Fase 2, piani per il supporto alle aziende e controlli sulla sicurezza

Vertice in Prefettura con le forze dell'ordine. Presenti anche sindacati e Confindustria. Sarà attivato un numero verde per aiutare le imprese nell'attuazione dei protocolli. E intanto protestano le categorie che si sentono escluse

Una pattuglia dei carabinieri su via Trinchese semideserta (repertorio).

LECCE – Controlli negli ingressi per chi torna da fuor regione, ma anche e soprattutto supporto alle aziende nella messa in atto di tutti i protocolli necessari per un ritorno alle attività nelle più favorevoli condizioni di sicurezza possibili.

Nel primo giorno della cosiddetta “fase 2”, a Lecce è tornato a riunirsi, in Prefettura, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. All’ordine del giorno, l’attuazione delle misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica previste dal Dpcm del 26 aprile scorso. In collegamento da remoto, con il prefetto Maria Teresa Cucinotta, i vertici locali delle forze di polizia e dei vigili del fuoco, il presidente della Provincia, Stefano Minerva, il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, il dirigente regionale della Polfer, ma anche i segretari generali delle organizzazioni sindacali, il presidente di Confindustria Lecce, Giancarlo Negro, e i direttori del Dipartimento di prevenzione dell’Asl e dell’Ispettorato territoriale del lavoro.

Primo argomento, la mobilità che già da oggi si è apprezzata come più vivace. E non avrebbe potuto essere altrimenti. Soprattutto, però, sono da tenere in considerazione gli spostamenti dei salentini di rientro da fuori regione nelle proprie residenze. Non è previsto alcun esodo, ma, ovviamente, non per questo saranno assenti i controlli. I quali sono stati pianificati presso la stazione ferroviaria di Lecce e davanti al terminal di piazzale Carmelo Bene (ex foro boario), dove approdano le linee di pullman.

L’attenzione del Comitato, però, è stata rivolta in particolare alla programmazione delle misure e dei controlli nelle aziende affinché vi sia osservanza delle prescrizioni in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Base di partenza, l’articolo 2 dell’ultimo decreto del presidente del Consiglio, che amplia il novero delle attività consentite, segnando quindi l’avvio di una graduale ripresa in virtù del positivo andamento dei dati sul contagio. Esistono, a tale proposito, protocolli aziendali in conformità con quelli nazionali allegati al decreto.

Nel corso dell’incontro, è stata confermata la collaborazione delle organizzazioni sindacali, il cui ruolo è ritenuto importante nel rapportarsi con quelle datoriali, per trovare le intese sulla gestione sicura della ripartenza. Ruolo fondamentale, poi, quello degli enti bilaterali, soprattutto in considerazione della particolare difficoltà, segnalata anche da Confindustria, delle realtà economiche più piccole nell’organizzazione per processi e, quindi, nella stesura del protocollo aziendale.

Per supportare gli imprenditori nell’organizzazione della fase di avvio, il direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl, Giovanni De Filippis, ha preannunciato che sarà attivato un numero verde da consultare, utile proprio per individuare le misure organizzative indispensabili. Infine, è stato costituito un nucleo misto con componenti di vigili del fuoco, ispettorato territoriale del lavoro, nucleo provinciale dei carabinieri per la tutela del lavoro e personale dello Spesal dell’Asl per le verifiche e gli accertamenti.

La protesta di chi si sente tagliato fuori

Accanto a chi si sta lentamente riattivando, vi sono però molte categorie che si sentono tagliate fuori. Per esempio, gli odontotecnici. “È triste costatare che la categoria degli odontotecnici, oltre 20mila unità in Italia, sia diventata invisibile per la Regione Puglia, visto che ancora oggi non sono previste misure a sostegno dei lavoratori, né come professionisti né come micro imprese”, afferma il presidente leccese della categoria, Maurizio Botruno. “Gli studi lavorano solo con le urgenze. Non si commissionano più protesi o lavori a odontotecnici. Sono fermi da mesi, eppure gli affitti devono pagarli lo stesso, così come le utenze e tutti i costi di gestione. I lavoratori artigiani rischiano di essere tagliati fuori da ogni misura di sostegno economico. Per questo chiediamo al Governo e alla Regione di attivarsi al più presto per aiutare il settore che non può essere lasciato solo ad affrontare questa terribile emergenza”.

O, ancora ludoteche, centri ludici e parchi gioco. Nei giorni scorsi, una folta rappresentanza pugliese ha scritto al presidente Michele Emiliano, lamentando il fatto che, non esistendo una normativa specifica che possa tutelare la categoria, essa rischia ora di non riprendere più l’erogazione dei servizi. Le attività in questione chiedono quindi una partnership con enti statali e una concessione di contributi a fondo perduto per la gestione di centri estivi in supporto al terzo settore, secondo quanto annunciato dal ministro per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, per iniziative di coprogettazione.

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Tre, in particolare, le richieste. La prima, di essere inserite, le attività, in questo gruppo di lavoro, visto che ludoteche, centri ludici e parchi giochi hanno a disposizione locali e sedi rispettose di tutte le normative inerenti all’infanzia, e personale qualificato. La seconda: essendo le attività ferme dall’inizio dell’emergenza, per una veloce riapertura e per l’acquisto di materiale di sanificazione e dispositivi di protezione individuali, la possibilità di accedere a fondi di liquidità o che i dispositivi siano forniti direttamente dall’ente. Terza: poter usufruire di bandi di liquidità a fondo perduto o direttamente alle strutture o per le famiglie, per far ripartire e per mantenere le strutture aperte rispettando i pagamenti relativi ai costi fissi e dell’eventuale personale dipendente.

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