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Rosticcerie e pizzerie al taglio fuori dal Decreto ristori, scatta la protesta

Apisa, che fa capo a Confartigianato, si rivolge al governo ma anche al Comune: "A livello locale, restare aperti fino alle 22"

LECCE – Il Decreto ristori rischia di lasciare fuori diverse categorie dai fondi stanziati dal governo per ripianare, almeno in parte, le perdite previste in questo periodo segnato dalle restrizioni del nuovo Dpcm. Fra queste, rosticcerie, piadinerie e attività di pizzeria al taglio. A lanciare l’allarme, chiedendo subito una revisione, è Confartigianato imprese Lecce. 

“È un grave colpo per l’artigianato della ristorazione”, commenta Giuseppe Lucia, presidente di Apisa, l’Associazione pizzaioli salentini di Confartigianato. “Locali come rosticcerie, gastronomie e pizzerie al taglio, già colpite dalle misure previste dall’ultimo Dpcm e che stanno registrando gravi cali di fatturato, non riceveranno nessun ristoro da parte del governo. Nelle tabelle presenti nel Decreto ristori – sottolinea - non sono stati inseriti i codici Ateco relativi alle attività senza somministrazione”.

“È un vero paradosso”, prosegue lucia. “Secondo il Dpcm possiamo lavorare fino a mezzanotte con i servizi di asporto e consegna a domicilio ma questo non basta per rientrare delle spese. Abbiamo registrato perdite del 50 per cento e senza gli aiuti statali molte imprese rischiano di chiudere. Chiediamo al governo di intervenire urgentemente per rimediare a un grave errore che può danneggiare seriamente numerose imprese del territorio”.

Confartigianato Lecce rivolge un appello anche agli enti locali per chiedere provvedimenti ad hoc per le imprese del territorio salentino. “A livello locale chiediamo che sia concesso al settore della ristorazione di poter tenere aperte le attività fino alle 22, sempre nel rispetto dei protocolli di sicurezza – aggiunge il presidente Lucia -. Bisogna tenere conto delle differenze nella diffusione del contagio all’interno delle singole province, cercando di tutelare le attività presenti nei territori il cui il contagio è limitato”.

“A questo proposito – conclude - chiediamo al sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, di rivedere l’ordinanza di divieto di vendita di alcolici dopo le 21, un provvedimento condivisibile per limitare assembramenti pericolosi ma che, di fatto, danneggia anche le attività che offrono servizi a domicilio”.

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