Una interrogazione del M5S chiama in causa il procuratore aggiunto Mignone

La vicenda riguarda un immobile, a Porto Cesareo. Una porzione ridotta, venne accertato solo dopo la sua costruzione, ricade su area demaniale: nelle more dell'iter i proprietari pagano il canone concessorio

LECCE – Sette senatori del M5S, di cui uno solo pugliese (della provincia di Brindisi), hanno portato sui banchi del Parlamento una vicenda che investe il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone, il magistrato che da qualche tempo coordina le inchieste per reati ambientali: sotto la sua gestione i controlli sul litorale salentino sono diventati una priorità, determinando una stretta su irregolarità e abusi legati agli stabilimenti balneari.

Ma, proprio sulla materia più frequentemente oggetto delle attività del magistrato, i pentastellati la chiamano in causa in relazione ad una richiesta di concessione demaniale marittima, presentata nel 2014, per un’area di 42,60 metri quadrati. Si tratta di una porzione di una superificie sulla quale venne edificato un immobile, secondo progetto regolarmente assentito, agli inizi degli anni Sessanta. Una delle unità abitative fu acquistata nel 1969 dal padre della Mignone, con regolare atto notarile.

Un anno dopo, nel 1970, la capitaneria di porto accertò che ricadeva su demanio pubblico. I diversi proprietari di allora acquisirono i pareri favorevoli degli enti proposti e proposero richiesta di concessione demaniale, reiterandola nel 1978 con un parere del ministero della Marina mercantile che stabiliva l’estraneità dell’area rispetto agli “usi pubblici del mare”.

Quel procedimento è ancora aperto tanto che nel novembre scorso i diretti interessati ne hanno chiesto la definizione. Qualche mese prima, a giugno, il Comune di Porto Cesareo aveva inserito sull’albo pretorio l’avviso di pubblicazione di domanda di concessione demaniale marittima (presentata nel 2014 dalla Mignone per subentrare nella titolarità alla madre, intanto defunta) richiamata dai senatori pentastellati nella premessa della propria interrogazione.

Nelle more del procedimento, comunque, era stato concesso l’uso dell’area demaniale fino al 2020 senza soluzione di continuità ai proprietari che hanno versato - e continuano a farlo - il corrispondente canone.  

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I senatori del M5S hanno chiesto al ministro competente, Toninelli, quali iniziative si possano assumere sia rispetto al caso specifico che alla questione dell’abusivismo e delle cementificazione del territorio, ricordando che la zona in questione ricade all’interno del sito archeologico Scalo di Furno-Bacino Grande. L’istituzione dell’area di interesse storico, va comunque ricordato, è successiva alla costruzione dell’immobile. Delle prime interessanti scoperte, infatti, la Soprintendenza venne interessata nel 1969.

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