Sabato, 18 Settembre 2021
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Con due dosi di vaccino, ma senza green pass: anomalie e disagi al tempo della pandemia

La vicenda quasi paradossale di Gianmarco è comune a quella di diversi giovani che hanno ricevuto la prima dose in una regione e completato il ciclo in Puglia. Il 26enne vaccinato a Milano e Lecce si ritrova con due “prime” dosi e senza certificazione verde. Figliuolo aveva imposto agli enti di evitare tali incongruenze

Foto di repertorio di un hub vaccinale

LECCE - Nonostante le due dosi di vaccino somministrate regolarmente, nei mesi di luglio e agosto, una in Lombardia e l’altra in Puglia, a Lecce per l’esattezza, si ritrova con due prime dosi registrate in due regioni diverse e senza Green Pass definitivo per la conclusione del ciclo vaccinale. La vicenda che vede protagonista un giovane studente universitario di 26enne, originario di Lecce ma residente a Milano, è quasi paradossale.      

Il racconto descrive di anomalie e incongruenze ai tempi dell’emergenza pandemica e discrasie delle piattaforme e dei database delle Asl che confluiscono al Ministero della Salute e che raccolgono i dati incrociati della campagna vaccinale.

E non si tratterebbe di un caso isolato, tra studenti e vacanzieri che, dopo aver effettuato la prima somministrazione del vaccino nel Comune di residenza o di domicilio al Nord Italia, sono “scesi” giù in Puglia e nel Salento per le vacanze estive. E sfruttando la possibilità offerta dalla Regioni di completare il ciclo vaccinale anche nel luogo di villeggiatura o di rientro temporaneo hanno deciso di recarsi negli hub pugliesi per la somministrazione della seconda dose.

Convinti e fiduciosi di aver completato l’iter e sperandosi di scaricare il “prezioso” certificato verde con il quale poter accedere tranquillamente a tutte le attività e i luoghi che richiedono l’esibizione del fatidico Green Pass. La storia di Gianmarco, descritta con dovizia di particolari anche dal padre Michele Del Coco, racconta tutto un altro mondo.

E le traversie di un giovane che pur essendo regolarmente vaccinato non può ancora ottenere il rilascio del certificato verde in quanto dalle piattaforme e dagli archivi delle Asl  e del ministero, i dati non allineati, confluiti dopo la somministrazione delle due dosi di vaccino in due regioni differenti, non attestano il completamento del regolare ciclo vaccinale. Morale della favola, Gianmarco si ritrova con due “prime” dosi sul groppone, una quella somministrata il 9 luglio scorso a Milano, e l’altra (che poi sarebbe la seconda dose annotata solo a penna sul foglio della vaccinazione) del 17 agosto effettuato nell’hub di Lecce.

“Ho la necessità di segnalare questo problema occorso a mio figlio, ma che ha avuto coinvolti tanti altri cittadini che, come Gianmarco, hanno avuto la sventura di fare la prima dose di vaccino in Lombardia e la seconda in Puglia” spiega il padre Michele, “per ragioni di lavoro o di studio, infatti, molti cittadini che hanno fatto la prima dose al Nord, si sono trovati al Sud con la scadenza del periodo per la seconda dose, per ferie o vacanza”.

“Il generale Figliuolo tra l’altro” puntualizza il padre del ragazzo, “per tempo aveva richiesto alle Regioni massima attenzione alla paventata possibilità. Ma, malgrado ciò, la Regione Puglia, ovvero i responsabili della piattaforma su cui registrare le vaccinazioni, che contestualmente confluiscono nella piattaforma ministeriale, non hanno evidentemente considerato il problema tant’è che, nel caso di specie, mio figlio, non poteva essere registrato come seconda dose, e  presumo perché non avesse in Puglia la registrazione precedente, ma solo come prima”.

In effetti dal riscontro telematico effettuato presso la Asl leccese è emerso che sulla piattaforma deputata ed emettere automaticamente il Green Pass, il 26enne risulta essere vaccinato una prima volta a Milano, il 9 luglio del 2021, ed una seconda volta, ma come “prima dose” a Lecce in data 17 agosto 2021.

“Ad oggi, a distanza di giorni, mio figlio non ha ancora il Green Pass e non può accedere in nessun luogo, in palestra o all’Università, o in un semplice ristorante se non con un tampone a proprie spese” incalza il padre di Gianmarco, “così come ha dovuto fare nei giorni scorsi per accedere allo stadio, a Milano, ottenendo il visto temporaneo di 48ore. Segnalo questa situazione” conclude Michele Del Coco, “nella speranza che si possano smuovere le acque perché, sembrerebbe che ne l’Asl, ne i medici dei centri di vaccinazione, ne il medico di base, possano intervenire ma, forse, potrà farlo solo il ministero, anche se ancora non abbiano capito in che modo. Nel frattempo suggerirei almeno una disposizione nella quale si autorizzi l’ingresso delle persone incorse in questo bug, con la dimostrazione cartacea delle due dosi di vaccino somministrate”.

Personalmente abbiamo suggerito allo sfortunato Gianmarco di provare a presentarsi presso l’hub  vaccinale o l’Asl lombarda presso la quale  ha effettuato la prima dose a luglio con la certificazione rilasciata dalla Asl leccese dopo “seconda” dose somministrata ad agosto nel Salento nella speranza che si possano riallineare i dati e ristabilire il quadro della situazione. Si attendono riscontri.

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