Martedì, 18 Maggio 2021
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Cultura a tutto tondo, torna Terza Pagina. Si apre con "Quella gente" di Chico Buarque

Terza pagina è la nuova (o meglio, rinnovata) rubrica culturale di LeccePrima. Se ne occuperà Emanuela Chiriacò, redattrice del portale Zest. Intervistando il traduttore Roberto Francavilla, oggi uno sguardo su personaggi immersi nel Brasile dell'epoca di Bolsonaro

Quando fondammo LeccePrima, ai primi nel 2007, prevedemmo un contenitore culturale chiamato Terza Pagina, in ossequio a quello che spazio che i principali giornali italiani, nei loro primi formati, dedicavano a cultura e spettacoli. Un nome che richiama il passato, dunque, ma con uno sguardo verso il futuro, a segnare anche lo spirito stesso del giornale online: innovare, ma partendo dalla tradizione. Nel passaggio a Citynews, rinnovando la struttura, quello spazio è stato assorbito dalla rubrica dedicata agli eventi gestita, sostanzialmente, dagli stessi lettori con i loro annunci su presentazioni di testi, spettacoli teatrali, concerti e via dicendo.

Emanuela_Chiriacò-3Oggi, riprendiamo in mano il progetto Terza Pagina, per farlo evolvere e renderlo un luogo ragionato e di respiro internazionale. Saranno recensiti libri, soprattutto, ma anche serie televisive che hanno preso spunto proprio da romanzi. A occuparsene sarà Emanuela Chiriacò. Leccese, traduttrice, collabora alla redazione del portale Zest Letteratura Sostenibile, per il quale scrive recensioni, realizza interviste e traduce articoli. Ha pubblicato i racconti Fame da Bue nell’antologia Non ti resisto edito da Emma Books, Il nero assottiglia anche la notte, Uastasignu, Uno, Fish e Affetti feroci, amati rancori  sulla rivista Fili d’aquilone dal 2017 al 2020, e Mièrum nell’antologia Racconti divini (Giacovelli editore, 2018).  

Ha tradotto e pubblicato i racconti A respectable woman (Una donna rispettabile) di Kate Chopin (Emmazine il magazine di Emma Books, aprile 2018), The kiss (Il bacio) di Kate Chopin (Zest Letteratura Sostenibile, giugno 2018), L’Associazione di Virginia Woolf (CrapulaClub, giugno 2018) e la raccolta Le Imperfette. Storie di donne nell’Inghilterra vittoriana e post vittoriana (Primiceri Editore, Collana Classici) nel 2020.

Dopo questa breve presentazione, largo, dunque, al primo articolo, incentrato su Quella gente (Narratori Feltrinelli) di Chico Buarque. Testo e intervista di Emanuela Chiriacò.

***

Siamo a Rio de Janeiro,è il 30 novembre 2018, le urne per le elezioni generali sono ormai chiuse, Jair Messias Bolsonaro è stato eletto trentottesimo presidente del Brasile, e lo scrittore Manuel Duarte scrive una lettera al suo editore per chiedere un anticipo sul suo nuovo libro. È in piena crisi creativa e non ha ancora scritto nulla. Inizia così Quella Gente di Chico Buarque, tra le strade eleganti del quartiere Leblon, e quelle povere e pericolose della favela di Viridal, in una città che è lo specchio di un paese già frammentato dall’impronta della politica conservatrice, machista e moralista bolsonariana.

In un’intervista di Esteban Lines su La Vanguardia, Buarque dice: “L'idea era quella di scrivere un libro in forma di diario, un romanzo quasi giornalistico, dove le notizie potessero segnare la storia o persino interferire con le azioni dei personaggi.”

E in Quella Gente si affastellano frammenti di pensieri, lettere, sogni, paure, desideri, delusioni e rivincite per donarci un romanzo urbano polifonico e bidimensionale; polifonico perché la coralità di voci di un piccolo numero di persone (uomini, donne, adulti, giovani, ricchi e poveri) fornisce il campione di riferimento di una società più ampia e in piena crisi a causa dell’ingiustizia economica e sociale; bidimensionale perché è un viaggio verticale sulla carta, che dai cieli di Rio de Janeiro, in una visione dronica, ci porta nella vita del protagonista e delle persone che ruotano attorno al suo io passato, presente e futuro, e da quello scalpiccio a suon di infradito ci permette di puntare gli occhi verso l’alto, e trovare un divinostorpiato dalla deriva integralista evangelica che vive l’intero paese.

Quella Gente è anche un romanzo sulla crisi e la caduta del maschio in una società che non ammette debolezza alcuna e che ingoia chiunque non sia in grado di mantenere lo standard del successo, della riuscita, del guadagno ad ogni costo e con ogni mezzo; e Duarte è un uomo solo, uno scrittore decadente, squattrinato, sfrattato, incapace di recuperare la concentrazione per scrivere, un padre part-time e latitante, un uomo immaturo e infedele che accumula matrimoni falliti e relazioni di una notte. Un paria contemporaneo che pensa con furbizia e intelligenza, ma per pigrizia si adatta assommando alla crisi creativa ed economica anche quella morale. La scena fuori al country club, quando l’amico Fulvio picchia violentemente un senzatetto che dorme per terra, ci restituisce tutta l’impassibilità etica di Duarte. Se Fulvio incarna la società brasiliana classista, Duarte è chiuso nell’individualismo, nella solitudine paralizzante dei suoi problemi.

Quella di Chico Buarque è una lingua espressiva, cinica, ironica, irriverente, colta e musicale, e ci è restituita fedelmente in italiano dal bravissimo traduttore Roberto Francavilla (Fernando Pessoa, Clarice Lispector, João Guimarães Rosa e Carlos Drummond de Andrade per citare alcuni autori di cui si è occupato) a cui vorrei rivolgere qualche domanda.

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Si dice che questo romanzo di Buarque sia quello che più di tutti gli altri vede il musicista e lo scrittore fondersi. Condivide questa definizione? Se sì, in cosa si può ravvisare questa fusione?

R.F.: Non la condivido. Credo invece che sia evidente un lento avvicinamento al baratro in cui il Buarque scrittore si discosta parecchio dal Buarque poeta e autore di canzoni. Il baratro è quello in cui precipita il Brasile di Bolsonaro, la creatività del protagonista, i rapporti familiari e sentimentali che ha intessuto per tutta la vita e di cui il feroce binomio eros / thanatos, in tutto il suo spietato cortocircuito, è lucida allegoria. Uno dei romanzi più pessimisti della contemporaneità.

Ha avuto modo di interagire con Buarque durante la traduzione del romanzo?

R.F.: Ho avuto questa grande fortuna, per la quarta volta, per il quarto romanzo da me tradotto. E si è rinnovato un dialogo costruito sul rispetto della fucina della traduzione da parte di un personaggio stellare che è grande anche per la modestia – quasi una timidezza – con cui si pone. Chico Buarque ha frequentato a lungo l’Italia e conosce molto bene la nostra lingua. Nella mia traduzione della citazione scespiriana inclusa nel romanzo (che in realtà è frutto del dialogo di cui sopra!) c’è tutta la sua arte – qui sì – di costruttore di rime, di autore di canzoni.

Per concludere, nella lista dei suoi classici preferiti quale occupa il primo posto?Ce lo racconta in un tweet?

R.F.: In omaggio a Chico Buarque direi un Classico della letteratura brasiliana: Grande Sertão, di João Guimarães Rosa: “le cose come dovrebbero essere e non sono, perché la vita è proprio questo” (nel magnifico retroterra pieno di voci, di bestiari e di memorie dello stato di Minas Gerais).

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