Quando il silenzio totale delle autorità diventa più rischioso di un virus

Stazione, treno bloccato due ore. Si sospettava un caso di Covid-19. Falso allarme, si scoprirà. Eppure, nessuna notizia da canali ufficiali. Una falla informativa inaccettabile in un mondo che viaggia in rete

Ieri sera, in stazione a Lecce.

C’è qualcosa di più pericoloso del Covid-19, l’abbreviativo per indicare il nuovo Coronavirus che sta facendo ammattire i sanitari e trascinando gli italiani alla psicosi. Non bastassero certi agitatori politici che nascondono in tasca ogni barlume di senso di responsabilità, pur di raggranellare qualche voto facendo leva sulla paura, ci si mette troppo spesso anche l’assenza di un’informazione precisa e puntuale sui fatti che di contorno non sono.

Ed è rischiosa, quest’assenza, molto, perché è la prima incubatrice di altre forme virali. Sono le teorie del complotto, che volano di bocca in bocca, di social in social. La questione vaccini dovrebbe aver insegnato qualcosa, a riguardo.

Certo, le teorie complottistiche esisteranno e resisteranno sempre, ma un’informazione autorevole, solida, e anche veloce, in mezzo a un’umanità che corre in Rete a mille all’ora con le sue voci che in un secondo fanno il giro del mondo, rappresenta comunque il primo scoglio per porre un argine, evitando la tracimazione di fobie e allarmismi. In caso contrario, si scatena il caos. Un esempio concreto? Quanto accaduto ieri sera a Lecce. S’è verificata una monumentale falla nel sistema della comunicazione. E ci auguriamo che non accada mai più nulla di simile.

L’antefatto

Stazione ferroviaria, treno Frecciargento proveniente da Roma. I passeggeri restano a bordo con le porte sbarrate. Parenti e amici venuti a prelevarli sostano in banchina. Sono a loro volta ancora ignari. In pochi, a parte i prossimi alla carrozza numero 9, capiscono cosa stia accadendo. Scorrono i minuti, l’attesa è snervante. Poi, all’improvviso, arrivano i poliziotti. Tanti. Alcuni indossano mascherine e s’inizia a intuire qualcosa. Si levano in cielo i cellulari, foto e messaggi in breve fanno il giro del Salento (e non solo), e raggiungono anche diversi giornalisti.

Gli operatori della stampa corrono verso la stazione. Arrivano poco dopo anche i sanitari. Ormai è chiaro che si sospetta un caso di Coronavirus, e, indipendentemente dai primi lanci sui giornali online, già in migliaia ne sono al corrente per conto proprio. Perché in stazione, fra i luoghi pubblici per antonomasia, centinaia di persone si attaccano ai telefoni: chiamano conoscenti, contattano i familiari, si scambiano informazioni con chi è a bordo. In un mondo in costante connessione in tempo reale, non può che essere così. E la notizia, fuori controllo, si allarga a dismisura.

Il risultato

In questo pandemonio che andrebbe governato con sapienza, i primi ad accorgersi di un grosso cortocircuito sono proprio i giornalisti. Già, perché manca la voce delle autorità locali. Tutte le autorità locali, nessuna esclusa: un silenzio tombale. Nessuna comunicazione con i canali ufficiali, nemmeno quando ormai dovrebbe (e il condizionale resterà in sospeso fino a notte fonda) essere chiaro di trovarsi davanti a clamoroso falso allarme generato da equivoci e angoscia, alimentati da quanto, effettivamente, sta avvenendo in Italia nelle stesse ore, con casi conclamati in Lombardia e Veneto.

Ieri, tutto è stato demandato alla capacità di ogni singolo giornalista di intercettare fonti più o meno attendibili, per raccontare quanto stava avvenendo e rassicurare il più possibile i cittadini bisognosi di notizie certe. Risultato? Versioni discordanti, rimaneggiate più volte, e intuizioni, più che certezze, sulla situazione in atto, con i lettori disorientati, nonostante i tentativi di fornire un quadro quanto più affidabile ed esaustivo possibile. Ancora a tarda ora, quando la stazione era ormai già deserta da un pezzo, uscivano persino sulle televisioni nazionali, notizie frammentarie e in parte errate sulla situazione di Lecce.

Non è un gioco

Non è un gioco. È un diritto, quello di notizie certe, precise, dettagliate, irrinunciabile, specie al cospetto di simili situazioni in un luogo aperto, davanti agli occhi di tutti, in cui in ballo c’è la serenità collettiva. Perché un conto è il singolo paziente che con discrezione si reca presso un pronto soccorso (cosa, fra l’altro, sconsigliata), o chiama il servizio sanitario, avvertendo sintomi più o meno compatibili con quelli generati dal Covid-19. In quel caso, è più che comprensibile un basso profilo delle autorità, almeno fin quando non vi sia un accertamento sulla situazione.

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Un altro, è un treno carico di passeggeri, bloccato due ore in stazione, con polizia e sanitari a presidio. La voce decisa delle autorità per illustrare la situazione e soprattutto rassicurare, a giochi fatti, la popolazione, non sarebbe stato un semplice auspico. Riteniamo che fosse proprio un dovere.      

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