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Ritorno a Hanging Rock: un viaggio nella letteratura nera, sinistra e perturbante

Ritorno a Hanging Rock è una raccolta di tredici racconti di autori vari che inaugura tReMa, la nuova collana “di letteratura nera, raccapricciante, fantastica, inquietante, fantasmatica” di Edizioni Arcoiris progettata e curata da Emanuela Cocco

Ritorno a Hanging Rock è una raccolta di tredici racconti di autori vari che inaugura tReMa, la nuova collana “di letteratura nera, raccapricciante, fantastica, inquietante, fantasmatica” di Edizioni Arcoiris progettata e curata da Emanuela Cocco. Una collana che, come afferma la stessa curatrice nella sua introduzione, propone spedizioni esplorative nei luoghi in cui si è manifestata la letteratura dell’orrore, del mostruoso e dello strano. Franco Pezzini nel suo saggio introduttivo aggiunge che “l’indicativo o imperativo Trema è un richiamo al brivido di ciò che può essere soltanto evocato e mai nominato: un’esperienza psicosomatica da antichi misteri, un tremendum che accede a una dimensione esistenziale profonda e trasformatrice”.

Il titolo è un chiaro omaggio al film Picnic at Hanging Rock di Peter Weir (regista de L’Attimo fuggente, The Truman Show, Master and Commander) del 1975, il cui soggetto è tratto dall’omonimo libro di Joan Lindsay, una storia dai toni eterei ricca di ambiguità frustrante. (Siamo in Australia nel giorno di San Valentino del 1900, le studentesse dell’aristocratico e vittoriano Appleyard College di Melbourne e la loro insegnanti sono vicino il gruppo roccioso di Hanging Rock per un picnic. Alcune di loro decidono di allontanarsi e la scampagnata si trasforma in tragedia perché solo una delle studentesse sarà ritrovata in stato di shock mentre delle altre e di un’insegnante che è andata a cercarle non c’è nessuna traccia). Il film, un mystery drama o whodunit - Who has done it? (Chi l'ha fatto?) rappresenta il tipo più tradizionale di giallo ad enigma - per scelta registica focalizza l’attenzione sulla natura maestosa e criptica dell’Australia  mettendo in luce l’irrisolvibile tensione tra i suoi paesaggi primordiali e la pretesa vittoriana di controllo sulla stessa natura e la psiche.

E la raccolta con il suo focus preciso incarna appieno lo spirito del perturbante e si aggira nel territorio sospeso e nebuloso della sparizione confinandola nel limbo dell’infinita attesa, dell’assenza. Seguendo l’ordine dei racconti, tutti corredati di una bio degli autori e delle autrici e le bellissime illustrazioni di Cristiano Barricelli e Sergio Caruso,  si partecipa a un viaggio per tappe in cui ogni stazione narrativa ha il suo fascino e la sua cruda bellezza:

