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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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Cambiamenti climatici nel Mediterraneo: “Per il Salento nuovo stress idrico”

Un’intervista a Piero Lionello, professore ordinario di Fisica dell'Atmosfera e Oceanografia e coautore del recente Mediterranean assessment report, dossier sui nuovi fenomeni della regione mediterranea

LECCE – Ne abbiamo parlato di recente. La preoccupazione per i cambiamenti climatici “sale” di pari passo al livello del mar Mediterraneo, cresciuto nel ventesimo secolo di circa 14 centimetri. Scienziati dell’Università del Salento hanno offerto il proprio contributo all’interno del Mediterranean assessment report, il dossier realizzato da quasi 200 ricercatori provenienti da 25 Paesi.  Uno studio corale e interdisciplinare presentato un paio di settimane addietro anche nell'ateneo leccese.

Secondo il Rapporto internazionale sul cambiamento climatico e ambientale nel bacino del Mediterraneo, area salentina compresa, l’impatto interesserà un terzo della popolazione della regione. Comunità che dovrà fare i conti con fenomeni quali il cambiamento climatico, l’aumento della popolazione, l’inquinamento, l’utilizzo insostenibili del suolo e del mare, e l’introduzione di specie non indigene. Ne abbiamo parlato in una breve intervista con Piero Lionello, professore ordinario di Fisica dell'Atmosfera e Oceanografia presso l'Università del Salento, presidente del network MedClivar (Mediterranean climate variability), direttore del Master in Meteorologia e oceanografia fisica dell’ateneo leccese ed editore di Natural Hazards and Earth system science.a46c0775-8cdf-71c0-2022-36f1700323e0-3

Professor Lionello, ha coordinato e curato uno dei capitoli del Meditarrenean assestement report, lo studio sui cambiamenti climatici internazionale, realizzato anche grazie al contributo di ricercatori dell’Università del Salento. Qual è stata la motivazione originaria di questo documento?

“Mediterranean Assessment Report è una valutazione dello stato delle conoscenze prodotta dal Network MedECC, su mandato dell'Unione per il Mediterraneo e del programma UNEP-MAP delle Nazioni Unite. Fornisce all’opinione pubblica e ai decisori un’informazione aggiornata e scientificamente corretta sui rischi posti da cambiamento climatico, inquinamento, utilizzo delle risorse e introduzione di specie non-indigene. La relazione, rappresenta l'analogo di un rapporto IPCC focalizzato sulla regione mediterranea. Il valore di questa iniziativa è stato riconosciuto con l’assegnazione del prestigioso premio "Premio Nord Sud 2020 del Consiglio d'Europa". La giuria ha riconosciuto che il rapporto MedECC rappresenta “un esempio lampante del potenziale di collaborazione tra Stati e società per affrontare le sfide del cambiamento climatico e della sostenibilità ambientale  e costituisce anche un esempio concreto della visione del Mar Mediterraneo come spazio condiviso di pace, sviluppo e diritti umani, che ha portato alla creazione, venticinque anni fa, del Processo di Barcellona”.

Quali le principali minacce e alterazioni ambientali che potrebbero riguardare in particolar modo il Salento?

“La regione mediterranea nel suo insieme costituisce un hot spot per i cambiamenti in atto, in termini di criticità delle risorse idriche, ondate di calore, innalzamento del livello del mare, inquinamento, sfruttamento insostenibile del territorio e delle risorse, alterazioni degli ecosistemi ed estinzione delle specie indigene. Il Salento, collocato al centro del Mediterraneo condivide tutte queste criticità, e si trova a gestire i rischi che tutti questi fattori e la loro sovrapposizione causano all’ambiente, ai settori produttivi e al benessere della popolazione”.

Dagli anni Settanta è stato registrato un innalzamento delle temperature delle acque del Mediterraneo, con contestuale comparsa di nuove specie mai registrate e nuovi fenomeni tra cui presenza di meduse, mucillagini e altri aspetti inediti Quali le evidenze scientifiche delll'ultimo quarantennio e le misure intraprese per contenere, o comunque neutralizzare, l’avanzare di simili fattori?

“I cambiamenti ambientali in atto e la presenza di nuove specie sono documentati chiaramente da molteplici osservazioni. L’innalzamento delle temperature crea un ambiente favorevole alla presenza di specie subtropicali nel Mediterraneo. Queste specie hanno oggi la possibilità di spostarsi dalle aree di origine mediante molteplici vettori, che includono inserimenti accidentali, trasporti marittimi, terrestri e aerei e, per le specie marine, il canale di Suez. Inoltre, sistemi ecologici in crisi, perché sfruttati al limite o oltre la loro sostenibilità, o compromessi dall’inquinamento, sono particolarmente vulnerabili a queste invasioni. Il controllo di questi rischi richiede una combinazione di azioni locali (aree protette, riduzione inquinamento, efficienze energetica, sviluppo tecnologico, promozione di pratiche agricole ecosostenibili…)  e internazionali (accordi per l’uso sostenibili  delle risorse e la diminuzione dell’uso di combustibili fossili), che deve essere sviluppata e a cui il rapporto di MedECC intende dare il necessario supporto di informazioni”

Un'altra tra le minacce è costituita dalla richiesta idrica. Quali sono i rischi per il Salento?

“La penisola salentina è tra le zone meno piovose in Italia e con risorse idriche scarse, che già costringono all’importazione di ingenti quantità d’acqua dalle regioni vicine, necessarie per  utilizzo da parte dei cittadini che vi riedono, dei turisti, dal settore agricolo. Ci si attende che il cambiamento climatico introduca un ulteriore stress idrico, aumentando l’aridità del suolo e riducendo ulteriormente le piogge. Il rischio è che l’acqua diventi un bene prezioso non disponibile nelle quantità richieste per sostenere agricoltura, turismo e altri settori produttivi”.

Al di là della salute del mare, quali sono i rischi effettivi per l’ecosistema e la salute umana?

“In generale, ci sono già state evidenze in Europa di migliaia di morti causati dalle passate ondate di calore. Ora si aggiungono rischi per nuovi agenti patogeni, la cui circolazione è favorita dalla facilità con cui uomini e merci si spostano a scala globale  e da condizioni ambientali alterate. L’inquinamento ha chiare evidenze epidemiologiche su malattie e mortalità in aree, sistemi ecologici alterati da inquinamento, acidificazione”.

Uno degli scenari temibili per la penisola salentina è costituito dalla progressiva desertificazione, alla quale si somma l’inquinamento delle falde acquifere e l’acidificazione dei mari. Che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi decenni?

“Occorre che i cittadini e i politici che loro eleggono abbiano consapevolezza che i rischi sono molto concreti e richiedono grandi capacità per evitarne le conseguenze più negative, basandosi sulle evidenze scientifiche disponibili e sostenendo la ricerca. Ci si deve attendere l’esposizione a rischi che, se non gestiti opportunamente, possono avere caratteristiche ambientali ed economiche gravi e portare alla perdita delle bellezze dei mari, delle coste e del paesaggio salentino  e compromettere i settori produttivi dell’economia pugliese”.

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