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Appello alle istituzioni

Il grido di dolore dei vigili del fuco: “Sede centrale ormai in condizioni critiche”

Conapo, Cgil, e Confasl scrivono al sottosegretario agli Interni Prisco: "Venga a vedere di persona". Denunciate condizioni igieniche precarie e disfunzioni organizzative

LECCE – Si avvicendano i governi, restano i problemi. In alcuni casi, incancreniti, come sta accadendo per la sede del comando provinciale dei vigili del fuoco il cui stato di degrado è abbastanza evidente persino passandovi all’esterno e osservando la facciata, su viale Giuseppe Grassi, a Lecce. Figurarsi, allora, per chi quella caserma deve viverla, ogni giorno, per lavoro, partendo da qui per spegnere i sempre più frequenti incendi, se non per delicate operazioni di soccorso, e coordinando le operazioni su tutta la provincia.

Parte da questa premessa l’ennesima, accorata richiesta di provvedimenti alle autorità da parte dei sindacati dei vigili del fuoco salentini, Conapo, Cgil, e Confasl, uniti nella battaglia comune. E nella speranza che anche questo grido di dolore non si smarrisca nel vuoto con lo spegnersi dell’eco.

Stavolta, i sindacati hanno chiesto l’intercessione di Emanuele Prisco, sottosegretario al ministero degli Interni. Con una missiva che inizia così: “Come certamente il signor sottosegretario saprà, la sede centrale del comando provinciale dei vigili del fuoco di Lecce versa in condizioni critiche oramai da molto, troppo tempo, a causa dell’immobilismo e di una serie di scelte sbagliate che hanno caratterizzato almeno gli ultimi dieci anni della sua storia”. La stessa lettera è stata indirizzata, per conoscenza, anche al prefetto di Lecce, Luca Rotondi, e ai vertici del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Al sottosegretario di Stato i sindacati dei vigili del fuoco salentini lanciano una richiesta di particolare attenzione e un appello affinché voglia inserire nella sua agenda una visita urgente presso la sede di Lecce in modo da prendere visione in via diretta della situazione. “Una situazione che è divenuta insostenibile, per la quale sembra essere tutto fermo”, commentano, sconsolati, gli interessati.

“Si tratta di una vicenda che sta andando avanti nel peggiore possibile dei modi, fra non scelte, improbabili progetti di ricostruzione e smembramenti del sistema di soccorso”, spiegano le sigle sindacali. Ricordando, peraltro, che “da tempo le sezioni operative sono separate dai funzionari operativi con importanti ripercussioni negative sull’efficienza generale e del soccorso tecnico urgente”.

La situazione, dunque, a oggi è questa: “Il personale opera in una caserma che presenta condizioni igieniche inaccettabili e lo stabile è privo da tempo di ogni tipo di manutenzione; si può dire che sia sostanzialmente abbandonato, anche se utilizzato. La situazione che si sta segnalando – proseguono Conapo, Cgil, e Confasl –, giocoforza costituisce una condizione nella quale fatalmente il rischio per gli operatori aumenta e l’efficienza del servizio di soccorso tecnico urgente cade drasticamente; come e quanto lo si può verificare, anzi, lo dovrebbe appurare attentamente l’amministrazione, ma certamente è così”.

Ciliegina sulla torta, si fa per dire: “In questo desolante quadro, mal si colloca il blocco dell’avvicendamento del dirigente, che sarebbe dovuto avvenire il 1° agosto 2023. Comprendiamo infatti, da un lato, la difficoltà dell’attuale dirigente ad assumere decisioni dell’ultima ora che ricadrebbero sul suo successore – dicono i sindacati –, dall’altro lato la difficoltà dell’amministrazione centrale a governare un contenzioso legale che di riflesso sta interessando il passaggio di consegne e che è giunto a dare il colpo, forse definitivo, certamente grave, al funzionamento della struttura di soccorso”.

“Il problema è, che per quanto il personale si sforzi di comprendere tutto questo – l’amara conclusione – la realtà non cambia e le condizioni della sede centrale, ma di riflesso anche del resto del comando, precipitano pericolosamente”.

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