“Noi in ginocchio”. Accesa protesta di spettacolo e commercio, ma senza numeri

Davanti all'Apollo e in piazza Sant'Oronzo, a Lecce, due manifestazioni. Una terza a Gallipoli. Ma poche centinaia di partecipanti ad ascoltare le ragioni in campo

LECCE – La protesta c’è, vorrebbe essere vigorosa, ma è troppo frazionata. I grandi temi sembrano solo sorvolare la provincia, quasi statica nel suo eterno incedere sonnolento. N’è testimone il passeggio ininterrotto su via Salvatore Trinchese. Solo le mascherine appese alle orecchie (qualcuna sotto la linea Maginot del naso) cambiano un paesaggio umano che, altrimenti, sarebbe identico a sé stesso. Quello di sempre, la vasca. Che però ha un non so che di sinistro, al tempo del mutante coronavirus, fra gli sguardi diffidenti dei passanti che s’incrociano. Chiunque potrebbe infettare e quel minuscolo assassino dell’umanità sembra quasi vederlo svolazzare nel lungo e stretto rettilineo pedonale.   

Attorno, i lavoratori dello spettacolo appollaiati simbolicamente davanti teatro Apollo e le partite Iva, sull’ovale di piazza Sant’Oronzo, a fatica, megafoni in mano, cercano di catalizzare l’attenzione. I numeri, ancora ufficiosi, non sono da record. Un centinaio scarso davanti all’Apollo, una sessantina in piazza, Mascherine Tricolori incluse, cifra che rasenterà a sua volta il centinaio quando inizierà il breve comizio e si fermeranno diversi passanti. A Gallipoli, dov’è prevista un’altra manifestazione alla stessa ora, le 18, non va meglio. Alle 20, si raggiungerà la trentina di partecipanti.

Video | Le ragioni delle Partite Iva

Il Dpcm ne colpisce tante, di categorie, le proteste si moltiplicano, ma al tempo dei social la piazza reale sembra quasi abbandonata, prediligendo quella virtuale. Che lascia il tempo che trova, checché si pensi e se ne dica. Così non va, lo dicono apertamente le Partite Iva, chiedendo, megafono alla mano, più coesione reale.   

E, intanto, le due manifestazioni di oggi. The show must go on, “lo spettacolo deve continuare”, come cantava Freddy Mercury annunciando la sua malattia, mentre la stampa già da tempo diffondeva notizie preoccupanti sulla sua salute. Frase riportata ai piedi dell’imponente colonnato del maestoso teatro Apollo, vicino al baule contenente alcuni strumenti musicali, tra i cartelli “l’assenza spettacolare” e “luogo sicuro” posati dai rappresentanti del mondo della cultura e dello spettacolo, che si sono dati appuntamento per manifestare contro la chiusura di teatri e cinema fino al 24 novembre.

“Lo spettacolo deve continuare”, perché anche quando le cose vanno male, bisogna continuare a vivere, fino alla fine. Ma con l’aiuto delle istituzioni, dichiarano Tommaso Moscara, Slc Cgil spettacolo, Titti Stomeo, promoter e direttrice artistica, e Toto Specchia, tecnico di produzione. Chiedono l’intervento dello Stato per sopravvivere e portare il pane alle famiglie, la possibilità di avere un contratto nazionale di categoria per poter viver questi periodi in maniera più tranquilla. E lo fanno ai piedi del simbolo della cultura leccese, linea di continuità tra la storia del passato e la modernità, perché dell’arte, nelle sue mille sfaccettature, si ha sempre bisogno. Per il bene del territorio, del cuore e della mente.

Poco distante, in piazza, il popolo delle partite Iva e dei commercianti srotola striscioni dagli slogan brevi come frecciate. “Se a casa dobbiamo stare lo Stato deve pagare”. Ancora, un eloquente manifesto funebre steso sul selciato: “Il 25 ottobre 2020 è morta l’economia italiana”. Alessia Ruggeri, presidente nazionale dele Partite Iva unite italiane e vicepresidente nazionale di Confimprese Italia, sbotta: “Non si dica che i sindacati non sono vicini a imprese e artigiani, siamo alla mercé di un governo che la notte fa Dpcm senza che passino dal Parlamento, a proprio piacimento, e pretende che noi rispettiamo le regole. Questa è dittatura”. Qualcuno (uno solo) chiede di abbassare la mascherina, perché “non c’è il Covid”, ma lei ricorda che “non siamo negazionisti”.

Video | Le ragioni dello spettacolo

Il Covid esiste, eccome, ma il dramma sono anche i mutui. Per esempio. “Ci stanno togliendo la dignità, ognuno di noi deve rivendicare il diritto alla libertà”, tuonano. “Nessun imprenditore, nessun commerciante deve vergognarsi di essere in una situazione di necessità voluta da un governo che toglie mezzi di sussistenza. Il governo e le banche hanno girato le spalle ai commercianti consegnandoli all’usura. E si gira dall’altra parte”.

Ci sarebbero argomenti da approfondire e voci da sentire, obiezioni da fare e serie ragioni ascoltare. Ma, intorno, il flusso continua a scorrere e sembra, semplicemente, che si sia nella solita, rassegnata, attesa che da altrove arrivino le decisioni.

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