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"Grave torto arbitrale": il Lecce ribadisce la sua linea ma sceglie il confronto

Con una nota il club spiega perché rinuncia a iniziative sul piano della giustizia sportiva, ma non si piega sul principio: il rigore contro la Lazio, in base al regolamento, si sarebbe dovuto ripetere

L'arbitro Manganiello in occasione dell'annullamento del gol di Lapadula.

LECCE - L'Us Lecce non presenta ricorso per il torto subito in Lazio-Lecce quando è stato annullato il gol di Lapadula che, ribattendo in rete il calcio di rigore parato da Strakosha a Babacar, aveva siglato il momentaneo pareggio per 2 a 2. Il Var, Pairetto, ha segnalato nella circostanza la prematura entrata dell'attaccante italiano in area di rigore e l'arbitro Manganiello, che non era intervenuto, ha fatto riprendere il gioco con una punizione. Il club di via Costadura ha scelto un'altra strada per far valere le proprie ragioni, quella di arrivare a un chiarimento definitivo con gli organi tecnici cui spetta il compito di vigilare sulla corretta applicazione delle regole.

Il presidente del club salentino, Saverio Sticchi Damiani, ha contestato subito la decisione ravvisando una palese violazione del regolamento che alla lettera C della regola 14 impone la ripetizione del penalty in caso di ingresso in area di calciatori delle due squadre: ammesso che Lapadula sia da considerare dentro - lo è in proiezione con il corpo e le braccia, non con i piedi -, lo sono infatti molto di più almeno due calciatori della Lazio, che passano proprio davanti a Manganiello. La giustificazione addotta dal designatore degli arbitri, Nicola Rizzoli, fa riferimento alla presunta prassi adottata nell'applicazione del protocollo Var, cioè l'insieme di indicazioni che dovrebbero agevolare i casi di intervento dell'ufficiale di gara davanti ai monitor: si punisce, ha spiegato, il calciatore che ha tratto vantaggio dall'invasione. 

Dopo aver ribadito la propria posizione netta in merito all'episodio, l'Us Lecce spiega in una nota i motivi per i quali ha scelto una strada alternativa al ricorso: "Consapevole dei principi etici e giuridici dell’ordinamento sportivo che impongono il rispetto del risultato maturato sul campo di gioco e delle conseguenti insindacabili decisioni di natura tecnica adottate dagli ufficiali di gara, L’Unione Sportiva Lecce, ritiene tuttavia più utile, in luogo di iniziative giudiziarie che oltretutto rischierebbero di arenarsi per cavilli formali, di sottoporre ufficialmente agli organi competenti le palesi e gravi incongruenze emerse in occasione dell’episodio in oggetto. L’Unione Sportiva Lecce non intende infatti promuovere azioni strumentali nel proprio esclusivo interesse, bensì collaborare con gli organi preposti allo scopo di eliminare per il futuro prossimo ogni incertezza nell’applicazione di una regola fondamentale del gioco del calcio e nell’interesse collettivo di tutti i club partecipanti alle competizioni".

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