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Giovedì, 19 Maggio 2022
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"Qualcosa nella nebbia": Camurri e la sua Fabbrico, reale e immaginaria

L’ultimo romanzo della trilogia di Roberto Camurri e lo dedica "A Fabbrico, la mia, che non esiste". È il paese in cui è realmente nato, ma lo racconta attingendo dall’atlante della sua geografia interiore

Dopo A Misura d’uomo e Il nome della madre, Roberto Camurri torna alla scrittura con Qualcosa nella nebbia (edito da NNE come i due precedenti) e lo dedica A Fabbrico, la mia, che non esiste.

Fabbrico è il paese in cui Camurri è realmente nato ma lo racconta attingendo dall’atlante della sua geografia interiore: un paesaggio letterario, piccolo come un set eppure dai confini smarginati in una natura fatta di boschi, perennemente avvolto in una nebbia vera e immaginata in cui può mescolare una narrazione reale e irreale e costruire una storia che ne contiene molteplici.

L’io narrante ha tre cose in comune con l’autore: è un educatore in una cooperativa che si occupa di salute mentale, è uno scrittore e si chiama Roberto, eppure è un personaggio che, per stessa ammissione di Camurri, non ha punti di convergenza autobiografica con lui. È un uomo irrisolto, pieno di frustrazioni e rabbia che odia la moglie, non ama il figlio, sente il peso della responsabilità di lavorare con malati mentali

Questo lavoro è la cosa più difficile della mia vita. Mi lascia spesso senza forze, stremato. Accettare che una mia decisione influisca sull’esistenza di un essere umano, le conseguenze, non avere un manuale di istruzioni, capire dove fermarmi, dove smette di essere una mia responsabilità. Osservare una vita andare rotoli sapendo che non posso salvarla. […] Provo spesso attrazione per la crepa che ha spaccato la vita dei matti, il momento in cui lo sono diventati, in cui hanno rotto le convenzioni. (p.14)

Un uomo che ha paura del processo di trasformazione che si sta compiendo in lui, che ha bisogno di ridefinirsi, di ritrovare le radici, di operare un rappacificamento con se stesso e con il suo passato e il lettore compie il percorso insieme a lui ascoltando la sua voce. Una voce che si mescola a quella dei tre protagonisti dei racconti che sta scrivendo: Alice, Giuseppe e Jack il cui vero nome è Andrea; i loro vissuti stratificano sulle pagine come layer, si muovono tra presente e passato nel tentativo di rammendare gli strappi subiti e autoprodotti, con cuciture nodose come cicatrici che si ha l’impressione di poter sfiorare toccando le pagine.

Sullo sfondo c’è Fabbrico, una casa con cinque comignoli e la nebbia. La casa - dove si è trasferita una strana famiglia che Andrea sente di dover osservare e che lo renderà testimone di una storia tragica - è graficamente presente nella bellissima illustrazione di Marco Petrella per separare i capitoli e si ripete sette volte partendo da un grigio chiaro per sfumare nel nero intenso di una notte sinistra e chiarificatrice.

La nebbia contenuta nel titolo densa, stirata, non fa vedere nulla: non la strada, non i campi attorno, non l’orizzonte. È solo grigio che pare infinito. Ha sfumature che si accavallano, correnti che vorticano, si innalzano e si schiantano, la nebbia schiuma e si infrange, si dilata e si ricompone in toni più chiari e poi più scuri. E quella stessa nebbia traghetta altrove l’io narrante che riesce a guardare la sua vita oltre quella foschia impenetrabile dove tutto diventa finalmente nitido grazie alla scrittura chiara e incisiva di Camurri. Una scrittura permeata inoltre di un lirismo green che si manifesta in modo particolare nelle descrizioni della pianura padana: una natura rigogliosa che genera continuità tra paesaggio urbano e rurale e diventa un espediente efficace per rafforzare l’indefinibilità del confine liquido tra realtà e irrealtà.

Accanto alla copertina del libro (San titre, 1954 di Roger Catherineau), la foto Sul Soffitto del Cielo (2018) di Annamaria Amabile.

Roberto Camurri è nato nel 1982, undici giorni dopo la finale dei Mondiali a Madrid. Vive a Parma ma è di Fabbrico, un paese triste e magnifico che esiste davvero. Il suo libro d’esordio, A misura d’uomo (NNE 2018), ha vinto il Premio Pop e il Premio Procida ed è stato tradotto in Olanda, Spagna e Catalogna. Il suo secondo romanzo, Il nome della madre (NNE 2020),  è stato tradotto in Olanda e Germania. Qualcosa nella nebbia (NNE 2022), è il suo terzo romanzo.

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