Coronavirus, l’immunologa: “Per gli uomini sintomatologie più gravi rispetto alle donne”

Docente di Patologia generale presso il Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università degli studi di Padova, raccomanda di restare in casa: “La strategia funziona se rigorosa e protratta nel tempo”

Ansa Foto.

LECCE – Quanto durerà? Qual è la popolazione o l'area geografica più “resistente” al Coronavirus dal punto di vista immunitario? Bisogna preoccuparsi o si risolverà tutto molto presto? Le condizioni meteo incidono sulla diffusione del virus? Sono alcuni tra i più comuni dubbi che si fanno strada nei giorni di quarantena collettiva. Ne abbiamo parlato con Antonella Viola, immunologa e docente ordinaria di Patologie generali presso il Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università degli studi di Padova, dove svolge attività di ricerca presso l’Istituto  pediatrico “Città della speranza”. Ciò che emerge, purtroppo, è un concetto: incognita. E l’unico punto fermo sembra essere l’attesa. Naturalmente in casa.

Professoressa Viola, immunologi, epidemiologi e virologi sono ormai considerati alla stregua di star, attese puntualmente ogni giorno in tv. Ma perché delle interlocuzioni, costruttive e lungimiranti tra scienza e politica, non sono state avviate anche prima?

“È un annoso problema nel nostro Paese: la cultura, soprattutto quella scientifica, non è una priorità, non se ne riconosce il valore per la società. Invece, come vediamo oggi, il suo valore è enorme. Non si può dimenticare di finanziare la ricerca biomedica di base (pensiamo a quanto siano scarse le risorse per la virologia) quando poi in emergenza si vorrebbe che fossimo subito pronti con una cura. Ma le conseguenze di questo distacco dalla scienza le vediamo anche nella mancanza di comportamenti corretti da parte delle persone, che non capiscono la gravità della situazione per mancanza di cultura scientifica”.

La comunità scientifica, sin dagli esordi di quella che è ormai una pandemia, si è divisa tra gli scettici e gli apocalittici: dove si colloca la sua posizione? Questo è un virus che dobbiamo seriamente temere o non è necessario andare totalmente nel panico? Più o meno pericoloso della Sars, per intenderci?

“Ormai le cose sono chiarissime e credo che nessuno osi più dire che il virus non è un pericolo. Già a febbraio io rilasciai interviste dicendo che non si doveva assolutamente paragonare il SARS-CoV-2 a una banale influenza e ne spiegai le ragioni. Il virus, infatti, è completamente nuovo per tutta la popolazione mondiale e questo significa non solo che nessuno è protetto, ma soprattutto che tutte quelle fasce di popolazione a rischio, che si proteggono normalmente attraverso il vaccino anti-influenzale, non hanno alcuna protezione nei suoi confronti. Pensiamo agli anziani, a coloro che hanno altre patologie: questi soggetti più deboli, non avendo ricevuto un vaccino, possono, se contagiati, andare incontro a serie complicazioni. Inoltre, benché il virus non abbia una mortalità elevatissima, si manifesta con conseguenze serie in una alta percentuale della popolazione, mandando al collasso, come stiamo osservando, il sistema sanitario nazionale”.2018-10-30 00.02.08-2

Quanto incidono le misure adottate dal governo italiano nel contenimento del contagio? Quanti casi di trasmissione, in termini percentuali, si potranno concretamente evitare, restando fra le proprie mura domestiche?

“In assenza di un vaccino, l’isolamento è l’unica arma che abbiamo per evitare il contagio. I dati ottenuti dalle zone rosse indicano chiaramente che la strategia funziona ma deve essere rigorosa e protratta nel tempo. Tornare alla vita normale troppo presto farebbe ripartire l’infezione. Le misure sono quindi le minime necessarie per contenere la pandemia. Si sarebbero dovute adottare prima e potevano essere più drastiche”.

Pur vivendo a Padova ormai da diversi anni, lei è originaria di Taranto. In Puglia, nell’area che racchiude le province di Lecce, Brindisi e Taranto, salute e ambiente sono ormai da tempo difficilmente coniugabili.  Esistono di già studi concreti che mettano in correlazione i fenomeni ambientali con la propagazione del virus Covid-19? Interferenti endocrini, alimentazione e qualità dell’aria: quanto incidono sulla pandemia in corso e su quelle future?

“Il virus è nuovo quindi non ci sono studi di questo genere. Quello che possiamo dire per ora è che i bambini sembrano protetti (si ammalano di meno e con sintomatologia lieve) e che gli uomini hanno sintomatologia più grave delle donne (probabilmente per un ruolo degli estrogeni). Ma sono solo dati osservazionali, non abbiamo ancora avuto il tempo di analizzare i meccanismi”.

Fattori meteorologici come piogge previste nei prossimi giorni o l’innalzamento primaverile delle temperature possono incidere sul diffondersi del virus e in quale maniera?

“Il virus è nuovo non solo per il nostro sistema immunitario ma anche per la scienza, quindi non abbiamo dati per dire che la temperatura farà la differenza. Potrebbe, ma non è una certezza. Per alcuni virus, l’umidità e la temperatura incidono sulla trasmissibilità ma trarre conclusioni su SARS-CoV-19 basandosi su altri virus è rischioso e sicuramente non scientifico”.

Ci sono popolazioni come quella albanese che, almeno in un primo momento, sembrano mostrare una maggiore resistenza al virus. È un dato scientificamente confermato o soltanto una mera coincidenza?

“Gli studi stanno iniziando e riguardano l’espressione di potenziali recettori per il virus, che possono essere diversi tra le varie popolazioni. Ma al momento non ci sono dati definitivi. Quello che è certo è che anche l’Albania è stata colpita dalla pandemia; ricordiamoci che da noi i numeri sono così alti perché siamo stati i primi in Europa”.

Siamo di fatto indeboliti? Come ne usciremo da questo virus e quando? Chi lo ha contratto, risulterà positivo e immunizzato?

“Chiunque oggi si lanci in previsioni di date, fa un azzardo: non sappiamo quando arriverà il picco di preciso (c’è chi parla di pochi giorni ancora e chi di settimane) e quindi non sappiamo quando ne verremo fuori. Inoltre, potremmo avere situazioni diverse da regione a regione: se ora si dovesse raggiungere il picco in regioni come Lombardia e Veneto, quando arriverà nelle altre? Infine, siamo in Europa e negli altri Paesi la pandemia è arrivata più recentemente. So che è dura vivere con questa incertezza, ma al momento dobbiamo avere pazienza e attenerci alle regole. Per quanto riguarda la possibilità di infettarsi di nuovo e di generare invece immunità a lungo termine, anche qui non abbiamo dati definitivi. E’ stato pubblicato uno studio su animali che dimostra lo sviluppo di immunità protettiva. Ma quanto duri e se accade nell’uomo non lo sappiamo con certezza.  Certamente ne usciremo indeboliti a livello di società: i medici e gli infermieri sono allo stremo, tante famiglie stanno attraversando momenti difficili o drammatici, l’economia ne risentirà enormemente. Ma ne usciremo, questo è certo. E avremo molto da imparare da questa pandemia, sia come scienziati sia a livello di società civile”. 

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