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Mercoledì, 25 Maggio 2022
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La poesia per Giuseppe Semeraro: atto sovversivo di “inutile” bellezza

La nuova silloge di poesia del poeta e attore teatrale Giuseppe Semeraro per la casa editrice AnimaMundi: "Da qui a una stella l’infinito scritto sul corpo"

Che cos’è un corpo? Cosa lo definisce?

Nella sua ultima silloge Da qui a una stella l’infinito scritto sul corpo (AnimaMundi), Giuseppe Semeraro tocca il corpo poetico, la sua finitezza, il modellamento che subisce con l’esperienza e il viaggio metaforico, e lascia che si affermi per assenza. Nella prosa poetica di Semeraro il corpo c’è, ma non si vede. È entità incorporea, gesto, spazio occupato, atto politico. Sono gli occhi e la voce a prevalere per raccontarlo, per affermare la sua esistenza in un tempo come questo che ha cancellato i volti, che ha operato un restyling esistenziale nella contingenza esiziale.

Il corpo è l’involucro della meraviglia meccanica degli organi vitali. Dell’anima. Delle emozioni.

Offro alla voce un luogo

svuotando per lei tutte le stanze

offrendole tutti i vuoti del corpo

tutte le cavità che incutono tremori

possa la mia voce diventare eco e non morire

farsi canto su labbra sconosciute

possa la mia voce cercarti ciecamente

con una mano che ti accarezza al buio

possa la mia voce trovare in te un vuoto

una cattedrale altissima

il cavo della tua anima dove tutto risuona. (p. 24)

Quello di Semeraro è anche corpo della parola da scegliere accuratamente in senso universale e proprio la scelta conferisce alla parola un peso specifico straordinario che conduce a qualcosa di inaspettato che forse non esisteva prima: un paesaggio di possibile cambiamento.

Non esiste una parola

Ma la voce disarma ogni lingua

la parola che non scriviamo

guarda negli occhi

è la parola che indovina

che trova tra le righe

ciò che resta da dire

la parola che ha la forza nottambula

di suonare ancora

mettendo voce agli stessi accordi.

Brilla sulle labbra una parola

quando sfiora veloce un dubbio

porta le cose dove non hanno nome

dove durano il tempo di un respiro. (p. 41)

Dunque per Semeraro la poesia è un atto sovversivo di ‘inutile’ bellezza, è processo di completamento dell’umano perché il poeta, come tutti gli artisti, innesca la dialettica infinita del guardare - per guardarsi - per farsi guardare. A voler esplicitare l’affermazione si potrebbe dire che all’osservazione del contingente segue quella del proprio lavoro e infine quella del lettore che offre all’artista nuove possibilità di conoscenza per proseguire il proprio percorso di ricerca. E quello di Semeraro ha una sua maturità, profondità e sensibilità che allarga l’ambito della sua personale e originale investigazione.

Alla fine della silloge Semeraro usa anche il linguaggio teatrale (Quarantena delirium. Monologo teatrale) perché è uno degli habitat naturali della sua scrittura. E anche qui il corpo occupa lo spazio scenico della poesia e rende l’involucro un complesso sistema di linguaggi; si fa luogo sacro in cui dimora il mistero della relazione anche negata con l’alterità a causa della pandemia, la conoscenza, Dio. Il corpo si fa mondo dentro il quale si può concepire l’esistenza propria e altrui, purché l’ascolto di quella voce che sgorga densa sia attento. Ricorrente è l’uso della parola DNA che, se fosse altro dal consueto acronimo, potrebbe significare Di Notte Ama: quando il corpo incontra l’alterità come forma estrema di amore; quando nel silenzio del buio incontra Dio, qualunque esso sia, e si rende nenia, respiro e afflato.

In Da qui a una stella l’infinito scritto sul corpo di Giuseppe Semeraro ogni corpo contiene una carica poetica di carne viva e muscoli tesi, rabbia e tenerezza, infiniti inverni e inattese primavere. Quella di Semeraro è una parola poetica capace di carpire e fissare le tracce dell’umano, fotografare gli accadimenti del mondo e metterli nero su bianco.

Giuseppe Semeraro è un poeta, attore e regista che lavora in ambito teatrale da più di vent’anni (con Il teatro della Valdoca, con Danio Manfredini in diversi spettacoli e Alessandro Serra nello spettacolo Frame).

Tra i fondatori della compagnia Principio Attivo teatro (2007), Semeraro ha diretto come regista Storia di un uomo e della sua ombra (finalista scenario e premio Eolo 2009), La bicicletta Rossa (premio Eolo 2013 ) e Opera Nazionale Combattenti (finalista in-box 2016). Nel 2015 ha realizzato lo spettacolo Digiunando davanti al mare ispirato alla figura di Danilo Dolci.

È autore di diversi libri di poesie: Cantica del Lupo, Due parole in croce, A cosa serve la poesia da cui è stato tratto lo spettacolo con Gianluigi Gherzi. 

Da qui a una stella l’infinito scritto sul corpo (AnimaMundi) è la sua ultima silloge. In copertina Corpo danzante XXIV dell’artista Fabio Inglese.

La foto intitolata Caravaggio (2010) è di Annamaria Amabile.

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