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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
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Nuovo piano di gestione dei rifiuti, l’intervista all’assessora regionale all’Ambiente

Un approfondimento su alcuni dei punti contenuti nel piano approvato lo scorso 14 dicembre: dalla discarica che dovrebbe essere attivata a Corigliano d’Otranto, che preoccupa medici ed esperti ambientali, passando per il trattamento dei rifiuti speciali

LECCE – Nei giorni scorsi l’assessora regionale all’Ambiente, Anna Grazia Maraschio, aveva fornito le proprie rassicurazioni circa le criticità emerse sulla possibile attivazione della discarica di Corigliano d’Otranto, prevista dal Piano regionale dei rifiuti approvato il 14 dicembre. Davanti alla riapertura di un sito mai entrato in funzione ambientalisti, Ordine dei medici e cittadini hanno espresso forti eabc317e-0014-4e16-a421-7914465c8244-2preoccupazioni soprattutto per le gravi ripercussioni sanitarie, presentando una diffida alla Regione Puglia e organizzando un sit-in davanti ai cancelli dell’impianto salentino.

Alla protesta era poi seguita anche quella di alcuni consiglieri di centrodestra i quali, durante la seduta del consiglio regionale, avevano dipinto il nuovo Piano come un “restyling del vecchio Piano rifiuti dell’era Vendola”. Ne abbiamo parlato con l’assessora Maraschio (nella foto accanto). 

Assessora Maraschio, in tanti l’accusano di non aver “letto” il piano dei rifiuti. Soprattutto, a destra,  imputano a quel piano la possibilità concreta di un passo indietro, verso il passato…

“Dopo averci lavorato mesi con gli uffici, non comprendo a cosa si riferiscano. E a chi imputa a questo piano un passo indietro verso il passato, consiglio una lettura più approfondita dello strumento di pianificazione”.

Tra le accuse mosse, il rischio di un oligopolio nel settore dei rifitui. Sembrerebbe infatti che gli operatori sarebbero numericamente ridotti, provocando una convergenza verso il privato che farebbe temere una poca trasparenza, in futuro, nella gestione dei servizi erogati alla cittadinanza.

“Il Piano per la gestione dei rifiuti, derivanti dalle raccolte differenziate e della Forsu (Frazione organica del rifiuto solido urbano, ndr), persegue l’obiettivo di garantire la capacità di trattamento del 50 percento del fabbisogno totale regionale attraverso la realizzazione/potenziamento di impianti di titolarità pubblica: questo è scritto chiaramente negli elaborati di Piano. La Regione ha, già, provveduto nella maggior parte dei casi ad individuare le risorse necessarie, ovvero, le linee di finanziamento all’uopo dedicate: per alcune tipologie di impianti, tra l’altro, sono già pronte le relative progettualità. Per il trattamento del rifiuto indifferenziato gli impianti di Tmb (Trattamento meccanico biologico), di produzione del Css (Combustibile solido secondario) e le discariche sono impianti in concessione a privati, a seguito di procedure ad evidenza pubblica. Al contrario vedo più parte pubblica e più concorrenza nel privato. Le osservazioni pervenute da Confindustria, ad esempio, confermano proprio questo”.

Ma gli impianti sembrano essere tutti privati…

“Gli impianti di produzione di combustibile solido secondario sono tutti pubblici con concessionari privati. Per il resto, vale quanto esposto prima”.

I rifiuti pericolosi non sono costituiti soltanto da farmaci scaduti e pile esauste. L’assenza di una indicazione chiara anche sul resto degli scarti potrebbe rivelarsi una condizione favorevole per le aziende nello smaltimento degli scarti. Dove dovrebbero essere smaltiti ad esempio le lastre radiografiche, le confezioni di sgrassatori, o i flaconi di candeggina e vernici?

“Questi rifiuti, che si citano, sono prodotti dagli operatori economici e, pertanto, sono rifiuti speciali, rientranti in un altro strumento di pianificazione. Il Piano approvato il 14 dicembre dal Consiglio regionale è relativo all’aggiornamento della pianificazione dei rifiuti urbani e dei rifiuti derivanti dal loro trattamento, mentre con Dgr 1908 del 25 novembre è stato avviato l’aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti speciali. Attualmente è in corso la procedura di Vas (Valutazione ambientale strategica, ndr) e sono state avviate le consultazioni degli stakeholders: nei relativi documenti sono definite le strategie di gestione dei rifiuti speciali anche pericolosi. Mi rendo conto che la materia dei rifiuti è molto complessa e possono sorgere interpretazioni o affermazioni errate”.

Quanta distanza prevede il nuovo piano regionale tra i vari impianti (ecocentri, discariche) e i centri abitati?

