Lunedì, 20 Settembre 2021
Attualità

Le “donne guerriere” e il teatro canzone come atto politico. L’intervista a Ginevra Di Marco

La musicista, ex Csi e Pgr, si esibirà a Melpignano il primo settembre assieme a Gaia Nanni. Le musiche e gli arrangiamenti dal vivo a cura di Francesco Magnelli (ideatore, direttore musicale dell’evento, ex Cccp e Csi) e Andrea Salvadori

Ginevra Di Marco e Gaia Nanni (Foto di Alessandro Botticelli)

MELPIGNANO – Un capogiro emotivo. Un nostalgico replay per i suoi ricordi artistici. Per lei, fiorentina di origine e perennemente in tour, Melpignano è un posto dell'anima "da sempre sensibile alla nostra storia musicale". Mercoledì primo settembre, in Piazza San Giorgio, Ginevra di Marco tornerà sul palco con uno spettacolo dal titolo “Donne guerriere”.  La ribellione, la tenacia delle donne e lel oro  lotte a suon di voci. E di note. E di penne. Il viaggio attraverso, e con, le donne di oggi.

Uno spettacolo di teatro canzone, dal titolo “Donne guerriere” che ripercorre la memoria culturale del Paese tramite le figure di Rosa Balistreri, Caterina Bueno, passando per Violeta Parra a Mercedes Sosa. Monologhi e canzoni, assieme a Gaia Nanni, in uno spettacolo che vedrà anche la partecipazione di Francesco Magnelli (ideatore, direttore musicale dell’evento, ex Cccp e Csi) e di Andrea Salvadori.

Tra le più belle voci italiane, ha affiancato Giovanni Lindo Ferretti nei CSI. Ginevra Di Marco ha collaborato con numerosi artisti nazionali ed internazionali. Nel 1999 ha avviato una carriera solista in parallelo, assieme al pianista e compositore Francesco Magnelli, componente del Consorzio suonatori indipendenti (che ha collaborato, tra gli altri, anche coi Litfiba) e poi divenuto suo marito. Ha proseguito, dopo lo scioglimento dei Csi, con la collaborazione musicale nella formazione Pgr (Per grazia ricevuta) fino al 2004. Nel 2009 con Donna Ginevra ha vinto il Premio Tenco per la migliore interpretazione. Lo stesso riconoscimento è arrivato per lei anche nel 2017, per il disco "La rubia canta la negra", dedicato a Mercedes Sosa.

LeccePrima l’ha intervistata in attesa della sua tappa salentina, mercoledì prossimo, prenotabile gratuitamente  al seguente link: https://www.eventbrite.it/e/167161168555DONNE GUERRIERE 2-2-2

A essere celebrate, nello spettacolo di teatro-canzone “Donne guerriere”, non soltanto le donne operaie, le poetesse e tutte coloro che hanno musicato, urlato o rappresentato il dissenso. Ma anche le donne di oggi, protagoniste di storie di ordinaria resistenza...

“Raccontiamo storie donne che con forza e coraggio hanno cambiato il loro futuro, donne del passato, donne di oggi. Donne che hanno deciso il loro destino. Da questi racconti arriviamo a raccontare di noi: ci sono riflessioni sulla vita, sulle scelte, sul senso di stare su un palco. Abbiamo scritto canzoni nuove, c'e? tanta musica, e? uno spettacolo che il pubblico sta gradendo molto. Quello che ci siamo proposti di ottenere con questo nuovo progetto teatrale e? offrire una carrellata di spunti di riflessione per tutti, uomini, donne e bambini. Desideriamo che le persone possano tornare a casa con qualcosa dentro che rimane, magari sedimenta e da? linfa nuova alle nostre esistenze e ai nostri pensieri”.

Che cosa combatte la donna di oggi? Da che cosa si difende?

“Siamo nel 2021, tutto e? diverso e anche sempre uguale. Si ha sempre a che fare con la fatica di affermare la legittimità di una visione, qualunque essa sia, contro la falsa neutralità  della dominanza maschile. Si devono affrontare sempre gli stessi ostacoli: la violenza, il ridicolo, la delegittimazione. Sono lotte che a volte riescono a spiccare il volo, ma che ancora, troppo spesso sono costrette a tornare a terra, alla quotidianità: a una donna con una chiave stretta nel pugno, che cammina in fretta sperando di arrivare a casa sana e salva”.  

