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Martedì, 21 Maggio 2024
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“Siamo agenti di polizia. E chiediamo rispetto”

Gli agenti della polizia locale del Salento protestano contro il Ddl “Disposizioni per il coordinamento in materia di politiche integrate per la sicurezza e di polizia locale”. Pubblichiamo integralmente un loro documento

“Sullo sfondo di questo convegno vi è la storia remota e recente della polizia municipale che ormai da anni va dibattendo questi temi. Ormai si va interrogando sul suo stato giuridico, ormai da anni in convegni, sulle riviste, va portando avanti sempre lo stesso discorso, un discorso che io trovo per un verso minimale nel senso cioè che i vigili urbani non chiedono troppo, e un discorso che per altro verso io trovo giusto e sacrosanto …. i vigili urbani, in una parola, chiedono allo Stato Italiano di sapere che cosa devono fare, per chi devono lavorare, quali sono i loro compiti, quali sono i limiti delle loro attribuzioni. Credo che è il meno che un Corpo di Polizia possa chiedere al proprio Stato. Qualcuno di voi, ricordate, ha contato oltre cento compiti dei vigili urbani. In qualche altro convegno per sintetizzare questa caratteristica peculiare e atipica, diciamolo pure, del vigile urbano che è chiamato a svolgere compiti di polizia amministrativa, pubblica sicurezza, polizia giudiziaria, si usò l’espressione significativa di Vigile Uno e Trino perché una sola persona è chiamata a svolger tre funzioni, tre incombenze fondamentali della vita dello Stato”

Giudice  Enzo Binetti, Bari 27 Gennaio 1980

Convegno meridionale sulla Polizia Locale

Provincia di Lecce. Sono in tanti gli agenti di Polizia Locale dei vari comandi disseminati in terra salentina, da Leuca al capoluogo barocco,  che svolgono il proprio dover al di là delle difficoltà, con lo sguardo sempre rivolto al bene comune e alle esigenze del territorio in cui operano.

Un ruolo importante, a volte difficile, scomodo, svolto spesso da giovani molto preparati che danno lustro alla divisa che indossano con passione e spirito di abnegazione.

Questi poliziotti sono gli stessi giovani uomini e donne, che - approdati nei corpi ove esperiscono sulla propria pelle la strada, il traffico, la gente, i loro problemi, il dolore causato dalla pandemia che li ha visti dal primo istante presenti, solerti, immancabile presenza giunta sul territorio, spesso dopo aver conseguito lauree e aver completato corposi percorsi di studi al fine di superare i concorsi pubblici -  hanno, nel corso dell’ultimo ventennio, cambiato il volto della Polizia Locale, conferendo competenze, conoscenze e dignità al comparto, ma che troppo spesso restano privi di tutele, privi di una cornice capace di contenerli in modo strutturato e ben organizzato. Sono un corpo ibrido, bisognoso da lungo tempo di una riforma  che rinnovasse e migliorasse la loro  vita professionale, che restituisse il giusto rispetto a questi agenti di Polizia. Nulla è cambiato dalle parole citate in premessa dal Giudice Binetti nel lontano 1980, l’incertezza e la solita prudenza italiana che molto spesso allunga i tempi tecnici e fa perdere le occasioni di migliorare come sempre predominano la scena.

E veniamo alla legge, il DDL composto da ventitre articoli “Disposizioni per il coordinamento in materia di politiche integrate per la sicurezza e di polizia locale” che abroga la vecchia L.  7 marzo 1986, n. 65,  riscritta e lanciata in questi giorni contro la Polizia Locale che la recepisce come fosse una tegola in testa. Di fatto lo è.

Ecco perché: i compiti sono quelli di sempre, polizia stradale e rilevazione sinistri, polizia amministrativa locale, dell’edilizia e dell’urbanistica, del commercio, del prelievo ittico e venatorio, polizia ambientale, e chi più ne ha più ne metta, ma attenzione! Il tutto secondo i giusti paletti. Sicurezza urbana,  prevenzione e repressione di illeciti i compiti affidati all’ “articolazione esterna di cui l’ente locale per l’esercizio della funzione di Polizia Locale”, nessuna azione di bilanciamento e armonizzazione che equipari, dunque,  questo corpo che di fatto svolge attività di polizia alle altre forze di polizia.

