Lunedì, 14 Giugno 2021
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Igeco, ok a controllo giudiziario. Dopo tre anni nuovo spiraglio per la società

Accolta dalla sezione per le misure di prevenzione del Tribunale di Lecce la richiesta dei legali dell’azienda colpita dal 2018 da interdittiva antimafia già impugnata in sede amministrativa

LECCE - Sotto l’egida di un amministratore giudiziario la società della Igeco spa, legata alla famiglia Ricchiuto, potrà riprendere la sua riabilitazione e la regolare partecipazione nel settore degli appalti pubblici a quasi tre anni dall’interdittiva antimafia disposta dalla prefettura di Roma e già oggetto di impugnazione dinnanzi alla giustizia amministrativa.

Con un recente provvedimenro infatti, la Sezione specializzata per le misure di prevenzione del Tribunale di Lecce, ha accolto la richiesta di controllo giudiziario (sulla base dell’articolo 34 bis del testo unico del codice antimafia) avanzato dalla società che si era vista respingere in prima istanza analoga richiesta proposta con un ricorso presso il Tribunale di Roma che aveva contestato la legittimità della presentazione del ricorso poi chiarito dalle Sezione Unite della Corte di Cassazione.

Ora la nuova istanza presentata dal legale della Igeco spa, l’avvocato Luigi Covella, e all’accoglimento, tramite relativa ordinanza, in via di pubblicazione, dei giudici del tribunale leccese che dispone il controllo giudiziario della società, diretta, in qualità di legale rappresentante, da Cinzia Ricchiuto. Il controllo di norma consiste in una forma di vigilanza prescrittiva, incisiva e penetrante, più blanda rispetto alla misura dell’amministrazione giudiziaria, mediante sottoposizione temporanea dell’impresa ad una serie di obblighi informativi e di compliance imposti direttamente dall’autorità giudiziaria, non determinando lo spossessamento della gestione dell’azienda.

La società Igeco intanto continua anche a livello amminitrativo la sua battaglia per riconoscere l’annullamento della spada di Damocle pendente sulla sua testa dell’interdittiva antimafia e, tramite lo studio legale Cancrini&Partners di Roma, aveva già impugnato dinnazi al Consiglio di Stato la sentenza del Tar del Lazio che nel 2019 aveva confermato la legittimità del provvedimento adottato nell’ottobre del 2018 dal prefetto capitolino.

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