Sacche di resistenza al degrado nel rione in lotta eterna con la sporcizia

Nel quartiere Leuca di Lecce c'è chi si riunisce, scova chi butta rifiuti e paga un ragazzo senegalese per spazzare. Encomiabili soluzioni fai-da-te che però non risolvono i problemi a monte. E sale la protesta

Famiglie passeggiano fra la spazzatura nel parco Tafuro.

LECCE - Domenica mattina, una giovane coppia passeggia nel parco Tafuro con il figlio accanto. Avrà otto, forse nove anni. Arriva un podista ascoltando musica, trotta accanto e li sorpassa. Due anziani amici chiacchierano godendosi il sole. La luce è abbacinante, in questo ultimo scorcio di settembre dalle temperature inattese, tutto è esibito nel suo squallore, ma nessuno sembra accorgersene.

Parco Tafuro, il simbolo dell'abbandono

Un’immensa busta di plastica gonfia di spazzatura sosta sotto un cestino dei rifiuti – uno dei pochi di questa zona – colmo fino all’orlo, tanto da aver sputato sul marciapiede una lattina. Un carrello della spesa rubato a qualche supermercato è abbandonato in uno spiazzo dedicato ai giochi per i bambini, vicino a uno scivolo. Sarà mica pericoloso? E poi, bottiglie di birra vuote posate per terra, accanto ad alcuni sgabelli, erba incolta che sembra voler inghiottire una panchina, e, tra i rifiuti gettati alla rinfusa, vicino al Dog Park, persino un paio di padelle avvolte nella plastica, che qualcuno ha lanciato sull’asfalto, accanto al marciapiede.

Poco distante, lo scivolo di un box abbandonato ha raccolto un fiume di cartacce e bottiglie di plastica. La saracinesca semichiusa è un’immagine grottesca, sembra un’immensa bocca di metallo che vomita rifiuti. E l’indifferenza, quell’indifferenza nel passeggiare in questo declino, è la ferita morale più profonda. La rassegnazione è la miglior alleata del degrado.   

Parco Tafuro, ai margini del passante ferroviario, nato per essere il fiore all’occhiello del quartiere Leuca, è oggi il simbolo di problemi e contraddizioni di questa popolosa fetta di città. Caratteristica, con le sue vecchie abitazioni e le stradine alberate, immobili in via di rivalutazione, tante attività commerciali sorte nel tempo e quella lunga arteria che la solca, via Leuca, fra le più vitali di Lecce e raccordo con il borgo antico, soffre però di malesseri irrisolti. All’incuria di una parte di residenti si somma un’atavica distrazione istituzionale. Leuca non è periferia, eppure spesso si ha la sensazione di una distanza siderale dal centro.

Gli abbandoni di spazzatura e la sporcizia, in generale, sono il sintomo più evidente di questa distanza. Fra i residenti c’è chi scarica tutte le colpe, in maniera indiscriminata, sugli stranieri (il Leuca è un quartiere con una densità elevata di cittadini extracomunitari), ma la verità, dimostrata anche da vari controlli, è che la partecipazione di molti furbetti leccesi a questo stillicidio è alta. Il solito discorso, trito e ritrito, degli evasori di Tari e degli affitti in nero. Tanti. Troppi.  

Il Comune ha ingaggiato da tempo una battaglia in tutta la città, ma è lunga, estenuante, stanarli tutti è meno semplice di quel che appaia, e spesso non è solo una questione di tassa non pagata, ma anche di strafottenza. E quanti danni fa lo scarso senso civico, lo si nota specie dopo il fine settimana, quando, accanto ai sacchetti abbandonati a macchia di leopardo, i marciapiedi si riempiono di tappeti di cartacce e bottiglie di alcolici tracannati da comitive di passaggio e gettati alla rinfusa nelle aiuole, per non parlare di pali che delimitano i marciapiedi piegati e cartelli stradali abbattuti che restano lì, per terra, anche per settimane.

Il caso: la riqualificazione che ha portato svantaggi

E il parcheggio selvaggio? Auto sulle strisce, auto sulle soglie delle case, auto sugli scivoli per disabili. Il rifacimento in stile nordeuropeo voluto a suo tempo dall’ex assessore all’Urbanistica, Severo Martini, con ampi marciapiedi sui quali poter anche parcheggiare, intendeva portare un abbellimento, ma, in sostanza, non ha fatto altro che da amplificatore delle peggiori abitudini dei leccesi al volante.

