Il virus non va in ferie: nel Salento altri sette tamponi positivi al Covid

Il tracciamento dei contatti dei casi emersi nei giorni scorsi, per lo più di importazione da fuori regione, porta con sé la scoperta di nuovi infetti, spesso asintomatici. In corso la partita della prevenzione

LECCE - Sette tamponi positivi per la provincia di Lecce, sei nel Foggiano: dopo i nove casi riportati nel bollettino epidemiologico di giovedì, in Puglia si registra un nuovo incremento. Il tracciamento dei contatti delle persone risultate infette nei giorni precedenti  - per lo più arrivate o rientrate da fuori regione - sta producendo i suoi risultati: l'obiettivo è quello di prevenire l'insorgenza di focolaio, tenere insomma la situazione sotto controllo.

Ed è quello che si sta cercando di fare Asl Lecce rispetto al caso  - definito indice - di un operatore sanitario, ora ricoverato in ospedale, attorno al quale ne sono stati rintracciati altri sei. "I nuovi casi positivi - ha spiegato il direttore generale dell'azienda sanitaria, Rodolfo Rollo - erano già in isolamento in quanto contatti stretti del caso indice. A seguito delle nuove positività il Servizio di Igiene Pubblica ha esteso l'indagine epidemiologica per tracciare i contatti e circoscrivere il focolaio".

Rispetto al report di ieri risulta, in ambito regionale, un ulteriore decesso (in provincia di Foggia), per un totale di 549 dall'inizio dell'epidemia, e un incremento di nove unità nel numero dei guariti. I casi attualmente positivi nella regione sono 68. Il tasso di ospedalizzazione resta invariato: undici risultano le persone ricoverate nei reparti. 

Leggi il bollettino regionale del 24 luglio

L'aumento dei contagi non sorprende la comunità scientifica: nella fase in cui l'epidemia sembra essere al picco su scala mondiale, è chiaro che la ripresa della mobilità interna e internazionale, seppur tra tante cautele, è foriera di infezioni. Lo ha spiegato Pier Luigi Lopalco, responsabile del coordinamento epidemiologico della Regione Puglia: "Quello che osserviamo ora in molte regioni italiane rispetto alla epidemia Covid 19 è che la attività locale del virus si è praticamente spenta e, grazie alla sorveglianza più o meno attiva, vengono rilevati tamponi positivi o in soggetti che probabilmente si sono infettati tempo addietro, oppure sono importati da aree dove la circolazione virale è ancora attiva".

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Lopalco ritiene, in ragione della stagionalità dei virus respiratori che porta a manifestazioni più evidenti con il freddo e la permanenza in ambienti chiusi, che la bella stagione debba servire a disinnescare quanti più possibili innesti di contagio: "Nei mesi estivi la malattia è poco evidente ma la circolazione virale è comunque sostenuta a bassissima intensità da diversi portatori paucisintomatici o asintomatici. Nei mesi invernali ritorna ad essere evidente perché aumenta sia la circolazione virale che l'espressione clinica per i motivi sopra accennati. In quei luoghi dove la circolazione fosse realmente interrotta, ci pensano i casi di importazione a far riprendere le catene di contagio. I dati di questi giorni dunque stanno a dire che il virus continua a circolare a bassa intensità, ma circola. Proviamo a scoppiare quanti più palloncini possibile, prima che arrivi l'autunno". Il riferimento ultimo dell'epidemiologo è a una canzone per bambi in cui l'attore Renato Rascel (1912-1991) si chiedeva "dove andranno a finire i palloncini quando sfuggono di mano ai bambini".

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