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"L’Azione", viaggio nella letteratura mondiale di Sara Mannheimer

L’Azione (Handlingen) di Sara Mannheimer, romanzo vincitore de “Il premio letterario dell'Unione europea” (European Union Prize for Literature) nel 2012, è pubblicato in Italia dalla casa editrice Safarà con la traduzione dallo svedese di Deborah Rabitti

Il romanzo L’Azione (Safarà editore) di Sara Mannheimer è la rappresentazione poetica della lotta di una donna che scandaglia la sua realtà per darle significato, è un viaggio nella letteratura mondiale (da Roland Barthes, Soren Kierkegaard e Miguel Cervantes a Inger Christensen, T.S. Eliot e la storia della creazione) e al contempo un’esplorazione della connessione che lega la letteratura alla vita.

Finalmente! Devo dirlo a gran voce – è autunno e non son più senza meta, né casa, ho una Casa nelle cui stanze il vagar trova pace, si fa lingua che fluisce come fiume alla foce.

Dall’incipit la protagonista dice a gran voce che non è più senza meta, né senza casa, ha una Casa piena di libri e stanza dopo stanza (un accomodatoio, una stanza di mezzo, una stanza dei Dorsi e una Biblioteca), stagione dopo stagione, azione dopo azione, la protagonista per non provare più vergogna non avendone mai letto uno comprende che la “meta è arrivare a maneggiare i Dorsi con dimestichezza, senza scrupoli, con fare ardito e, sì, voracemente”, che la “meta è, prima che la vita arrivi al capolinea, entrare a far parte degli iniziati”.

La mia classe sociale e dunque l’appartenenza linguistica: che cosa ne devo pensare? Si riduce a tutto questo? È per questo che leggo Il grado zero della scrittura, perché sono nata fra i libri, fra i borghesi, legata a un linguaggio letterario, a una riflessione intorno al linguaggio e intorno alla scrittura, alla constatazione che non è possibile rifuggire dal proprio habitat, dalle proprie origini, dal proprio linguaggio. Ed è sempre per questo che sono seduta qui nello sforzo di differenziarmi, se possibile, in un contesto che è forse solamente un’eredità, una storia ereditata. (p. 152)

Dal rapporto con i libri riesce a percepirsi corpo, entità che occupa uno spazio di disagio nella casa e quella interazione fisica le procura stanchezza, senso di impotenza perché lei è sola mentre loro sono un esercito allineato, strettamente legati tra loro, [...] immobili e al tempo stesso collegati a tutto. E ripassando in rassegna tutti i libri ritrova appunto quello degli inizi, l’unico che ha comprato da sé: Il grado zero della scrittura di Roland Barthes, uno sfavillante sparo d’inizio, un’apertura, un filo rosso nel tessuto che va trattato con riguardo. Una sfida che non può mollare.

Il libro di Barthes, al contempo simbolo e  metafora culturale, è dunque l’unità di misura che la separa da Máram, suo marito, come se l’autrice volesse rimarcare che è la cultura ad avvicinare o allontanare le persone. Significativo il dialogo tra i due nelle pagine 81 e 82; se per lui è godibile, godibile… è interessante e tanto basta, lei ne è ossessionata, lo percepisce depositarsi dentro il suo corpo lettera per lettera. È  certa che la porterà da qualche parte, che le insegnerà qualcosa. Non lo legge per guadagnarsi il regno dei cieli, per liberarsi dal dolore, lo legge perché pensare la diverte. Se per lei il libro è nutrimento, un modo per rimpolpare il corpo, un estremo tra l’essere e il nulla, per Máram è il luogo del divenire.

Tra sforzi disperati per sconfiggere i complessi educativi, un rispetto esagerato e un’attrazione contraddittoria per i libri, tutto il dolore della protagonista emerge con il vuoto lasciato da ciò che non è accaduto: un bambino mai avuto eppure percepito come perduto, e in quel punto di non ritorno emotivo, i confini tra vita e poesia smarginano per aprire un varco tra il potere della letteratura e le opportunità incontrollate della scoperta, perché non si può avere paura delle parole dopo aver ceduto ai fatti.

Con uno sguardo che calpesta le pagine come fossero stanze Sara Mannheimer offre al lettore una lingua lirica e attenta al dettaglio che descrive alla perfezione il potere attrattivo dei libri, e ciò che rappresentano per la protagonista. Eccellente la prova traduttiva di Deborah Rabitti che restituisce al corpo sonoro e semantico del testo l’autenticità di una resa che pone il lettore in viaggio verso la scoperta di una cultura sempre moderata nell’esprimere le emozioni, che ha un approccio cauto al processo decisionale, la cosiddetta “persistenza nordica” che permette di comprendere cosa Mannheimer intenda con l’azione.

Sara Mannheimer è cresciuta a Göteborg, in Svezia, ha studiato negli Stati Uniti, nei Paesi Bassi e nella Repubblica Ceca. Ora vive a Stoccolma. Oltre a scrivere, dirige la vetreria Stockholm Heta Glas (Stockholm Hot Glass). Nel 2011 e nel 2012, l'acclamato Come Rushing, un lavoro di teatro-danza a cui ha collaborato con la coreografa Birgitta Egerbladh, è andato in scena allo Stockholms Stadsteater (Stockholm City Theatre). Reglerna (Le regole),il suo romanzo del 2008, è stato nominato per l’August Prize e ha vinto il premio per scrittori esordiente dal giornale Borås Tidning. Handlingen (L’Azione) nominato dalla radio svedese per il premio dedicato ai romanzi, ha vinto il premio letterario dell'Unione europea nel 2012.

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