Martedì, 27 Luglio 2021
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Mezzanotte, esplode la festa: il senso di una vittoria ai tempi della pandemia

Anche a Lecce e nel Salento, un tripudio di bandiere e cortei. È la gioia per la conquista degli Europei di calcio, unita alla voglia di tornare a vivere. L'Italia di Mancini ha unito tutti e insegnato che nessun obiettivo è impossibile, se ci sono impegno e forza di volontà

La festa esplode qualche minuto dopo mezzanotte, ed è inevitabile, incontenibile, un fiume in piena. In mezzo ci sono emozioni che si mescolano e deflagrano come una bomba a orologeria. Ci sono i ricorsi storici, l’orgoglio di un’italianità ritrovata nel pallone come già avvenuto in altre epoche più o meno recenti. E c’è anche la voglia di lasciarsi dietro, almeno per lo spazio di alcune ore, pensieri amari di un anno e mezzo vissuto in permanente stato di semilibertà, sotto il giogo della pandemia e dell’inasprimento della crisi economica, di urlare al cielo stellato di una notte d’estate la propria,  irresistibile, felicità.

La magia del trono d’Europa riconquistato dopo oltre cinquant’anni suona come un inno alla vita ritrovata. Peccato solo che il Covid-19 sia tutt’altro che un ricordo alle spalle, qualche strascico la festa smodata di questa notte potrebbe lasciarlo, in termini di contagi, gli appelli a mantenere distanze e indossare mascherine sono caduti più o meno nel vuoto. Ma era quasi scontato.

Video | La festa in città

L’Italia di Mancini, che arriva davanti alle telecamere con il volto tirato e incapace di mettere insieme due parole di fila, tanta la mole di sensazioni che l’assalgono e che questa notte non lo faranno dormire, è un gioiello confezionato con cura maniacale, una pozione magica che contiene ingredienti a non finire. Fantasia e calcolo, estro e tattica, vocazione alla lotta, concentrazione, capacità di risposta davanti all’imprevisto, spirito di gruppo, testardaggine e un pizzico di sana follia, che non guasta mai.

Tutto il meglio di quello che questo Paese sa offrire, quando si sente in vena. E tutto in grado di generare anche una simpatia trascinante e unire un popolo oltre quei campanili solitamente divisi proprio dal calcio. Di fronte a un’atmosfera simile, persino la fortuna ha finito per prendere le difese di una parte e strizzare l’occhio due volte di fila davanti alla lotteria dei tiri dal dischetto. Sì, ma a chi, in fin dei conti? Proverbialmente, agli audaci. Come dire: la vittoria è sudata e meritata. La vittoria è di rigore.  

E così, a Lecce e in tutto il Salento, come in ogni altra località italiana, città, paese, frazione che sia, un tripudio di bandiere ha invaso le strade fino a notte fonda. Giovani, soprattutto, ragazzi a torso nudo, grondanti di sudore in questo luglio umido e afoso, e ricoperti sulle spalle dal tricolore, coppiette con le dita di due mani intrecciate, e con quelle libere impegnate a suonare trombe da stadio in mezzo all’imbottigliamento fra via Trinchese e viale XXV Luglio, botti avanzati dal carnevale esplosi all’improvviso vicino alle poste di piazza Libertini, canti da stadio in piazza Sant’Oronzo: “chi non salta è un inglese”, l’ormai cult “popopopo” lanciato ora da questo, o da quell’altro gruppo marciante in trionfo verso l’ovale, l’inno nazionale cantato a squarciagola e fuori tempo da centinaia di voci stonate come campane, ma con tanto di quel cuore che a Mameli stesso verrebbero i brividi.

Come umanità ne abbiamo vissute talmente tante, in questi strani tempi, con cambiamenti repentini nello stile di vita, impedimenti, necessari divieti e precauzioni, lutti, paure, isolamenti forzati, che simili celebrazioni sembravano relegate a momenti della storia talmente lontani nel tempo, nella percezione comune, da temere che non sarebbero tornati mai più. Non scordiamoci che la guerra al virus è ancora in atto e che la vittoria deve ancora arrivare. Ma per una notte, almeno per una, godiamoci l’ebbrezza di essere sul tetto d’Europa a livello calcistico. E che lo stesso ottimismo che ha spinto gli azzurri alla conquista dei campionati europei sia da sprone. Ci libereremo anche dell’incubo che avvolge i nostri giorni. Prima regola: essere uniti per un obiettivo comune. Nessun obiettivo è impossibile.  

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