“La distanza degli impianti da centri abitati è riconducibile al tema dell’eventuale disturbo olfattivo alle popolazioni, tema rispetto al quale la Regione è molto attenta da diversi anni. Cito il recente accordo sottoscritto dalla Regione con il Comune di Monopoli ed Arpa Puglia per l’avvio del potenziamento del monitoraggio delle emissioni odorigene. Siamo stati, inoltre, una delle prime Regioni ad adeguare la legge sulle emissioni odorigene – Legge regionale 32 del 2018 - al quadro normativo nazionale modificato appunto nel 2018: la legge regionale individua i valori di accettabilità che devono essere rispettatati ai recettori sensibili (esempio: edifici, scuole, ospedali, centri commerciali…). Pertanto, i documenti del Piano sono stati uniformati alle disposizioni della legge regionale: su questo punto vorrei ancora precisare che, di fatto, i contenuti della nostra legge regionale sono stati presi in rilevante considerazione nei lavori di redazione delle linee guida nazionali in materia di odori, oggi in corso di definizione, che saranno presto approvate dal Ministero. In questo contesto, tuttavia, con un emendamento in consiglio regionale, si demanda alla giunta l’individuazione delle distanze minime di tutela dai centri abitati e dai siti particolarmente sensibili (strutture scolastiche, asili, ospedali, case di riposo, grandi luoghi di aggregazione, ecc.); tutto questo ovviamente sarà fatto in conformità alla norma e su basi scientifiche e specialistiche relative alle emissioni”.

 L’impianto leccese di Masseria Ghetta, sotto il profilo tecnico, sembra essere molto vago. Sono previsti degli ammodernamenti tecnologici tali da efficientarne il processo?

“Premesso che la competenza sulla impiantistica è di Ager (Agenzia territoriale della Regione per il servizio di gestione dei rifiuti, ndr), tuttavia, non mi pare che ci sia alcuna incertezza e sarà Ager, con il Comune ospitante l’impianto, a provvedere all’avvio della progettazione. Saranno sicuramente utilizzate le tecnologie più all’avanguardia, in linea con quanto previsto dal Piano”.

Sul sito di Corigliano d’Otranto: l’Europa ci chiede di ridurre, se non proprio eliminare, le discariche. Si parla di chiusura nel 2025: al netto delle criticità sanitarie già esposte dalla nostra testata, che senso avrebbe aprire una discarica che resterebbe aperta per neppure 36 mesi allora? Senza tenere conto  dei costi successivi di smantellamento e smaltimento?

“Domanda complessa che ha bisogno di una risposta più articolata. Partiamo dall’Unione Europea, che pone l’obiettivo entro il 2035 del raggiungimento del limite massimo del 10 percento di rifiuti urbani destinati allo smaltimento in discarica rispetto al totale dei rifiuti urbani prodotti. Il Piano si pone un obiettivo intermedio del 20 percento del totale dei rifiuti prodotti da avviare in discarica al 2025; un obiettivo ambizioso ma alla portata della nostra Regione, tant’è che il piano è chiaro in questo e spiega nel dettaglio anche come arrivare a questo risultato. Questo vuol dire che nel medio periodo noi avremo ancora bisogno di discariche il cui uso andrà a ridursi con il raggiungimento degli obiettivi del piano. Per quanto riguarda la discarica di Corigliano, sono stati fatti approfondimenti, riunioni con Ager e Comuni e ancora ulteriori valutazioni tecniche degli uffici. Da quanto si evince dalla documentazione, nessuna criticità sanitaria è stata sollevata dalle autorità competenti, né sono pervenuti pareri negativi di Aqp per quanto concerne l’utilizzo della falda ai fini potabili. Tra l’altro, la localizzazione è stata decisa oltre 16 anni fa ed il contratto con il gestore è stato stipulato nel 2010. Detta localizzazione ha passato il vaglio anche di un contenzioso amministrativo. Probabilmente, io avrei fatto scelte diverse, ma oggi la discarica è lì. Il Piano non poteva prevedere uno stralcio, anche perché il contratto lo gestisce Ager, ovvero i Comuni. Quello che il Piano regionale poteva fare era quello di adottare tutte le misure di sicurezza ambientale del sito, garantendo la chiusura definitiva entro il 31 dicembre 2025, nonché quello di prevedere anche la possibile individuazione di siti alternativi entro il 2023, la cui localizzazione è di competenza dei Comuni della provincia di Lecce. Abbiamo inserito nel piano una previsione di pretrattamento dei rifiuti in modo da garantire che il rifiuto, che eventualmente sarà conferito, sempre che i sindaci con il supporto di Ager non individuino soluzioni alternative, sarà quasi un inerte. Questo al fine di scongiurare ogni eventuale e residuale ipotesi di pericolo. Bisogna essere chiari: in presenza di un contratto di concessione in corso di esecuzione, che ha previsto la realizzazione della discarica ed il suo riempimento, il Piano non avrebbe potuto stralciare una discarica in assenza di motivazioni formalmente accertate. La risoluzione può essere disposta dai Comuni, tramite l’Ager sulla base di motivazioni specifiche; in assenza di queste, ne pagherebbero gli effetti i cittadini, con costi importanti da sostenere. Per quanto riguarda la durata di 36 mesi, l’Ager, quale organo competente, disporrà un piano di conferimento funzionale a garantire la chiusura definitiva al 31 dicembre 2025. I costi di post gestione della discarica sono a carico del gestore, come previsto dal decreto legislativo 36/2003, che è, inoltre, tenuto alla presentazione di idonee garanzie finanziarie che ricomprendono anche i costi per la post gestione di durata trentennale. Nessuno opererà scelte che anche potenzialmente potranno mettere in pericolo la salubrità dell’acqua e la salute dei cittadini”.

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