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Allarme lupi in Puglia? Non nel Salento. Capi morti, l’Asl: “Numeri molto esigui”

Dopo la denuncia di Coldiretti, la verifica dei sanitari: dall'inizio dell'anno in provincia di Lecce forse solo poche decine di casi

LECCE – Allarme nelle campagne pugliesi per lupi e cani selvatici che aggredirebbero capi di bestiame? Non nel Salento. Non ci sono i numeri per parlare di allarme vero e proprio, secondo l’Asl di Lecce, la quale replica oggi a un articolo in cui si riportavano le parole di Coldiretti. L'associazione, nei giorni scorsi, attraverso il presidente Savino Muraglia, ha denunciato danni per 12 milioni di euro, chiedendo interventi ministeriali e alla Regione Puglia.  

L’Asl di Lecce ha così svolto un’analisi per verificare quale sia l’incidenza del fenomeno nel Salento, con una ricerca a partire dall’inizio dell’anno, arrivando alla conclusione che, verosimilmente, siano pochi, probabilmente al di sotto dei 40, i casi di capi di bestiame morti per predazione.

I sanitari, a tale proposito, hanno consultato la banca dati nazionale del sistema informativo veterinario, sistema nel quale, per legge, devono essere registrati i capi morti in azienda. Per capi, s’intendono tutti gli animali da reddito, cioè bovini, ovini, caprini, suini, equidi, avicoli, api e via dicendo. E in questo caso, chiaramente, si sta parlando di quelli nelle aziende zootecniche della provincia di Lecce.

Il dato che emerge, è questo: gli ovicaprini morti dal 1° gennaio 2020 a oggi nelle aziende ricomprese nel territorio della Macroarea nord dell'Asl di Lecce sono stati 90 su circa 32mila capi. Di questi, ad una prima rapida revisione, anche attraverso contatti diretti con gli allevatori, l’Asl ha riscontrato che 50 sono deceduti per cause non attribuibili ad attacchi di animai selvatici o di cani vaganti. Dei 40 rimasti, secondo i sanitari, solo una minoranza di casi potrebbe essere riconducibile al fenomeno della predazione.

“Tuttavia – spiega l’Asl in una nota inviata a LeccePrima -, anche nell’ipotesi, non dimostrata, anzi statisticamente inverosimile, che vi siano stati 40 animali morti per predazione, si tratterebbe di un numero tanto esiguo, 0.125 per cento della popolazione allevata, da non poter essere considerato un problema anche tenendo conto che, ormai da anni, vi sono norme che prevedono indennizzi per gli allevatori che perdono bestiame per fenomeni di predazione”.

Insomma, non si esclude affatto che sull’altipiano della Murgia vi possano essere problemi rilevanti a causa di cinghiali, piccoli branchi di lupi e di cani inselvatichiti che vagano per le campagne. Ma la situazione nel territorio della provincia di Lecce appare totalmente diversa.

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