Particolato atmosferico: “Alle emissioni industriali si sommano forte irraggiamento solare e venti”

In attesa del convegno internazionale che, il 14 e 16 ottobre, sarà ospitato per la prima volta a Lecce, abbiamo chiesto una “fotografia” sulla situazione atmosferica salentina al presidente della Società italiana di aerosol, Daniele Contini

L’osservatorio climatico ambientale di Lecce

LECCE – Un altro venerdì, dopo la paralisi dovuta all’emergenza sanitaria, in cui si torna a scioperare “per il clima”, in un nuovo sit-in organizzato anche a Lecce dal movimento globale Fridays for future. Un appuntamento sulle tematiche ambientali che precede, di qualche giorno appena, un altro evento per la città sull’argomento: il Convegno nazionale sul particolato atmosferico che, per la prima volta, sarà ospitato nei laboratori scientifici del capoluogo salentino. Ne abbiamo parlato con Daniele Contini: dirigente di ricerca presso l'Istituto di Scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr a Lecce, è anche presidente della Società italiana di aerosol. Studia la composizione dell'atmosfera, gli approcci di caratterizzazione delle sorgenti di particolato atmosferico, i processi di emissione, deposizione e formazione di nuove particelle in atmosfera. E' attualmente copresidente del gruppo di lavoro "Atmospheric aerosol studies" della European aerosol assembly. Ha coordinato le attività di molti progetti internazionali e nazionali su problematiche connesse allo studio del particolato atmosferico ed è autore di un centinaio di pubblicazioni sull'argomento.

Tempo (e tempismo) “green”. Proprio oggi si torna infatti in piazza, per lo “Sciopero per il clima”, il sit-in organizzato da Fridays for future anche a Lecce, per accendere i riflettori sul fenomeno dei cambiamenti climatici…

 “Quello dell’adattamento ai cambiamenti climatici è un grande problema di questo secolo che andrà fronteggiato con impegSenza titolo-44ni su larga scala spaziale coinvolgendo molte realtà diverse e con prospettive temporali lunghe. Queste iniziative, che hanno lo scopo di focalizzare l’attenzione del pubblico e soprattutto dei decisori politici su questo problema, sono benvenute e credo utili. Mi fa anche piacere che ci sia questa voglia di manifestare, con le dovute cautele, dopo la fase di lockdown per riportare il problema del clima al centro dell’attenzione”.

Il capoluogo salentino è stato scelto come meta del convegno internazionale. Eppure, in questi anni, questa porzione d’Italia è finita nella lista nera per problemi relativi all’inquinamento e per l’incidenza dei tumori. Quali le proposte che porterete all’incontro tra scienziati nei prossimi giorni?

 “Il convegno sul Particolato atmosferico PM2020 è biennale ed è il convegno della Società italiana di aerosol (Ias). E’ arrivato alla nona edizione che si terrà appunto a Lecce per la prima volta. Per tre giorni la comunità scientifica che si occupa di particolato atmosferico presenterà gli studi recenti e vi saranno contributi e relazioni plenarie su invito ad autorevoli scienziati su diversi aspetti che andranno dalla qualità dell’aria nelle zone urbane ed industriali, alle tecniche innovative di misura, agli effetti dell’inquinamento atmosferico sui beni culturali sia indoor che outdoor fino ad arrivare agli aspetti climatici delle zone remote e polari. Credo che Lecce sia una città ideale per ospitare questo convegno in quanto vi è una comunità scientifica numerosa, viva e vitale che si occupa da anni di questi argomenti. Inoltre, il convegno sarà anche un momento di aggregazione e di scambio di informazioni tra la comunità scientifica, gli enti preposti ai controlli ambientali ed il pubblico. E’ infatti previsto che la sessione di apertura, con le prime tre keynote, sarà trasmessa in streaming e fruibile da chiunque sia interessato sui canali social della Ias”.

Quali soluzioni per tutelare i beni architettonici e i centri storici, risparmiandoli dagli effetti nefasti del particolato?

“La strada maestra è quella della riduzione delle emissioni urbane soprattutto di particolato atmosferico carbonioso che crea patine carboniose, ma anche di gas inquinanti in grado di favorire la formazione di particelle secondarie che sono dannose per il patrimonio costruito. Riduzione che può avvenire tramite l’utilizzo delle migliori tecnologie e strategie disponibili per la mobilità urbana sostenibile e per il riscaldamento domestico”.