  1. La naturale legge del vuoto di Lucrezia Pei e Ornella Soncini. Una madre anaffettiva sottrae identità e libertà alla figlia Alice le cui crisi isteriche sono curate da improbabili medici dell’anima e improvvisate Madame esoteriche.
  2. Conservazione della specie di Lucia Ghirotti. Un corpo che diventa carcassa e si fonde con la natura; un ragazzo in cerca del suo pallone che ne sfiora quasi la scoperta; un “diverso”accusato del rapimento di quel corpo vivo a causa della sua diversità.
  3. Ipotesi V di Fabio Massimo Franceschelli. Il caldo, piazza Vittorio, Roma. Una scomparsa, una vita deglutita, un’ossessione per la lettera V forse da intendersi come il vortice attorno al quale l’eventuale ricomparsa può diventare fonte di ulteriori sparizioni.
  4. Sparire di Vins Gallico. Un padre e un figlio, il silenzio della mancata comunicazione. Un cervello che si sbriciola sotto l’indugio dell’Alzheimer. Una scomparsa in forma di morte e la batofobia del legame incompiuto che genera il desiderio di scomparire anche nel figlio.
  5. Memory Hotel di Sergio Gilles Lacavalla. Impalpabile come la magia del cinema che ferma il tempo, di un film proiettato tra pulviscolo luminoso e incorporeità. Si oscilla tra la storia surreale di un presunto tradimento e la proiezione di una fantasia sessuale tutta maschile.
  6. C’è uno squarcio nella recinzione lungo la via che taglia il frutteto di Christian di Furia. Un racconto riportato, oralità e scrittura che si sovrappongono; una villa bianca sul mare, un incendio. Un gruppo di ragazzini che si intrufolano dallo squarcio della recinzione del rudere e la strana scomparsa di uno di essi all’interno. Un’indagine che brancola nel buio.
  7. L’eclissi di Silvia Tebaldi. Il buio in pieno giorno provocato da un’eclissi il 15 febbraio 1961, e in quella fascia d’ombra due vite che ancora non si sono incontrate e alla cui crescita si assiste che continuano a sfiorarsi nella certezza di (r)incontrarsi nello spazio cosmico.
  8. Scivolare di Claudio Kulesko. Esiste davvero l’inatteso nella vita di ognuno? Solo la natura e il mondo onirico possono rivelarci improvvise epifanie, farsi forieri di anticipazioni di avvenimenti realmente accaduti per i quali l’empatia diventa potente espediente simulativo.
  9. La sparizione di Alessio Mosca. Una serie di sparizioni, corpi mozzati, un commissario, degli avvocati. Tra trasformazioni zoomorfe post-kafkiane e trasposizioni logistiche stranianti.
  10. Charlotte sulla scogliera di Domenico Caringella. Una famiglia e il suo rapporto con il mare. La vita su un’isola, una sirena che guida con la voce, il disastro di un battello e la morte dell’innocenza.
  11. Una volta io sono scomparso [NOF4 was here] di Sara Mazzini. Forse è questa la pazzia, questa cosa per cui il nutrimento esce dal suo corpo invece di entrarvi, ma è così che funzionano gli esseri umani. Un carteggio, fame di parole e auto-sparizioni in un mondo che pone molte vite a camminare su di un filo.
  12. L’ultimo orco di Matteo Macchia. Tra sacrifici di bambini e fughe di animali, un villaggio in piena carestia si spopola. Ci sono notti insonni e Orchi che hanno nascosto il cuore lontano, ma spesso tornano a trovarci nella dimensione onirica.
  13. Il Decapitato 2. Il ritorno dello scrittore senza testa di Ariel Luppino (con la meravigliosa traduzione di Francesco Verde). Uno scrittore morto decapitato da un treno (riferimento alla storia vera di Marcello Fox) continua a vivere e a trasformarsi con un unico pensiero dominante: la scrittura.

Un viaggio dunque disturbante con infiniti spunti evocativi perché con Ritorno a Hanging Rock si sente - qualche volta si riescono anche a vedere aspetti della realtà che normalmente rifuggiamo o rimuoviamo - e si riflette sull’orrore o sull’idea che di esso si può avere.

Ogni racconto ha una sua compiutezza e un suo fascino, e tutti nell’insieme costruiscono un filo narrativo nero su cui camminare in disequilibrio tra deragliamenti e rotte ritrovate.

Ogni autore ha un suo dispositivo linguistico maturo e infiniti mondi che deflagrano sulle pagine e operano stimoli a cui è impossibile non dare una risposta da lettori.

Intervista con Emanuela Cocco, direttrice editoriale della Collana TreMa

Com’è nata l’idea della collana TreMa e come si articola l’intero progetto?

La collana è nata dalla mia passione per l’horror, per la letteratura sinistra e fantastica e per il cinema e anche dal fatto che per vari motivi negli ultimi anni mi sono ritrovata a leggere molti autori contemporanei italiani che fanno letteratura in modo concreto, con le frasi, con le parole, con la forma che danno alle loro storie. Al contrario di quanto si legge spesso, oltre le solite lamentele sulla letteratura italiana, spesso ho trovato ricerche interessanti, scritture valide e anche sperimentali. Avevo voglia di riunire questi nomi in una collana di libri che lasciasse all’autore piena libertà di agire e sperimentare dentro la scrittura di genere. Per ora tReMa è una collana di libri che per le prime cinque uscite pubblicherà antologie di racconti tematiche, legate a una parola chiave e a un film, che però sono solo tracce che andranno liberamente interpretate dagli autori, senza nessuna inibizione formale, senza un editing invadente, lasciando a ogni scrittura la sua unicità. Vogliano sperimentare, con le storie, e con le immagini. Devo ringraziare Barbara Stizzoli, l’editrice di Edizioni Arcoiris, per aver creduto nel progetto e avermi lasciato piena libertà. Le copertine saranno tutte a cura di Claudia D’Angelo, che è un’artista dell’immagine che ho scoperto grazie alla mitica Verde rivista. Per le illustrazioni i primi due volumi saranno a cura di Cristiano Baricelli e Sergio Caruso, se non conoscete Horror Fanzine vi consiglio di rimediare, ma poi ci saranno anche le illustrazioni di Angelo Mennillo, e posso dire che ho già tra le mani una sua storia realizzata con la sceneggiatrice Micol Beltramini e sono rimasta davvero colpita e poi ci sarà anche Veronica Leffe, che con Piepaolo Di Mino ha dato vita al Libro azzurro, mio grande feticcio letterario e visivo. In ogni volume poi ci sono e ci saranno prefazioni e postafazioni d’autore: Franco Pezzini, Marco Tagliaferri, Luca Pantarotto, Paola Del Zoppo, Andrea Cafarella, Walter Catalano, sono alcuni dei nomi che hanno accettato di farsi coinvolgere e ne approfitto per ringraziarli. In ogni volume ci sarà anche un ospite straniero, il primo è stato Ariel Luppino, seguiranno racconti di Kianny N. Antigua, di Francisco Magallanes e di Manuel Moyano Ortega.

