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Il Tribunale resta a secco. Da stamattina disagi per un guasto all’impianto idrico

La sede di viale De Pietro senz’acqua e la Confsal-Unsa chiede interventi urgenti e se necessario la sospensione dell'attività. Tecnici al lavoro, ma si ignorano i tempi di ripristino

LECCE - Dal super affollamento delle aule d’udienza, agli ascensori spesso fuori uso e ora anche la mancanza di acqua corrente: nuovi disagi per il personale e gli utenti  presso il palazzo di giustizia di Lecce. L’inconveniente è stato segnalato dal segretario regionale della Confsal-Unsa, Giovanni Rizzo, che ha chiesto interventi urgenti e se necessario la sospensione dell'attività. Niente acqua corrente questa mattina presso il Tribunale di viale De Pietro. Una sgradevole sorpresa per il personale giudiziario e di magistratura e per l'utenza che frequentano massicciamente udienze e uffici. A causa di un guasto sull’impianto gli uffici giudiziari sono rimasti per lungo tempo senza rifornimento idrico. La riparazione è stata già disposta, ma dopo infruttuosi tentativi, in questo momento il guasto non è ancora stato riparato.

La mancanza di acqua corrente rende impraticabile l'igiene personale di ogni tipo nonché inservibili i servizi igienici, la cui carenza può causare e anzi già causa danni sensibili a chi ha bisogno di essi per ineliminabili motivi di salute e per assunzione di farmaci. Non è dato sapere al momento l’entità del guasto e i tempi certi di ripristino.

“Il disagio generale cresce” lamenta Rizzo, “e purtroppo sembra che ci siano stati anche di recente vari interventi e si teme che emerga come l'impianto idrico sia assai fatiscente. La Confsal-Unsa ha scritto nelle prime ore al presidente della Corte d'appello e al procuratore generale, nonché alla segreteria generale del sindacato, affinché si proceda il più rapidamente possibile. Va accertato se sia possibile riparare il guasto in tempi brevi e in ogni modo studiando soluzioni alternative, in particolare servizi igienci sostitutivi. Fino all'esito e in caso di prolungamento dell'inconveniente ho chiesto la sospensione dell'attività per motivi di salute pubblica”.

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