Isolamento obbligatorio e fiduciario: 432 casi in tutta la provincia

Il quadro a margine di un incontro in prefettura. Il sindaco ha comunicato altre misure: esonero per le rette di marzo degli asili, fermi gli ausiliari del traffico e disattivati i varchi per la Ztl

LECCE - Sono 432 i salentini in quarantena obbligatoria o fiduciaria per l'emergenza Covid-19: si tratta di cittadini che manifestano sintomi assimilabili a quelli indotti dal nuovo coronavirus, che sono rientrati dal Nord nelle scorse settimane o che sono stati a contatto con persone effettivamente contagiate, che risultano essere 18 (di cui 14 ricoverate, non ci sono casi in terapia intensiva). Il dato, destinato come logica impone ad aumentare, è stato riportato dal sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, dopo aver partecipato a una conferenza convocata dal prefetto, Maria Teresa Cucinotta. 

Durante l'incontro a Palazzo dei Celestini (di cui si riferisce a parte) il direttore generale della Asl, Rodolfo Rollo, ha confermato l'apertura tra una decina di giorni del nuovo Dipartimento di Emergenza e Accettazione del "Vito Fazzi", con la previsione di 160 posti di degenza, da portare fino a 260 e 40 di terapia intensiva. 

Il primo cittadino, in diretta fb da Palazzo Carafa, ha comunicato la sospensione del servizio di controllo da parte degli ausiliari del traffico della sosta sottoposta a tariffa, misura già esecutiva da oggi, e la disattivazione a partire dalla mezzanotte dei varchi della Ztl del centro storico. In sede di giunta comunale è stata disposta un'ulteriore misura: l'esonero per le rette di marzo relative agli asili nido e la riduzione in maniera proporzionale nel caso in chi la chiusura dovesse protrarsi oltre il 3 di aprile.

Interventi straordinari in tema di igiene urbano: per i prossimi quindici giorni, per due volte al giorno, i mezzi e gli operatori di Monteco provvederanno, di quartiere in quartiere secondo un calendario prestabilito, a un servizio di pulizia straordinaria di strade, piazze e marciapiedi. Salvemini ha ribadito che il decreto non vieta le passeggiate individuali all'aria aperta (ma mai in gruppo), ma ha rinnovato comunque l'esortazione a evitare qualsiasi uscita che non sia strettamente necessaria.

Il sindaco si è poi soffermato sul primo paziente del capoluogo risultato positivo al test. Il caso, portato all'attenzione pubblica dalla moglie, con un post, ha sollevato delle polemiche soprattutto riguardo al mancato tampone per la donna e per la figlia. C'è un ordine di priorità relativo alla cronologia, ha spiegato Salvemini dopo averne parlato con Rollo. Il direttore generale avrebbe assicurato comunque l'effettuazione a breve del test sui familiari dell'uomo.

Lecce-Atalanta: le polemiche, la replica

Il primo caso conclamato in città ha avuto anche uno strascico sul piano politico: Adriana Poli Bortone e Gianpaolo Scorrano, consiglieri di minoranza, hanno chiesto le dimissioni del sindaco per non aver preso una serie di misure, tra cui il divieto di trasferta ai tifosi dell'Atalanta in occasione del match del primo marzo: "Ricordiamo - ha scritto l'ex parlamentare - la totale incuranza in consiglio comunale quando, per tempo, ponemmo il problema della prevenzione preoccupati del messaggio di assoluta superficialità che proveniva dalla sorridente foto del sindaco e dell'intera  giunta in un ristorante cinese, quasi a sottolineare una forma di scherno verso chi avvertiva una giusta e corretta preoccupazione. Fare adesso post categorici è come mettersi l'anima in pace dopo essersi assolutamente spogliato delle sue prerogative di autorità sanitaria che al di là delle direttive nazionali e regionali avrebbe dovuto autonomamente mettere in atto in modo  categorico e risoluto per la sicurezza dei cittadini e a tutela della loro salute. All'epoca, mi riferisco all'ingresso dei tifosi dell'Atalanta, avrebbe dovuto insistere in tutte le sedi opportune per evitare che venissero in città tifosi e persone provenienti da quelle che ormai erano zone rosse.

Salvemini, dicendosi sorpreso dalla tempistica della sortita, ha dichiarato: "Questo non è il tempo delle polemiche. Sono impegnato con tutta la mia amministrazione e anche con le altre istituzioni a garantire il bene dei miei concittadini. Rispetto alla ricostruzione delle origini del contagio non c'è nessuna certezza, ed è incauto oltre che sconsiderato dichiarare di aver individuato come sia avvenuto. Invito nuovamente tutti a dichiarazioni responsabili, specie quando si usano i social, perché, forse inconsapevolmente, non ci si rende conto di poter essere responsabili dell'innesco di sentimenti di paura e di psicosi che non ci dobbiamo assolutamente permettere in questo momento complicato".

Coloro che oggi chiedono le sue dimissioni gli contestano, oggi come a ridosso della partita, di non aver impedito la presenza dei sostenitori ospiti in città. Salvemini ha chiarito: "Il sindaco non ha poteri di disporre provvedimenti che non sono riconosciuti nelle sue competenze e responsabilità. Chiunque desidera leggere e comprendere i fatti per come avvengono, sa perfettamente che le disposizioni legate allo svolgimento o meno delle partite di calcio, a porte chiuse o aperte, e quelle legate alle autorizzazioni sulle trasferte dei tifosi, sono nelle mani del governo, del ministro dello Sport e dell'Interno e non in quelle del sindaco. Il quale, tra l'altro, come ricordo da settimane, non ha il potere di emanare per la durata del periodo di emergenza sanitaria le cosiddette ordinanze contingibili e urgenti".

Iss: focolai nati e cresciuti in Italia

Più in generale, sull'origine del contagio, il sindaco ha aggiunto: "Avete tutti sufficiente consapevolezza per comprendere come non ci sono focolai che possano essere considerati responsabilità di qualcuno. L'Istituto Superiore della Sanità ha diffuso una nota nella quale si precisa che non vi sono casi positivi riconducibili a catene di contagio provenienti da altri paesi. Sono tutte situazioni che sono nate e cresciute nella nostra Penisola. Ma oggi non è questo che interessa alla cittadinanza, ma sapere cosa si sta facendo per tutelare la salute pubblica, contenere le catene di contagio, attivare le misure di precauzione".

A proposito del decreto annunciato ieri sera del presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, Salvemini ha commentato: "La lettura del provvedimento non deve alimentare paure, emozioni negative, ma quella prudenza che si accompagna alla responsabilità e alla consapevolezza della complessità del momento. Solo così aiutiamo il Paese". Salvemini ha poi fatto un passaggio sui call center: in molti infatti hanno manifestato le loro preoccupazioni per il rischio di proseguire in questo momento le attività lavorative. Il Comune di Lecce, ha detto, ha comunicato ai responsabili delle varie aziende l'obbligo di adeguarsi alle prescrizioni imposte dal governo. E alcuni controlli sono stati effettuati in mattinata.

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