Insomma questo per dire che tReMa non è una cosa di Emanuela Cocco, ma una moltitudine che comprende una editrice illuminata, un gruppo di autori pieni di talento, illustratori fantastici, lettori critici che hanno sempre un punto di vista originale. Tutte queste persone hanno reso possibile pensare a questo progetto ambizioso. Vorrei citare a uno a uno gli autori ma so che non è possibile.

Il progetto TreMa ha lo scopo di considerare “il genere come deliberato atto compositivo e di consegnare all’oblio la contrapposizione stantia tra letteratura di genere e alta letteratura”. Perché ancora si crede in questa distinzione?

Visto che nella prima domanda ho abbastanza sforato qui sarò lapidaria. Chi ancora usa questa distinzione ha i paraocchi, non è mai esistita, come dico nell’introduzione al primo volume della collana; Theodor Fontane con Effi Briest ha scritto un capolavoro della letteratura che era anche una storia con elementi tipici della letteratura dell’orrore. Non c’è mai stata contraddizione tra le due cose. La battaglia si gioca sul testo. Basta guardare i nomi degli autori primo libro di tReMa: Claudio Kulesko, Vins Gallico, Fabio Massimo Franceschelli, Pierluca D’Antuono, Silvia Tebaldi, Sergio Gilles Lacavalla, Sara Mazzini, Christian Di Furia, Ornella Soncini, Lucrezia Pei, Lucia Ghirotti, Matteo Maculotti, Domenico Caringella. Ognuno di loro non è un autore specializzato in letteratura di un certo tipo, hanno una sola cosa in comune: sanno scrivere.

È possibile anticipare qualcosa sulle prossime antologie e quando usciranno?

I film che faranno da guida alle prima 5 uscite sono: Picnic ad Hanging Rockdi Peter Weir, Mulholland Drive di David Lynch, Shining di Stanley Kubrick, Vertigo di  Alfred Hitchcock e Martha di Rainer Werner Fassbinder. Saranno storie di sparizioni, di deragliamenti identitari, case infestate, necrocultura, e rapporti relazionali morbosi e mostruosi. La letteratura dell’orrore e del fantastico può diventare uno strumento formidabile per raccontare la realtà e la vita di ognuno di noi in modo profondo e inatteso. A maggio 2022 uscirà Club Silencio, il secondo volume della collana, e tra gli autori avremo: Flavio Sciolè, Paolo Gamerro, Nadia Busato, Luciano Funetta, Elena Giorgiana Mirabelli, Alfredo Zucchi, Daniele Colantonio, Marco Malvestio, Michele Orti Manara, Francesco Quaranta, Livio Santoro, Giulia Sara Miori, Marco Lupo, Emiliano Ereddia. Mentre a novembre sarà la volta di Overlook loop con le illustrazioni di Angelo Mennillo e i testi di Dario De Marco, Veronica Galletta, Francesco Follieri, Romeo Vernazza, Pierpaolo Di Mino con Veronica Leffe, Micol Beltramini e Angelo Mennillo, Cristiano Saccoccia, Simone Lisi, Luca Mignola, Andrea Frau, Andrea Zandomeneghi, Arturo Belluardo, Claudio Morandini, Fabrizio Lucherini, Marta Cai, Gabriele Scalessa, Roberto Venturini. Sugli atri due libri mantengo un po’ di mistero anche se ci stiamo già lavorando. Avevo detto che era impossibile citare tutti gli autori coinvolti nei libri di tReMa e invece li ho citati tutti, almeno quelli dei primi tre libri, sono felice.

Accanto alla copertina del libro curata da Claudia D’Angelo, l’opera Toprak Kala Rock di Annamaria Amabile.

Emanuela Cocco è editor freelance, direttrice editoriale di “tReMa”, collana di letteratura nera, sinistra e perturbante, pubblicata da Edizioni Arcoiris. Ha fondato e codirige Terra di nessuno, spazio di critica della drammaturgia. Ha scritto per il teatro e per la televisione, come autrice e come critica.  Ha pubblicato drammaturgia, racconti e saggi di analisi letteraria. Collabora come lettrice con il Premio Italo Calvino.  “Tu che eri ogni ragazza” (Wojtek) è il suo primo romanzo.

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