Gli agenti di Polizia Locale, ovvero di prossimità, cioè la polizia che conosce la sua gente, che presidia quotidianamente il territorio, che ha il polso della comunità, delle sue istituzioni, con cui da sempre collabora e si interfaccia attraverso continui scambi a volte molto difficili da equilibrare, passando attraverso la conoscenza degli illeciti che si perpetuano nei paesi e che quotidianamente questi uomini e queste donne combattono, non senza difficoltà, non con la giusta protezione, né con l’adeguata formazione, per giungere fino alla lotta alla criminalità micro, semi o  più o meno organizzata nei vari strati delle maglie sociali, in situazioni di traffico di droga, prostituzione, ambienti di  gang e di disagi sociali vari - non viene dunque riconosciuta come forza di polizia.

A noi si chiede la garanzia del decoro urbano, della rilevazione degli incidenti stradali h24 (forse), ma  i corpi saranno armati in relazione alle volontà dei sindaci di turno! Qui sì, qui no! Ora forse, domani sicuro. Magari mai! Non ci viene garantito l’accesso alle banche dati nazionali, o almeno non senza limitazioni. Non ci viene offerta una tutela legale per eventi accaduti durante il servizio, chiediamo tutele assicurative, infortunistiche e previdenziali uguali a quelle della Polizia di Stato, chiediamo di svolgere le funzioni di PG nella loro pienezza, chiediamo una formazione in grado di arricchire di giusti know-how, sicurezza e preparazione gli operatori. Chiediamo di lavorare di più. E meglio. Abbiamo tante richieste perché abbiamo tanta voglia di lavorare.  Assistiamo oggi ad una umiliazione di categoria senza precedenti, dopo oltre quarant'anni di parole e illusioni, si giunge oggi ad una ulteriore manomissione di una legge che era già insufficiente e poco dignitosa. Speravamo sinceramente che il tempo di un giusto riconoscimento e di una degna collocazione della nostra figura lavorativa fosse giunto. Il DDL presentato, però, ci riporta ad una realtà peggiore del previsto. Il disegno di Legge, passato dalle penne dei funzionari del ministero degli Interni ha, a nostro parere, subito uno stupro che non offende soltanto la nostra dignità.

Esso offende anche la nostra intelligenza, scaraventandoci indietro nel tempo, molto più indietro degli anni ’80. Siamo in strada tutti i giorni, esattamente come le altre forze di polizia. Siamo tutti sott’organico, il numero delle unità presenti sul territorio è ben lontano da quello normativamente previsto (circa un’unità ogni quattro/cinquecento abitanti) e spesso e volentieri, gli agenti sono legati agli enti locali da aberranti contratti part time, che ledono dignità e tolgono respiro. Qualità e sicurezza nello svolgimento dei vari servizi restano una chimera. Ciò che vogliamo scongiurare è il rischio di non fare più bene il nostro lavoro.  Non vogliamo rischiare di stancarci, di demotivarci, di sentirci schiacciati dal peso dell’invisibilità, del non riconoscimento. Ci sono dei grandi assenti, a nostro parere, all’interno del DDL.

Siamo noi, nessuno ha raccolto la nostra voce. Sicurezza urbana e attività investigativa dovrebbero essere per noi pane quotidiano, ma non ci viene concesso, la formazione deve essere strutturata e garantita ad ognuno di noi indistintamente.  Livrea e  divisa nazionale vanno a farsi benedire (il testo normativo rimette alle regioni la scelta di livree, divise e segni distintivi). La creatura ibrida, dai contorni amorfi continua a crescere e a diffondersi, rigorosamente a macchia di leopardo,  noi, gli agenti di serie b, i piccoli eroi invisibili dell’oggi eterno e continuo, è ciò che siamo sempre stati e che il legislatore di turno vuole che restiamo. Ci teniamo solo a far sapere che, invece, siamo poliziotti. Siamo agenti di Polizia. E chiediamo rispetto.

* Dagli Operatori dei Comandi di Polizia Locale e sottoscritto da as.com. Associazione Comandanti ed Ufficiali della Polizia Locale – Provincia di Lecce.

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