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Una foto della conferenza stampa.

Una foto della conferenza stampa.

Tra incertezza per il Covid e problemi atavici, diritto alla difesa nell'angolo

L'avvocatura lamenta il combinato disposto tra le inefficienze croniche del sistema della giustizia e le modalità di gestione di una fase inedita e piena di incognite

LECCE – La piena ripresa delle attività giudiziarie dopo l’emergenza sanitaria per il Covid-19, prevista a partire dal primo luglio, rischia di rimanere una chimera senza la predisposizione di un piano di interventi di messa in sicurezza, con il pericolo di una mortificazione ulteriore del ruolo degli avvocati e anche con lo slittamento delle udienze già fissate per luglio se non dovessero essere mantenute le modalità alternative introdotte per la cosiddetta “fase 2”.

Le componenti dell’avvocatura italiana sono tornate a esprimere il proprio malcontento per la gestione complessiva del sistema giustizia nel corso di una conferenza stampa tenuta questa mattina in un albergo cittadino a cura degli ordini di Lecce, Brindisi e Taranto, dall’Organismo Congressuale Forense e dall’Unione degli Ordini Forensi di Puglia.

A oltre un mese dalla prima parziale riapertura dei tribunali, sono pochi i processi celebrati. “La ripartenza è stata parziale, con grosse difficoltà per esempio nell’accesso alle cancellerie perché vige ancora il contingentamento – ha commentato il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lecce, Antonio De Mauro -. In realtà soffriamo dell’endemica carenza di personale e infrastrutture che, evidentemente, si è acuita in questa fase. Questa è una criticità nazionale come nazionale è la manifestazione di oggi con conferenze in tutti i distretti di corte d’appello. È la politica che deve intervenire in sede legislativa sia per quanto riguarda le dinamiche relative al personale sia per le modalità di trattazione delle udienze”.

La compressione del diritto alla difesa è stato uno dei motivi principali di disappunto, ma la riapertura definitiva dal primo luglio non può prescindere da una visione complessiva e quanto più uniforme possibile: “È impensabile che si riprendano le udienze senza, per esempio, avere libero accesso alle cancellerie. Noi scontiamo da una parte la ripresa delle attività in fatto di decorrenza dei termini, senza alcuna eccezione o sospensione, dall’altra l’impossibilità di dare corso a una effettiva ripresa di tutte quante le attività”.

L’incertezza rispetto agli sviluppi del quadro epidemiologico, con le grandi incognite che riguardano il periodo autunnale e invernale, non è certamente d’aiuto: “Esiste la proposta di estendere le modalità di trattazione cartolare o da remoto al 31 dicembre 2021, però ciò presupporrebbe una riflessione molto approfondita perché si dovrebbero rivisitare i contenuti del Codice di procedura civile. Una riforma come questa potrebbe anche essere epocale nel momento in cui abbandoniamo un sistema di tradizionale di celebrazione delle udienze in favore di uno più informatizzato, senza la presenza fisica dell’avvocato, ma al tempo stesso dobbiamo avere la garanzia che questo avvenga nel rispetto dei principi fondamentali che regolano il processo civile e quello penale. Non si può utilizzare la fase dell’emergenza per introdurre surrettiziamente norme che alterino definitivamente il sistema vigente. Un conto è la legislazione d’emergenza, ma se deve diventare definitività questo deve avvenire in maniera oculata e ponderata: il ruolo dell’avvocato non deve essere marginalizzato”.

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