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Ma i ragazzi di oggi sono più avanti di chi prova a boicottare il vaccino

A Lecce, davanti a una scuola media, una scritta a caratteri cubitali contro il siero. Un gesto vigliacco per instillare dubbi nelle menti più giovani. Ma il pensiero antiscientifico non troverà mai vera sponda. E il vandalismo tradisce la reale caratura del "messaggero"

Non spetta a noi spiegare l’efficacia dei vaccini, in questa guerra mondiale che l’umanità sta combattendo da quasi due anni e in cui siamo rimasti tutti feriti nell’anima dalle pallottole del Covid. Qualcuno di striscio, come chi ha rischiato di perdere un amico. Qualcuno centrato al cuore. C’è chi ha davvero perso una persona cara. Il nonno, il padre, una sorella. Una compagna. Un figlio.

Virus disonesto, microscopica maledizione, a volte fatale devastatrice di famiglie.

Non spetta a noi, no, spiegarne l’efficacia. Non ne abbiamo i titoli. Spetta a chi ha guadagnato sul campo, con studi, pubblicazioni, cure, una solida credibilità nell’ambiente scientifico. Lo stesso ambiente che ha permesso nei secoli, con i suoi progressi, di debellare o rendere molto meno letali, quasi inoffensive, malattie micidiali.

Chi non ha nella sua storia famigliare casi che oggi sembrano lontani anni luce, quasi inverosimili?

Dionigi, fratello di mio padre, morì di febbre tifoide durante la pandemia che colpì il Sud Italia negli anni ’40 del 1990. Non aveva nemmeno 17 anni. Non ho mai conosciuto mio zio, l’ho visto solo in vecchie foto ingiallite. Aveva i calzoni corti. Rimarrà adolescente in eterno, dentro un’immagine sbiadita di un cartoncino, davanti a suo nipote, i cui capelli vanno intanto incanutendosi e gli occhi indebolendosi per l’età.

Gli esperti di tutto il mondo si stanno prodigando nel compito di illustrare, spiegare, con ostinazione e a volte con un eccesso di esposizione mediatica e qualche accapigliamento di troppo, che rischiano di produrre un effetto opposto (diciamocelo, di repulsione), perché i vaccini funzionano. Si sa. Nelle cavità carsiche degli ambienti accademici a volte scorrono fiumi sotterranei di veleni che nascono da contrasti personali. Umani sono anche gli scienziati.

Tuttavia, domina ancora la razionalità che suggerisce apprezzamento per il loro ruolo svolto al netto degli attriti, le rassicurazioni con dati alla mano, le statistiche sulla reale incidenza di effetti collaterali gravi rispetto ai benefici di un siero che sta permettendo al mondo – al mondo intero, sì, quella palla di acqua e terre emerse (è un palla, con buona pace dei terrapiattisti) che fluttua nel vuoto cosmico ruotando attorno al sole – di risollevarsi sulle proprie gambe. Non fosse sufficiente questo, basterebbe semplicemente osservare l’evoluzione della malattia: i dati sui contagi e sulle terapie intensive.

Non l’avevo mai fatto, finora, ma ne avverto il bisogno. Era evidente, ma ora la esplicito. Questa testata (come, d’altronde, tutte quelle del gruppo editoriale CityNews) ha abbracciato fin da subito la linea delle scienza. Non saranno mai divulgate tesi antiscientifiche, non si darà mai sponda a una minoranza amplificata dal demone dei social, in cui si riversano senza controllo dubbi e odio. E, in tutta sincerità, l’evento che mi ha suggerito di intervenire, è stato davvero rivoltante: la scritta su un marciapiede di una scuola media. Quella che ho frequentato io, ai miei tempi. L’Ascanio Grandi di Lecce.

“I vaccini uccidono”. Inutile dilungarsi in spiegazioni. Parla tutto da sé. Qualcuno cerca di intimorire le menti più giovani, di instillare un dubbio. Un gesto vigliacco e meschino che la dice lunga sull’autore (o gli autori) della scritta. Il gesto di chi – giustamente – non può e non deve avere voce in capitolo. Ma non potendo esimerci dal raccontare la cronaca, ora dobbiamo anche mettere un punto fermo sulle nostre scelte, quelle di raccontare e come e cosa raccontare.

La famosa “sacralità della libertà di parola”, è un’espressione spesso presa troppo alla lettera, specie da chi ha interesse a divulgare menzogne. Non vi è alcuna sacralità, altrimenti non esisterebbero reati come calunnia e diffamazione. Esiste un diritto alla parola, ma deve essere commisurato. Come ricordava il compianto Umberto Eco – qui sintetizzo il pensiero -, avvinazzati che un tempo non avrebbero procurato alcun danno particolare, sproloquiando nelle osterie, oggi hanno l’arma dei social per infastidire. E se non bastano i social, c’è la bomboletta spray, che dimostra anche la frustrazione di certi “pensatori” e il tentativo di colpire ad effetto con mezzi diversi.

Ma io confido sempre nell’intelligenza delle nuove generazioni. Le vedo e le penso migliori rispetto alla mia. I ragazzi hanno già vissuto fin troppo, sulla propria pelle, e più di altri, proprio nel momento della formazione, il dramma del Covid, per provare a intimorirli anche con la balla dei vaccini che uccidono in modo indiscriminato. Hanno gli occhi puntati verso il futuro. Il futuro e la vita. E la vita si perpetua solo con l'avanzamento scientifico, la saggezza e la conoscenza, non con i marciapiedi usati come lavagne. Il vandalismo, in fin dei conti, tradisce solo la reale caratura del "messaggero". E questo lo capiscono senza necessità di chiose persino alle scuole elementari. 

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