Anche l’impronta linguistica, e non solo il dna o le impronte digitali, possono identificare il responsabile di un delitto”.

Uno degli ennesimi depistaggi messi in atto in questa vicenda che secondo l’equipe difensiva sono stati architettati dal vero responsabile che “per paura di essere scoperto” ha cercato, in ogni occasione in cui si intravedeva una svolta o una ipotesi di riapertura del caso, di intralciare le indagini e far spostare l’attenzione verso altri soggetti. “Dopo due anni e mezzo di lavoro, e quasi un anno di attesa dal deposito dell'istanza qualche sassolino dalla scarpa ce lo siamo tolto” dice Isabel Martina, “il caso di Roberta Martucci è ufficialmente riaperto, ne abbiamo parlato a Figilo e nella trasmissione di Chi l’ha Visto, e sulla stampa. Un grazie va a chi ha ascoltato le parole di giustizia e verità per Roberta Martucci. Finalmente si raccontano verità importanti. Ci abbiamo visto più che chiaro in venti pagine di istanza nero su bianco”conclude la criminologa, “in cui e' stato tracciato un profilo ben preciso e circostanziato. Il cerchio si restringe, speriamo di avere presto giustizia e verità per Roberta Martucci”.

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