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La musica, il legame con la terra, la Notte della Taranta: intervista ad Alessia Tondo

Il suo primo album "Sita" è appena uscito: otto tracce, tutte scritte dall'artista che sin da giovanissima si è imposta all'attenzione del pubblico e che, partendo dalla musica popolare, guarda ora verso nuovi orizzonti di senso

LECCE - All'esordio da solista Alessia Tondo ci è arrivata dopo un lungo percorso, iniziato sin da piccola, con il gruppo di musica popolare Mena Menhir e impreziosito da tappe fondamentali come la collaborazione con i Sud Sound System, a 13 anni, la partecipazione all'Orchestra della Notte della Taranta, fino all'abbraccio con il Canzoniere Grecanico Salentino. Ecco allora che il lancio dell'album "Sita" (otto tracce per poco meno di 22 minuti) è l'occasione per l'intervista a un'artista che, cresciuta precocemente sul palco dal punto di vista musicale, pare giunta a una maturazione personale in grado di proiettarla verso una nuova consapevolezza di sè e del mondo. 

Alessia, hai definito Sita “un rito di guarigione”, ma per un’artista il primo album da solista è più un rito di iniziazione. Con quale spirito inizi questo viaggio che segna una nuova importante tappa nel tuo percorso già ricco di esperienze e soddisfazione?

“Avevo bisogno più di guarire che di iniziare. Cambiare modo di osservare le cose. Ora, con occhi rinnovati, sono felice del modo in cui Sita sta riuscendo ad affacciarsi nella vita e nei racconti degli altri. Dall’uscita dell’album è trascorso poco tempo eppure molte persone mi stanno facendo dono dei loro racconti, regalando a Sita un respiro che non è più solo mio, sta diventando un percorso condiviso. Tramite le parole di chi si racconta, arricchisco di nuove sfumature e consapevolezze ciò che ho scritto. Mi auguro che questo percorso continui in questa direzione e che raccolga esperienze e riti condivisi”.

Il lancio dell’album è stato anticipato dal singolo “Aria” in cui, praticamente per tutta la durata del brano, si reitera ossessivamente la stessa strofa sulla quale si innestano sovrapposizione vocali più ariose: è il conflitto tra lo schematismo della razionalità e il bisogno di rompere certe catene che limitano l’espressività e anche la personalità?

“È anche questo. Per me è nato dall’esigenza di ridimensionare l’importanza che si dà alla mente fuori controllo. Ridimensionare i pensieri. Abbattere le sovrastrutture mentali, l’esigenza di dirsi a tutti i costi di sapere chi siamo. Abbandonare i postulati. Spesso questi processi iniziano con delle vere e proprie lotte interiori. ‘Aria’ è lotta tra passato e esigenza di rinnovamento. Consapevolezza che qualcosa debba mutare. Un mantra per convincersi a mettere in atto un cambiamento che parta da dentro. L’innesto delle voci più ariose è la fotografia del momento in cui ci si rende conto che non serve più lottare ma respirare, con calma, agire”.

C’entra qualcosa la pandemia nella genesi di questo album? La paura, il senso di impotenza davanti alla natura, l’ansia: ha avuto un ruolo tutto per la nascita di Sita?

“I momenti trascorsi in solitudine mi hanno certamente permesso di fermarmi e guardare tutte le ombre e gli angolini scuri. Sollevare i tappeti e decidere di non nasconderci più nulla sotto. ‘Sita’ racconta di me e dei miei processi mentali. Processi figli di sempre. Ci vuole pace e quiete, la giusta distanza dalle cose, forza e voglia di cambiare, mettersi in discussione, respirare bene... Sono esigenze su cui mi soffermo da un po’. Il momento delle distanze è stato una grossa spinta per iniziare a voler illuminare tutte quelle che, da tempo, avevo iniziato ad avvertire come ‘ombre’. Probabilmente in un tempo diverso, avrei raccontato cose diverse”.

Ci sono otto testi, tutti scritti da te. Per due brani ti sei avvalsa della collaborazione di Mauro Durante in un caso e di Redi Hasa nell’altro. Cosa ti ha spinto a coinvolgerli?

“Mi piace dire, e così è stato, che siano stati i brani a chiedermi di coinvolgerli. Non poteva essere nessun altro se non Mauro su Me putia basta’ e nessun altro se non Redi su Sta Notte”.

Sei nata e cresciuta con la musica popolare e sei entrata nel cuore del grande pubblico cantando, giovanissima, in Le Radici ca tieni dei SSS. Ma questo tanto decantato legame tra il Salento e la sua storia, fatta di campagne, di sfruttamento, di partenze e di ritorni, tu lo percepisci ancora come un sentimento diffuso oppure è oramai relegato in archivio?

“Relegato? No, non credo. Me ne rendo conto non solo per il mio legame viscerale con questo territorio ma anche grazie agli occhi che incontro tutti i giorni. Grazie ai testi dei brani di tutti i miei colleghi che scelgono di esprimersi tramite il dialetto, raccontando del nostro quotidiano, del nostro vissuto popolare. Grazie alle lotte dei comitati per la tutela di questo territorio, grazie alla necessità’ sempre più crescente di sostenere i collettivi autorganizzati che partono dal basso e che propongono nuove pratiche agricole, nuovi modi di acquisto consapevole. Cresce la consapevolezza e il sentire comune che qui la desertificazione è in atto e bisogna fare qualcosa. Il senso di comunità di fronte a tutto questo credo stia crescendo, insieme al legame con questo contraddittorio Sud”.

Hai partecipato a varie edizioni de La Notte della Taranta, collaborato intensamente con alcuni dei maestri concertatori. Si può anzi dire che siate quasi cresciute in parallelo: cosa pensi della sua evoluzione recente? Molti, tra cui il sottoscritto, pensano che sia diventata un prodotto eccessivamente televisivo.

Il percorso scelto è uno dei tanto che la Fondazione poteva decidere di intraprendere. Chi può dire cosa sarebbe stato opportuno fare? Non mi sento di demonizzarlo. Certamente un'edizione senza pubblico non poteva che aprire le porte a una esigenza di spettacolo mutato. Sì, sono cresciuta all'interno del festival, guarderò sempre a quel palco con affetto, riconoscendo sempre il lavoro pazzesco dei miei colleghi orchestrali a cui va il mio più grande e sentito plauso. La Notte della Taranta, dal punto di vista di promozione del territorio, di relazioni con partner commerciali di caratura mondiale, è sempre stata regina. Se parte del Salento ha bisogno di riconoscersi in altro, che si dia il via a nuovi progetti che possano raccontare e parlare di qualcosa di diverso". 

Alessia Tondo presenterà "Sita" venerdì 8 ottobre a Lu Mbroia, in via Marcello Corigliano d'Otranto, con inizio alle 20.30 (contributo associativo per la serata è di 7 euro, è consigliata la prenotazione).

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