Venerdì, 19 Luglio 2024
Attualità

La prova “pratica” diventa “scritta” e ora per il Tar è da rifare

L’esame riguarda la copertura di quattro posti di dirigente farmaceutico presso l’Asl di Lecce. Accolte le contestazioni dei ricorrenti sullo svolgimento

LECCE – Se la matematica non è un’opinione, lo stesse verrebbe da dire per la semantica. E così, se una prova a un concorso pubblico è definita come “pratica”, non può trasformarsene in un’altra in forma “scritta”. Cioè, quanto accaduto di recente a un concorso indetto per la copertura di quattro posti di dirigente farmaceutico presso l’Asl di Lecce. Risultato: quando alcuni partecipanti hanno fatto ricorso, il Tribunale amministrativo regionale di Lecce ha dato loro ragione. Sulla base di una serie di presupposti, fra cui la violazione del principio dell’anonimato.

In quattro hanno invocato l’annullamento della prova, rivolgendosi all’avvocato Antonio Quinto. E i giudici della seconda sezione (presidente Antonella Mangia, estensore Roberto Michele Palmieri, primo referendario Andrea Vitucci) hanno accolto la loro lamentela. Quella prova dovrà essere rifatta. In senso… pratico.   

Il bando ne prevedeva tre, di prove: una scritta, una pratica (appunto) e una terza orale. I quattro che successivamente avrebbero promosso il ricorso, superata la prova scritta, si erano però fermati a quella pratica. Che, tuttavia, secondo le contestazioni, la Commissione aveva fatto svolgere come un’ordinaria prova scritta. Un’altra, insomma. Senza interazione con i candidati.

Per il legale dei ricorrenti, la sostituzione della prova pratica con un’ulteriore prova scritta avrebbe presentato diversi profili di illegittimità. La violazione delle previsioni del bando, per cominciare. Ma anche l’irragionevolezza ai fini della verifica della capacità professionale, così come la già citata violazione del principio dell’anonimato, atteso che gli elaborati dovevano essere consegnati alla Commissione con l’indicazione nominativa dei candidati.

Nel caso finito sotto la lente del Tar, la prova pratica consisteva in tecniche e manualità peculiari della disciplina farmaceutica messa a concorso. Una prova che si era tradotta nello svolgimento di un elaborato scritto, firmato dal candidato, concernente una dispensa con prescrizioni del Servizio sanitario nazionale e illustrazione della normativa di riferimento. Ai sensi del bando, doveva svolgersi “su tecniche e manualità peculiari della disciplina farmaceutica messa a concorso. La prova pratica deve comunque essere anche illustrata schematicamente per iscritto”. Di fatto, chi si è presentato nel plesso per il secondo esame, dopo aver superato il primo, s’è trovato davanti il seguente testo: “Il candidato dispensi una prescrizione del SSN di colecalciferolo 50.000 u.i. Ne descriva gli aspetti normativi”. Al termine, gli elaborati consegnati con indicazione del nominativo.   

Il Tar, alla fine, ha accolto i motivi di ricorso, evidenziando in particolare come le modalità di svolgimento della prova pratica attraverso un elaborato scritto violi in modo manifesto un principio fondamentale dei concorsi pubblici e cioè quello dell’anonimato che garantisce la correttezza e imparzialità delle determinazioni della Commissione.

Morale: la prova pratica, per come si è svolta, è stata annullata. E per effetto della sentenza, che ha valenza di carattere generale per tutti i concorsi pubblici, la Commissione dovrà ripeterla, allineandosi alle previsioni del bando, con l’ammissione di tutti i candidati che avevano già superato la prova scritta. In modo che l’amministrazione possa verificare in concreto la capacità professionale dei concorrenti in relazione ai posti messi a concorso.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La prova “pratica” diventa “scritta” e ora per il Tar è da rifare
LeccePrima è in caricamento