Omicidio di Lecce. La criminologa: “Obiettivo dell’assassino entrambi i fidanzati”

I carabinieri procedono per “sottrazione”: cominciano a scartare dei contatti di Daniele ed Eleonora che nulla hanno a che vedere con la vicenda. La criminologa investigativa: “Sprono tutte le persone vicine ai due giovani ad aprire i cassetti della memoria”

I carabinieri davanti alla palazzina di via Montello.

LECCE- Una settimana addietro, a quest’ora, la “cosa” non esisteva. Il fattaccio. Il “giallo”, lo chiamano ormai. Nessuna perturbazione aveva attraversato la città di Lecce, scuotendola brutalmente.  

Una settimana dopo, a quest’ora, il pluriomicida è ancora in stato di libertà.  Se ne sta in giro. Ma non è il solo. Decine di investigatori dell’Arma sono presenti in più posti della provincia, da giorni, per scandagliare ogni elemento, ogni luogo che possa restituire piccoli frammenti di verità o incidere solchi nella terra arida di un’indagine che si sapeva sarebbe stata complessa.  I carabinieri del Nucleo investigativo del capoluogo salentino, coordinati dalla Procura della Repubblica, procedono per sottrazione.

Dopo le prime fasi di apertura, di dilatazione, ora vanno di scrematura. Cominciano ad accantonare ormai alcuni nomi “inutili”: contatti di Daniele ed Eleonora che potevano sì avere un interesse investigativo in un primo momento, ma che sono stati ritenuti estranei ai fatti, per nulla coinvolti. Lo zoom si avvicina, così si spera, l’inquadratura ora punta alla precisione: dal campo lungo, giungere al più presto al “piano americano”, per usare un paralleismo cinematografico. Individuare l’assassino a breve è obiettivo comune.  Ne abbiamo parlato con la criminologa investigativa Isabel Martina. Consulente tecnico di parte e d’ufficio, l’esperta è specializzata nei cosiddetti cold case e ricerca delle tracce sulla scena del crimine.

Perché, da subito, seguire la pista “sentimentale”, senza lasciare spazio a letture più complesse?

“Innanzitutto, è necessario vagliare tutte le piste, senza scartarne alcuna. Potrebbe trattarsi di quella "passionale", così come di quella economica. Anche se il motivo di tipo economico sembrerebbe secondario. Si è dato per scontato che le vittime, avendo iniziato proprio quel giorno una convivenza, siano state raggiunte da qualcuno che voleva interrompere il loro sogno d’amore”.

Quale la sua idea circa l’assassino? È possibile tracciare un profilo del pluriomicida sulla scorta dei (pochi) dati al momento a disposizione?

“L’assassino è sicuramente una persona metodica, che ha agito secondo un piano già preordinato e organizzato, studiato in ogni sfaccettatura. In questo momento è praticamente impossibile. Sicuramente la Procura avrà nelle mani altri tasselli non noti e in questo momento ha già chiaro il profilo del killer. A grandi linee si può sicuramente affermare che si è mosso con l’esclusiva volontà di uccidere Daniele ed Eleonora con premeditazione”.

In tanti sostengono l’idea di una persona nota alla coppia. E se si trattasse, invece, di una “scheggia impazzita”?

“Le schegge impazzite non esistono. Non esiste il mostro vestito di nero che bussa alla porta e ti uccide per caso. Anche i serial killer e le loro vittime, paradossalmente, hanno un legame. Magari difficile da trovare, ma c’è sempre. Nessuno si arma di coltello, premedita con dovizia tutti i particolari, studia la via di fuga e il percorso per non essere riconosciuto senza avere un motivo in sé, un odio profondo, un rancore cieco…”.

Perché escludere un’analogia con il caso di cronaca legato al “Mostro di Firenze”? E se fosse un individuo estraneo alla coppia, desideroso di far del male a due giovani fidanzati?

“Un assassino alla Pacciani che odia le coppie avrebbe adottato un’altra modalità: Pacciani agiva in luoghi bui e appartati. Quest’individuo a Lecce, invece, si è recato in un condominio, durante l’ora di cena, in una sera di fine estate quando tutti possono essere affacciati al balcone o transitare per strada. Il classico killer, invece, è eccitato dal proibito, dal nascosto. Lo avrebbe fatto diversamente: sarebbe entrato di nascosto in casa, in piena notte. Invece l’orario, la modalità e la minuziosità con cui l’assassino ha agito fanno pensare a ben altro. Inoltre il serial killer lascia sempre una traccia: e non parliamo del bigliettino con la mappa delle videocamere lasciate sul luogo. Quella non è una traccia e neppure la sua firma. Quello è un suo errore”.

Crede che la verità emergerà da tabulati telefonici e profili social?

“Temo che le primissime indagini sugli apparati telefonici non abbiano dato i risultati sperati, altrimenti gli inquirenti sarebbero arrivati non solo al killer, ma a tutto ciò che ruota attorno a questa triste vicenda”.

È possibile azzardare un accanimento da parte dell’autore del gesto nei confronti della donna, soltanto sulla base del numero di coltellate inferte?

“Non credo che l’obiettivo del pluriomicida sia stato soltanto Eleonora e che Daniele si sia trovato lì per sfortuna. Ricordiamo che quella era l’abitazione di Daniele e che Eleonora vi si era stabilita in maniera definitiva da poche ore. Se qualcuno avesse voluto farle del male, avrebbe potuto farglielo in tutti i momenti in cui non era con il suo compagno. L’obiettivo erano tutti e due: o perché uno custodiva il segreto dell’altra, o perché entrambi conoscevano quasi sicuramente il loro assassino e dovevano morire dopo averlo visto in faccia. Questo era già contemplato nel suo piano. Del resto, da quando nei mesi scorsi aveva vinto il concorso preso gli uffici Inps, Eleonora era solita fermarsi da Daniele dal lunedì al venerdì. Le era più comodo raggiungere Brindisi direttamente da Lecce. Nel fine settimana, poi, tornava dalla madre. Se qualcuno avesse voluto fare del male proprio, solo a lei, avrebbe potuto colpirla mentre la 30enne si recava al lavoro. O mentre se ne stava a casa della madre. Daniele non si è trovato per caso. Quella persona è andata a casa di Daniele, consapevole di trovarlo lì”.

A una settimana dal duplice omicidio, come è possibile che non vi sia nessun segno di pentimento, di cedimento, di collaborazione da parte di conoscenti dell’assassino che potrebbero aver fiutato qualcosa?

“Il fatto che Daniele ed Eleonora costituissero una coppia normale, fatta di persone senza scheletri nell’armadio, abbia provocato un forte sgomento e un trauma non soltanto tra gli amici più stretti e famigliari, ma anche nella comunità leccese. Difficile, in una sola settimana, elaborare informazioni che non sembrino suggestioni. Sprono però tutte le persone vicine ai due giovani ad aprire i cassetti della memoria e non lasciare intentato neppure il pensiero più assurdo”.

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