Sepolto in Duomo l'arcivescovo Ruppi: espresse la volontà prima di morire

Ha guidato la diocesi di Lecce dal gennaio del 1989 fino al giugno del 2009. La celebrazione e il ricordo di monsignor Michele Seccia

LECCE - Ritorna in cattedrale, a più di otto anni dalla morte, la salma dell’arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi, che ha guidato la diocesi di Lecce dal gennaio del 1989 fino al giugno del 2009. Si compie così la sua volontà: prima di morire, il 29 maggio del 2011, aveva lasciato nel suo testamento spirituale la volontà di essere lì seppellito.

La celebrazione s’è svolta in mattinata. Accompagnato dal fratello Gino e dai sui familiari più stretti, il feretro è arrivato in piazza Duomo, accolto dall’arcivescovo Michele Seccia insieme con il clero diocesano e una rappresentanza di religiosi, religiose e laici. Poi in forma privata la sepoltura in un sepolcro di marmo collocato nell’altare di San Filippo Neri. Una sola frase sul sarcofago: “Pregate per me”.

In serata la commemorazione della figura e del suo ministero leccese affidata al vescovo di Albano, il leccese monsignor Marcello Semeraro, che è stato consacrato vescovo proprio da Ruppi. A seguire, la concelebrazione eucaristica presieduta da monsignor Seccia con la partecipazione del vescovo di Conversano-Monopoli, diocesi di cui fa parte Alberobello, la città natale di Ruppi e di alcuni altri vescovi pugliesi. “Vogliamo ricordare insieme l’arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi e pregare per lui che finalmente è ‘tornato a casa’

- ha detto monsignor Seccia nell’omelia. Nella stessa cattedrale nella quale per oltre vent’anni ha esercitato e realizzato il suo ministero episcopale di pastore e di maestro nella fede”. “Il brano della prima Lettera di Giovanni che la liturgia di oggi ci ha proposto - ha continuato Seccia - si conclude così: ‘il mondo passa…; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno’. Così voglio ricordare stasera monsignor Ruppi, mio amico fraterno e confratello vescovo, fiero di essere stato suo stretto collaboratore negli anni del mio episcopato a San Severo e della sua presidenza alla guida della conferenza episcopale pugliese”.

DSC_5879-2“Mi piace ricordarlo come uomo di fede che in tutta la sua vita e in tutte le sue scelte, anche in quelle più dolorose, si è fatto guidare dalla volontà di Dio”, ha proseguito monsignor Seccia. “Essa ha sempre cercato e ad essa si è sempre affidato. Subendo a volte anche il giudizio degli uomini”. “Prendo in prestito per questa breve riflessione alcune frasi del suo testamento spirituale. Una consegna mirabile che egli ci ha fatto prima di tornare al Padre. Un abbeccedario del vangelo semplice ma prezioso per la vita di ciascuno di noi”.

Poi Seccia si è affidato ad alcune frasi del testamento di monsignor Ruppi per fare memoria. “È la fede - sono parole del testamento dell’arcivescovo Ruppi - che mi ha sempre sostenuto nella mia vita sacerdotale e nella vita episcopale, tenendo conto che ho scelto il motto giovanneo: «Fides victoria nostra». Essa mi ha sostenuto nelle dure battaglie della vita. Essa è sempre stata fondata nel Risorto ed è stata alimentata dalla devozione alla Madonna, dal sacrificio, dal lavoro, dalla preghiera”. “Questa fede - sono ancora parole del testamento - ha trovato nel popolo cristiano delle parrocchie e delle diocesi di Termoli-Larino e Lecce la costante conferma, perché ho incontrato tanti credenti, pieni di dolore e di guai, ma ricchi di fede: ho sempre trovato conferma nella mia fede dalle celebrazioni, dagli incontri coi malati, dagli incontri col «popolo minuto», dal popolo sano, fatto col lavoro e la sofferenza”.

DSC_5723-3“Ecco la vera ricchezza di un pastore - ha commentato nell’omelia monsignor Seccia -: il suo gregge, il suo popolo, la sua Chiesa. Instancabile, mai domo, sempre inquieto per il Regno di Dio. Questo insegna a noi preti il ricordo dell’arcivescovo Ruppi”. “So bene - ha aggiunto Seccia - che ogni tanto è stato nell’occhio del ciclone di certa opinione pubblica, ma a quale vescovo non è mai capitato? A quale parroco? A nessuno. Soltanto Dio scruta e sa”.

“Accogliamo con gioia e con un pizzico di orgoglio - ha concluso Seccia - questo anelato ‘rimpatrio’. D’altronde, non avrebbe mai desiderato tornare in questa terra baciata dalla Provvidenza se veramente non l’avesse amata con tutto se stesso e se qui per più di vent’anni non avesse versato ogni goccia del suo lavoro, delle sue preghiere, delle sue sofferenze, della sua vita di uomo e di prete. Un dono per tutti non si potrà mai cancellare dal vostro cuore di leccesi: l’arrivo in città di un Papa santo”, ha detto, riferendosi alla visita di Giovanni Paolo II nel 1994.

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“Un regalo - ha concluso monsignor Seccia - che nessuno forse più sarà capace di concedere alla nostra gente. La presenza delle sue spoglie in mezzo a noi sia un rinnovato segno di protezione nel nostro cammino di Chiesa. Una nuova benedizione del Signore. ‘Pregate per me’ è la richiesta che ha voluto far incidere sul suo sepolcro: continueremo a farlo don Cosmo, continueremo a farlo”.

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