Caso Emanuela Orlandi, ossa a Lecce. Ecco come lavorerà il Cedad

Contributo del Centro che fa capo al Dipartimento di matematica e fisica di UniSalento in uno dei grandi misteri d'Italia

LECCE – L’ipotesi è suggestiva, il risultato finale, per nulla scontato. Si svolgeranno a Lecce nuove analisi scientifiche che potrebbero contribuire a fare luce sul caso della scomparsa di Emanuela Orlandi, un mistero lungo trentasette, interminabili anni. Emanuela Orlandi, figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia, scomparve nel nulla a 15 anni il 22 giugno del 1983. Da allora, con indagini che non sono mai giunte a una conclusione, pur seguendo varie piste, si sono sprecate le ipotesi, che si sono intrecciate anche con i più scottanti retroscena e fatti di cronaca di quegli anni, dallo scandalo Ior alla banda della Magliana. Un tormento per la famiglia, quelle domande mai approdate a una risposta chiara e univoca, e, nel contempo, un giallo che da decenni tiene l’Italia con il fiato sospeso.  

Prof. Calcagnile-2Al centro di tutto alcuni frammenti di ossa ritrovati nel Cimitero Teutonico, diversi da quelli già analizzati con metodo scientifico dalla polizia, che ha stabilito una datazione anteriore al 1964, quindi prima che la ragazza fosse nata. La decisione di procedere a questi accertamenti è stata della famiglia di Emanuela Orlandi e ora di quei frammenti se ne occuperà il Cedad, cioè il Centro di fisica applicata, datazione e diagnostica del Dipartimento di matematica e fisica “Ennio De Giorgi” dell’Università del Salento, diretto dal professor Lucio Calcagnile (nella foto), ordinario di Fisica applicata.

I reperti sono stati selezionati dall’antropologa Laura Donati e, come detto, provengono dal Cimitero Teutonico della Città del Vaticano. Le indagini antropologiche saranno integrate da quelle genetiche, che verranno effettuate a Milano dal professor Giorgio Portera, e dalla datazione con il radiocarbonio che verrà effettuata – appunto – al Cedad dell’Università del Salento.

Per stabilire la cronologia dei reperti – illustra una nota dell’Università del Salento, i ricercatori del Cedad utilizzeranno la tecnica della spettroscopia di massa ultrasensibile, che utilizza un acceleratore di particelle per la misura degli isotopi del carbonio (detta anche Ams - Spettrometria di massa con acceleratore). Su ogni campione verranno seguiti i protocolli internazionali previsti per la preparazione chimica, che consisterà nell’estrazione del collagene, da cui verrà prodotta l’anidride carbonica che contiene tutte le informazioni sull’età del reperto. Successivamente – prosegue la nota - si effettuerà la trasformazione del gas in fase solida, cioè in grafite, prima della misura con l’acceleratore Tandetron. La sensibilità della tecnica che utilizza l’acceleratore Tandetron è molto elevata: sarà sufficiente prelevare circa un grammo di materiale per effettuare le analisi su ogni campione.

Preparativa-2Per la ricerca della compatibilità dei reperti con Emanuela Orlandi, i ricercatori del Cedad cercheranno di stabilire se le misure del radiocarbonio di qualche reperto si collocheranno sulla curva del “Bomb Spike”. Cosa significa? Significa che a causa dei test nucleari effettuati da varie nazioni dopo il 1950, infatti, tutti i reperti provenienti da individui nati dopo il 1950 (come Emanuela Orlandi) presentano un aumento del rapporto isotopico del radiocarbonio con valori che si posizionano sulla curva. Se questo si dovesse verificare si procederà alle indagini genetiche e all’estrazione del Dna da confrontare con quello dei familiari.

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Il Cedad utilizza la tecnica Ams fin dalla sua fondazione e ha analizzato e datato decine di migliaia di reperti. Sulla base di questa esperienza, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, con sede a Vienna, ha chiesto al professor Calcagnile di organizzare al Cedad un workshop specialistico sulle scienze forensi basate tecniche nucleari e complementari. Il workshop si sarebbe dovuto tenere a maggio di quest’anno, ma è stato posticipato al 2021 per l’emergenza Covid-19.

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