Il titolo sembra attingere dall’attualità: sono giorni da incubo per l’intera comunità delle donne afgane, minacciate drammaticamente dalla possibilità di una regressione culturale e sociale senza precedenti…

“Con la riconquista talebana saranno ancora le donne a pagare il prezzo più caro. Per molte resterà solo la clandestinità, come quella portata avanti da Rawa, l'Associazione rivoluzionaria delle donne dell'Afghanistan che in queste ore si sta organizzando per preparare la resistenza. Cercheranno il modo di proseguire la loro lotta. È difficile dire come, ma porteranno avanti le loro attività clandestine come negli anni Novanta, durante il governo dei talebani. Certamente questo non sarà esente da rischi e pericoli, ma qualsiasi tipo di resistenza ha bisogno di sacrifici”.

La musica - l’arte più in generale - ha da sempre amplificato la possibilità di lotta. Ma a furia di parlare di “guerriere”, con riferimenti linguistici che risuonano come bellici e militareschi, non si rischia nel tempo di prestare il fianco proprio a quel tipo di subcultura machista?

“E’ un pregiudizio quello di dare all’aggettivo “guerriera” un significato bellico e machista perché non lo ha necessariamente. Sono donne guerriere tutte coloro che senza distinzione di ceto, età e cultura si sono opposte a un destino prefissato da altri, tutte coloro che hanno creduto nel loro sogno e lo hanno inseguito, tutte coloro che sono riuscite a dire “no” alla disuguaglianza creata da secoli di predominio maschile”.

Lo spettacolo non è un concerto e non è una pièce teatrale. È molto di più: oltre alla partecipazione di Ginevra di Marco e Gaia Nanni, vedrà anche le musiche e gli arrangiamenti dal vivo di Francesco Magnelli (ideatore, direttore musicale dell’evento, ex Cccp e Csi) e Andrea Salvadori, sotto la regia di Gianfranco Pedullà. Un inno alle parole e alle passioni sanguigne di Rosa Balistreri e Caterina Bueno, passando per Mercedes Sosa…

“Sono stelle del cielo, fari che illuminano la nostra strada, personaggi da conoscere e da ricordare sempre. Caterina Bueno e Rosa Balistreri sono due tra le massime esponenti della canzone popolare del nostro Paese, esempi di coraggio, forza, che hanno fatto del loro mestiere un grande atto politico perché la politica più significativa si fa con le scelte. Hanno contribuito a portare alla luce la voce del popolo, cantavano le canzoni che appartengono a tutti, che sono “comuni” fin dalla loro radice. Caterina e? stata l'etnomusicologa della Toscana, alla guida della sua Cinquecento attraversava la sua terra alla ricerca delle canzoni della cultura popolare, munita di registratore per imprimere le espressioni di un mondo antico e di taccuino per raccogliere le parole dei suoi conoscitori. Li cerca e li incontra in ogni dove. Loro cantano, parlano, raccontano e Caterina registra, decifra i codici di linguaggio, ricompone e trascrive il materiale sonoro in musica e lo interpreta. Ma non si e? trattato semplicemente di recuperare il repertorio della canzone popolare, un sapere e un patrimonio orale altrimenti perduto, bensì di dar voce ai protagonisti di quella cultura, dar volto e ascolto alle persone e alle loro vite.  Rosa Balistreri invece, che arriva dalla Sicilia più nera e più povera, ha addirittura portato nella voce la sua disperazione, il suo dramma, la sua esistenza di estrema povertà e fatica. Aveva la capacita? di trasmettere la disperazione perché era dentro di lei, e cantava per salvarsi. Anche il suo era un atto politico”.

Quella di Melpignano sarà una delle tappe del tour. Non una a caso, ma una specie di scatola nera della vostra storia artistica: nel 1988 fu proprio qui, piccolo comune della Grecia Salentina, che si tenne il festival di due giorni di musica rock sovietica. C’erano anche Litfiba e Cccp, coi quali avete collaborato, assieme a numerose altre band che hanno fatto la storia della musica…

“Non abbiamo collaborato, ne abbiamo realmente fatto parte! Melpignano è un luogo del cuore per tutti noi. E’ sempre stata vicina ai progetti che artisticamente abbiamo portato avanti negli anni e ha sposato le varie mutazioni che abbiamo avuto, dai Litfiba, ai Cccp ai C.S.I. e alle produzioni che negli anni abbiamo fatto come singoli artisti. Sono più di trent’anni che Melpignano risponde, nella visione di persone illuminate che nella cultura hanno sempre creduto. Come noi”.

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