E poi, mancano i cestini per i rifiuti per lunghi tratti, c’è un punto di via Leuca in cui non se ne vede uno per mezzo chilometro contato. Ma sono stati rimossi perché diventavano calamite proprio per gli abbandoni di spazzatura. I commercianti non li vogliono accanto alle proprie attività proprio per questo: si creano montagnole puzzolenti, una visione avvilente che rischia di mettere in fuga i clienti. Già, ma così il problema non si risolve. Semplicemente, si spalma. E non si fa per dire. E allora, si finisce in un vicolo cieco se non c’è pulizia continua, nel dominio della maleducazione imperante.

Si è parlato di indifferenza, rassegnazione. Certo, ma non è così per tutti. Ci sono orgogliose sacche di resistenza, i comitati spontanei di cittadini e commercianti, spesso anche solo di una strada. La loro esistenza fa ben sperare, è un attivismo spontaneo sincero e pulito, non inquinato da interessi politici. E’ la difesa del territorio nel suo senso più intimo. E così, se tutti lamentano uno spazzamento delle strade con una frequenza troppo scarsa, qualcuno si attiva e crea catene di attivisti improvvisati.

I social servono bene alla causa. In via Mario Nacci, per esempio, che collega via Leuca a via Abruzzi e al parco Tafuro, l’anno scorso un gruppo di residenti riunitosi su Whatsapp, ha spinto più volte l’allora assessore all’Ambiente, Carlo Mignone, a prendere visione di persona di una serie di problemi (rifiuti, biciclette rotte abbandonate e pericolosamente arrugginite, erbaccia) e a fare pressing per provvedere.

I commercianti regiscono pulendo e vigilando

Fra i comitati più attivi e battaglieri, ve n’è uno che raggruppa diversi esercenti di via Leuca, nel tratto sud, quello che volge dall’incrocio con via Alfieri in direzione del rione Castromediano, ovvero nel rione San Guido. Vi fanno parte, fra gli altri, una tabaccheria, un fioraio, un bed and breakfast, una pizzeria, un fruttivendolo. Per rimediare alla sporcizia davanti alle loro soglie, raccolgono soldi e pagano un volenteroso ragazzo senegalese che, quando può, all’alba, si mette con scopa e paletta e fa piazza pulita anche vicino ad alberi e aiuole.

“Vogliamo far sapere al sindaco e a chi di competenza – dicono – che paghiamo già una tassa alta per la spazzatura e che ora siamo stati costretti ad arrivare a questo perché il servizio è del tutto assente”. L’iniziativa è piaciuta e hanno cominciato ad aderire alcuni privati cittadini.

Sempre il comitato dei commercianti, quando può, si mette anche a vigilare. Di recente ha “pizzicato” un uomo che aveva tranquillamente abbandonato in strada tavole e materassi. Tramite la videocamera di uno dei negozi l’hanno riconosciuto. Non potendo negare l’evidenza, è stato costretto a ripulire tutto. E bene gli è andata che ha evitato la sanzione. I commercianti, infatti, ci hanno spiegato di aver chiamato la polizia locale. Tuttavia, non ci sarebbe stato il rapido intervento richiesto.

L'attivismo non basta: c'è molto da rivedere

Uno dei problemi risiede nel fatto che il Nucleo Dec della polizia locale, sebbene sia molto attivo e lavori in modo a dir poco frenetico, è composto da pochi agenti dedicati che si spostano in varie zone. C’è stato un momento, nei mesi scorsi, in cui in vari punti del quartiere Leuca la situazione sembrava leggermente migliorata proprio perché i controlli si stavano concentrando qui. La stessa cosa è successa nei pressi della Chiesa dell’Idria, in un’altra zona di Lecce. Appena sono terminati i controlli, sono ricominciati gli abbandoni. Negli stessi punti.

La resistenza dei cittadini che si riuniscono per risolvere i problemi e vigilare è encomiabile, il segnale di un’attenzione e di un amore viscerale per il proprio quartiere (che si sia di nascita, in zona, o d’adozione), e può essere anche virale e portare buoni frutti. Ma sono, in fin dei conti, rimedi di comodo, fatti in casa. E così, il brusio dettato dal malumore resta. Molto è da rivedere, nel modo di svolgere i controlli, e, probabilmente, nei capitolati per la pulizia urbana.

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