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“La Dad non è scuola”, sit-in e cartelli per contestare l’ordinanza della Regione

Anche in molti comuni della provincia di Lecce si sono mossi i comitati spontanei dei genitori che dissentono sulla decisione del governatore Emiliano di adottare esclusivamente la Ddi per due settimane. Nuovo ricorso anche del Codacons

LECCE – Inizio di settimana con l’entrata in vigore dell'ordinanza regionale che ha disposto da oggi, e fino al 5 marzo prossimo, la didattica digitale integrata (Ddi) al 100 per cento in tutte le scuole pugliesi di ogni ordine e grado. Ma il provvedimento cautelativo emanato dal governatore di Puglia, Michele Emiliano, per consentire una copertura vaccinale adeguata al corpo docente e al personale scolastico, ha incontrato il forte dissenso da parte di alcune famiglie e genitori. 

I quali, in diversi comuni, hanno inscenato anche dei sit-it e flash mob di protesta nei pressi dei cancelli delle scuole di fatto da questa mattina chiuse alla didattica in presenza (garantita solo alle categorie dei ragazzi diversamente abili e solo per comprovati motivi e nella misura massima del 50% per classe).

I cancelli di molte scuole pugliesi e anche salentine già dalla serata di domenica sono stati bardarti di cartelloni, striscioni e messaggi inequivocabili contro l’adozione della didattica a distanza a scapito della frequenza in classe per le prossime due settimane. Un dissenso pacifico manifestato da comitati spontanei di genitori e piccoli studenti al seguito che anche questa mattina, in taluni casi, si sono rortovati nei pressi degli istituti scolastici.

“La Dad non è scuola”, e ancora “Vogliamo la scuola in presenza”, così come “non si contrappone il diritto alla salute a quello all’istruzione” sono alcuni del messaggi impressi nei cartelloni appesi ai cancelli degli edifici scolastici di diverse città e paesi. Da Lecce a Bari, in tutte le province pugliesi i comitati di genitori e studenti sono scesi in strada per protestare e fa sentire la propria voce.

E' accaduto anche nei pressi delle scuole di Leverano, Copertino, Tricase e nel Baso Salento. Tra le  richieste scandite a gran voce  quelle di ritirare l'ordinanza regionale che lascia a casa in Ddi il 100 degli studenti degli istituti di ogni ordine e grado e la sollecitazione alla riapertura in sicurezza delle scuole.    

La nuova ordinanza regionale rappresenta una “compressione del diritto fondamentale all'istruzione” con una “oggettiva ricaduta delle misure adottate sulla crescita, maturazione e socializzazione degli studenti, obiettivi propri dell'attività scolastica, che risultano vanificati senza alcuna possibilità di effettivo ristoro”. E’ quanto riporta anche l'avvocato Luisa Carpentieri nel ricorso presentato al Tar Puglia, per conto del Codacons di Lecce e di un gruppo di genitori, per chiedere l'annullamento, previa sospensione della sua efficacia, proprio dell'ultima ordinanza sulla scuola firmata dal presidente Michele Emiliano.

“Il presidente della Regione, ancora una volta terrorizzato da un potenziale aumento esponenziale dei contagi nelle scuole che ad oggi non ha ragione di esistere” si legge nel ricorso, “ha stabilito la chiusura totale di tutte le scuole di ogni ordine e grado senza alcun riguardo alle evidenze epidemiologiche, o quanto meno, senza esplicitare i motivi epidemiologici secondo i quali, all'interno di una regione gialla, l'unica attività di rango costituzionale che non possa essere effettuata in presenza e? la scuola. Ciò che ancora oggi, dopo quattro mesi di ordinanze dall'efficacia temporale sempre più ridotta, sfugge al presidente della Regione Puglia” si legge ancora, “e? che finora le scuole non sono state dei cluster di contagio, non più di quanto lo siano stati altri luoghi in cui si riunisce gente”.

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