Giustizia, nuovo stop fino a maggio: “La ripresa dovrà essere graduale, ma sarà complessa”

Il Governo ha prorogato il blocco delle udienze, sia nel civile che nel penale, salvo quelle urgenti, inizialmente disposto fino al 15 aprile. L’analisi del consigliere dell’Ordine degli avvocati di Lecce Silvio Verri

LECCE - L’attività nei Tribunali avrebbe dovuto riprendere la prossima settimana, ma il Governo ieri sera ha prorogato il blocco delle udienze civili e penali, salvo quelle urgenti, fino al 12 maggio.

Nella delibera adottata venerdì scorso nel corso di una riunione (da remoto), quindi quando ancora non era stato adottato l’ultimo decreto, il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Lecce aveva chiesto di non riprendere l’attività a partire dal 16 aprile, in quanto le condizioni sanitarie non lo consentono. Non solo. Nell’atto firmato dal presidente Antonio De Mauro, i consiglieri avevano preso una posizione netta anche riguardo alla “smaterializzazione dei procedimenti penali”, questione già finita nei giorni scorsi all’attenzione del ministro Alfonso Bonafede attraverso la lettera inviata dall’Unione Camere penali italiane, affinché non si estendessero (in sede di conversione del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18)anche ai procedimenti penali con imputati liberi, le disposizioni eccezionali in tema di celebrazione a distanza di quelli con gli imputati detenuti che ne facciano richiesta.

“Le esigenze di riavviare l’attività giudiziaria ordinaria non possono prevalere sul diritto di difesa”, ha dichiarato il consigliere dell’Ordine e Coordinatore dell'Osservatorio Penale presso il Consiglio, Silvio Verri che ha fatto il punto sulla situazione della giustizia locale.

Ieri sera, il Governo ha prorogato il blocco delle udienze sino all’11 maggio. Quali saranno gli effetti?

“Sino a tale data, nel settore penale la situazione è abbastanza chiara: i termini processuali sono sospesi, tutti i processi vengono rinviati d’ufficio e la prescrizione non decorre, con le eccezioni previste dalla legge, quali le udienze di convalida, quelle che riguardano soggetti in stato di custodia cautelare, ed alcuni procedimenti del Tribunale di Sorveglianza. Prima del 12 maggio, poi, se le condizioni lo consentiranno, come speriamo, interverrà un provvedimento del preIl consigliere Silvio Verri-2sidente della Corte d’Appello che secondo le norme vigenti, dopo aver consultato una serie di istituzioni, tra cui l’Ordine degli avvocati, dovrà regolamentare l’attività giudiziaria per i mesi successivi”.

Quale è la fotografia della giustizia in questo mese segnato dall’emergenza?

“Le prime settimane sono state certamente quelle più complicate, e hanno richiesto uno sforzo straordinario di collaborazione tra avvocatura e magistratura; il Consiglio ha fatto la sua parte. ln pochi giorni sono state concordate le modalità di svolgimento delle udienze da remoto e soprattutto sono state approntate le relative piattaforme digitali; allo stesso modo, insieme alla direzione del carcere e al tribunale di Sorveglianza, è stato necessario rivedere tutto il sistema dei colloqui tra difensori e detenuti, che oggi si tengono solo per via telefonica, anche sul cellulare dell’avvocato, nonché su skype. Rimangono le difficoltà pratiche derivanti dalla impossibilità di accedere nelle cancellerie, che rendono l’attività difensiva veramente problematica”.

Ritiene sia stato necessaria questa ulteriore sospensione dell’attività?

“Ci sembrava necessario un altro periodo di sospensione. Solo successivamente, nei termini che saranno disposti dalle autorità scientifiche, si potrà pensare a una ripresa che comunque dovrà essere graduale e sarà certamente complessa. Anche in questo caso, il Consiglio ha assunto una posizione chiara: le esigenze di riavviare l’attività giudiziaria ordinaria non possono prevalere sul diritto di difesa, fermo restando che tutte le parti processuali devono poter operare in condizioni di tutela della salute e di dignità. Quindi, nessuna “smaterializzazione” del procedimento penale: i processi si celebrano in aula, alla contestuale presenza del giudice, dell’avvocato e del pubblico ministero, e la discussione del difensore, espressione fondamentale del  principio di oralità del procedimento penale, non può essere sostituita - per legge o per protocollo - da memorie scritte o altro. Le attuali norme che consentono la celebrazione di processi “a distanza” riguardano solo specifici casi e soggetti, sono norme di carattere eccezionale e tali devono rimanere, senza possibilità di applicazioni estensive o elastiche. A tal proposito, il Consiglio ha voluto ribadire la centralità del ruolo dell’avvocato e l’indispensabilità della sua presenza fisica in aula.”

L’Ordine come pensa di affrontare queste difficoltà?

“Ovviamente, nell’ambito di questi paletti, gli avvocati sono disponibili a collaborare al fine di consentire la ripresa graduale dell’attività giudiziaria a partire dal 12 maggio. Siamo pronti a formulare le nostre proposte, anche perché l’attività professionale è ferma, e tanti colleghi sono in difficoltà: questo aspetto è ben presente al Consiglio. La sfida, dunque, sarà quella di trovare, almeno per un periodo di transizione, una via per coniugare la celebrazione di alcuni processi con il diritto di difesa e quello alla salute. Di certo, è impensabile che le udienze riprendano con i soliti ritmi, e soprattutto con i ruoli sovraccarichi che già prima dell’emergenza sanitaria avevano creato tanti problemi. In tal senso, sarà indispensabile ridurre il numero dei processi e fissare fasce orarie ragionevoli e con tempi adeguati. D’altronde, una interlocuzione in tal senso tra avvocati e magistrati era già stata avviata, anche se con alcune resistenze. Noi saremo propositivi, come sempre.”

Come vede il futuro?

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“Spero che questo cataclisma costituisca almeno l’occasione per riorganizzare il sistema delle udienze in modo più razionale e dignitoso; gli avvocati lo chiedevano già da tempo, credo che ora sia chiaro a tutti. Va sottolineato sin da ora, inoltre, che al momento della graduale ripresa delle udienze ordinarie dovrà necessariamente essere garantita una maggiore fruibilità delle cancellerie da parte degli avvocati, e comunque una completa e agevole visibilità dei fascicoli. Abbiamo già dimostrato di essere disponibili a fare sacrifici, ma il nostro lavoro non può diventare una continua corsa ad ostacoli.”

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