L’inquinamento atmosferico rappresenta soltanto una delle numerose piaghe che affliggono il territorio. Territorio che vanta, lo ricordiamo, dei numeri inquietanti anche per ciò che riguarda lo sfruttamento e il consumo di suolo, l’inquinamento del sottosuolo e delle falde acquifere. In tanti hanno evocato dei “lockdown” ambientali, per salvaguardare cicli della natura e salute dell’uomo…

“Concordo sul fatto che l’inquinamento atmosferico è solo un aspetto e che vi sono altri aspetti di alterazione ambientale altrettanto dannosi per il territorio e la popolazione tra cui sicuramente l’uso e consumo del suolo e l’inquinamento del suolo e delle falde acquifere e la riduzione della biodiversità. Tra le altre cose il particolato atmosferico è un veicolo di trasporto di inquinanti tra diverse matrici ambientali. Infatti il particolato atmosferico si trasferisce per deposizione (secca o umida) nel suolo e nei corsi d’acqua trasferendo inquinanti quali metalli e composti organici. Personalmente credo che la riduzione delle emissioni inquinanti o comunque la migliore tutela dell’ambiente debba essere inquadrata in politiche e strategie di lungo periodo in quanto i mini-lockdown possono avere effetti per tempi ed aree molto limitate soprattutto essere poco incisivi sugli aspetti dei cambiamenti climatici. Tra le altre cose il lockdown dovuto al Covid-19 ha avuto effetti modesti sul particolato atmosferico urbano, inferiori a quelli avuti su inquinanti gassosi come NO2 (diossido di azoto, ndr)”.

Difficile definire il Salento come luogo dalla buona qualità di vita, dal punto di vista ambientale, data la presenza delle centrali di Brindisi e dell’Ilva di Taranto a due passi da qui…

“Nel Salento si hanno questi due grandi impianti industriali che sono dei rilevanti punti emissivi anche se stanno molto cambiando nel corso degli ultimi anni, penso ad esempio alla riduzione delle emissioni della centrale di Cerano ed al suo percorso verso la decarbonizzazione. Comunque il territorio è anche caratterizzato da una forte ventosità e dal trasporto di inquinanti long-range incluse anche le polveri africane. Inoltre a causa del forte irraggiamento solare si hanno reazioni fotochimiche di trasformazione degli inquinanti e produzione di inquinanti secondari che alterano la qualità dell’aria. Pertanto, è un territorio complesso che va studiato sotto molti aspetti e non solo per la parte industriale”.

Quali le politiche green da attuare immediatamente in loco per cercare di ridurre l’inquinamento atmosferico? Vista la bassa propensione all’utilizzo delle biciclette, per esempio, c’è poco da stare allegri…

 “Ci sono diverse strade possibili, ognuna delle quali non è la soluzione definitiva ma che insieme possono contribuire a migliorare la qualità dell’aria. Da una parte l’incremento della produzione energetica da sorgenti rinnovabili, penso ad esempio all’energia solare che questo territorio ha in abbondanza. Dall’altra parte azioni che possano favorire la riduzione delle emissioni da traffico veicolare attraverso la tecnologia come ad esempio auto ibride o elettriche a basse emissioni se proprio non si vuole o non si può usare di più le biciclette o i mezzi pubblici a basse emissioni. Attraverso le politiche si possono avere anche miglioramenti significativi sviluppando mobilità più sostenibile migliorando la viabilità per ridurre i tempi di percorrenza, utilizzo di semafori “intelligenti” ed ottimizzando i mezzi pubblici. Un'altra strada che può dare un contributo su questo territorio è limitare la combustione delle biomasse che, soprattutto nel periodo invernale ma non solo, è una rilevante  fonte di particolato atmosferico nel Salento”.

Sulla chiusura totale dei centro storici ai veicoli…

“La chiusura dei centri storici può dare qualche beneficio anche alla circolazione, ma dovrebbe essere accompagnata da un miglioramento dei servizi di trasporto pubblico. Quindi potrebbe essere più efficace una ristrutturazione della mobilità urbana complessiva, almeno in città medio-piccole come quelle del Salento”.

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