Venerdì, 14 Maggio 2021
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Investimenti in servizi per il benessere collettivo: la ricerca di Cgil e UniSalento

Lo studio, condotto a Lecce, Casarano e Corigliano d’Otranto, ha evidenziato i bisogni dei cittadini e, nelle intenzioni del sindacato, deve rappresentare la bussola per orientare più efficacemente l'agire politico

In foto: da sinistra Pino Gesmundo, Valentina Fragassi, Angelo Salento

LECCE – Innalzare la qualità della vita dei cittadini, partendo dalla conoscenza del territorio e dei loro bisogni. Nasce con questo obiettivo la ricerca, presentata oggi presso l'ex Convento dei Teatini di Lecce “Abitare il territorio fragile”, promossa da Cgil e realizzata da Unisalento.

Dallo studio è emerso il quadro di un Salento, pre-covid, che reclama investimenti sui servizi e sui beni collettivi per creare benessere diffuso.

“Questo report servirà come bussola per orientare l'azione del sindacato – ha spiegato la segretaria di Cgil Lecce, Valentina Fragassi -, a partire da alcuni presupposti evidenziati dalla ricerca: innanzitutto è emersa un'emergenza sul reddito privato perché manca il lavoro stabile e regolare, e la piaga della disoccupazione colpisce in misura maggiore le donne e i giovani. Il sindacato, e gli enti pubblici, devono poi tenere presente anche il problema della conciliazione tra i tempi di vita privata e i tempi del lavoro. È anche emersa una scarsa fiducia dei cittadini sulla promozione del turismo che risulta insostenibile se prima non è assicurata la qualità di vita della popolazione residente”.

Secondo Fragassi, dunque, la priorità nella fase post-pandemia sarà quella di incrementare i servizi pubblici e le risorse del Recovery Fund, “pur non essendo la panacea di tutti i mali”, rappresentano un'opportunità per la crescita del territorio.

Alla presentazione ha partecipato il professor Angelo Salento, in qualità di rappresentante dell'università: “Il sindacato, in questo momento, ha una grande responsabilità perché ha una capacità di coordinamento che le altre strutture intermedie hanno perso. La ricerca ha ricostruito uno spaccato dei bisogni e delle aspettative che deve fungere da bussola per l'azione politica. In altre parole, le istituzioni devono orientare i propri interventi a partire dalla conoscenza del territorio”.

Una riflessione, quella del professor Angelo Salento, condivisa dal sindaco di Lecce, Carlo Salvemini e dalla sindaca di Corigliano d'Otranto, Dina Manti.

“Chi amministra spesso dimentica il principio secondo il quale è necessario conoscere per deliberare – ha spiegato il primo cittadino del capoluogo -. Dalla ricerca è emersa la necessità di investire in servizi pubblici locali per garantire l'esercizio dei diritti dei cittadini. Ed è anche necessario interrogarsi sulle condizioni in cui vivono le persone in contesti deprivati. In altre parole, non si può vivere bene in una comunità e non si possono mettere in atto poliche di attrazione turistica credibili, se non sono garantiti i servizi pubblici”.

“Il futuro possibile è una sorta di vademecum che deve accompagnare le decisioni di ogni amministrazione pubblica – ha confermato Dina Manti -. E questo è stato sempre il mio obiettivo. A Corigliano abbiamo deciso di investire, infatti, sul tessuto associativo, mettendo al centro del nostro operato l'obiettivo della coesione sociale, valorizzando ad esempio la funzione di attrattore del Castello. I nostri cittadini, nel 65,7 percento dei casi ritengono che per migliorare la qualità di vita sia necessario migliorare i servizi, prima ancora del reddito individuale, e così dimostrano di avere un grande senso critico. Tra le novità ci sono anche gli investimenti fatti per creare nuovi posti di lavoro e la buona notizia della prossima riapertura del pastificio Pedone”.

“Abbiamo un grande compito – ha sostenuto Pino Gesmundo, segretario regionale di Cgil -: conoscere il territorio per agire efficacemente. Successivamente dobbiamo fare rete con le istituzioni per poter attrarre efficacemente gli investimenti. Non facciamo che questo lavoro diventi inutile ma facciamo in modo che diventi un punto di riferimento per le istituzioni”.


Gli obiettivi della ricerca

La ricerca muove dalla necessità avere basi di conoscenza indispensabili per un’azione sindacale rivolta alla promozione del benessere e della qualità della vita nel territorio salentino. Con questo lavoro, la Cgil e l’Università del Salento intendono realizzare una ricognizione dei bisogni e delle esigenze più avvertite, ma anche comprendere come si configuri, a partire dal punto di vista dei cittadini una prospettiva di qualità della vita possibile, mettendo quindi in discussione le idee di politica territoriale ereditate e spesso date per scontate dalle classi politiche locali.


Il contesto salentino è molto fragile: benessere generale in declino, marcata tendenza all’invecchiamento della popolazione, riduzione del numero di famiglie giovani con figli. La crisi del 2008 ha acuito un declino demografico di lungo periodo, legato a una complessiva crescita del disagio economico e del disagio di assistenza. Il tessuto industriale, prevalentemente contoterzista, è stato indebolito dalla concorrenza globale; le infrastrutture del benessere collettivo (in particolare sanità, scuola, trasporti pubblici) sono state erose dalle politiche liberiste. In provincia di Lecce appare particolarmente urgente la necessità di ricomporre una rappresentazione realistica della condizione presente e del futuro possibile, per superare la scissione fra l’immaginario turistico-culturale e la qualità reale della vita quotidiana.


La ricerca è stata condotta focalizzando l’analisi su tre contesti specifici, Lecce, Casarano e Corigliano d’Otranto, scelti secondo un criterio di significatività sotto diversi aspetti: dimensioni, centralità dei flussi e caratteristiche della vita socio-economica. Gli strumenti di ricerca sono stati il questionario e l’intervista in profondità.

Il punto di vista dei cittadini ignora la prospettiva tecnocratica della competitività come chiave del benessere del territorio. Evidenzia invece che non si può elaborare un modello di sviluppo che non sia sostenuto da un modello di benessere.

I beni e i servizi dell’economia fondamentale (ad esempio welfare, reti di distribuzione, forniture di energia) emergono come architravi del benessere collettivo. Essi risultano oggi danneggiati e carenti, e questo genera una condizione di bisogno diffuso. Tuttavia la prospettiva delineata dai cittadini intervistati suggerisce che essi siano essenziali per la garanzia del benessere quotidiano e quindi debbano essere ripristinati in forme innovative.

La socialità emerge come un elemento indispensabile del benessere, in grado di supplire anche a carenze nella dotazione materiale dei territorio, ma ha bisogno di infrastrutture e spazi dedicati, tuttora carenti soprattutto in alcuni contesti.

Al lavoro pubblico e agli enti intermedi, “tradizionali” e non, i cittadini attribuiscono un’importanza basilare per il futuro del benessere nel territorio.

Per l’organizzazione e l’azione sindacale, i risultati di questa ricerca offrono non soltanto una base di conoscenze relative ai contesti analizzati, ma anche alcune indicazioni di fondo, la cui importanza è stata certamente amplificata dall’emergenza pandemica: difendere e promuovere il lavoro, sia pubblico che privato, nei settori fondamentali.  

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