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Il flop del Covid Hotel. “Molti gli interessati, ma qualcosa non ha funzionato”

Lo Zenit di Lecce si è prestato, ma dal 13 gennaio probabilmente si chiude. Il proprietario dell'albergo: "Sono deluso, il mio sforzo non recepito. Attivazione macchinosa e dall'Asl risposte poco chiare"

LECCE – Nessun ospite da tre settimane. Troppo tempo. E ora l’Hotel Zenit di Lecce sta per dismettere le vesti da Covid Hotel. Il servizio, unico in tutta la provincia salentina, ha preso le mosse soltanto nel novembre scorso, ma già corre il serio rischio di tramutarsi in un flop.

Eppure, le richieste non mancherebbero nemmeno. Lo assicura Giacomo Carlesi, proprietario e gestore, tramite la Comfort Srl, dell’albergo di via Adriatica. “Purtroppo non credo che questa situazione sia dovuta a una diminuzione dei casi nella provincia di Lecce, i numeri giornalieri dei nuovi casi positivi sono sotto gli occhi di tutti. Da quando è stato attivato il servizio - racconta - ho ricevuto personalmente molte chiamate di persone positive che avevano bisogno di autoisolarsi presso il mio hotel perché non erano nelle condizioni di farlo a casa propria. Purtroppo non sono io a decidere chi ospitare”. Forse - e Carlesi lo lascia intendere chiaramente, - il problema potrebbe essere a monte, da ricercare in una sorta di cortocircuito istituzionale. Assenza di dialogo fra enti e personale interessati al funzionamento della macchina? Farraginosità e falle della burocrazia?

La decisione non è irrevocabile. Non ancora, almeno. Ma ci sono sette giorni scarsi perché il Covid Hotel inizi a funzionare sul serio, entrando a regime. Fatto sta che, un rapporto dietro l’altro, inviato ogni sera via mail, per rappresentare il numero di ospiti presenti, quando dalla Protezione civile regionale hanno annotato come le stanze fossero sempre vuote, si è deciso di interrompere il rapporto, con tanto di scambio di Pec. A partire dal prossimo 13 gennaio. Dunque, il servizio ancora è in piedi. Ma per poco.  

“È chiaro che se l’Asl di Lecce si attivasse in modo più propositivo - spiega il proprietario dell’Hotel Zenit, contattato da LeccePrima -, manterrei la struttura. Il problema è questo: dopo il 13 non potremmo riaccendere l’interruttore se, per esempio, occorresse fra un mese disporre di nuovo di un Covid Hotel. C’è una sanificazione totale da effettuare, farei portare via i letterecci, se ne andrebbe il personale dell’azienda che se ne occupa. Ho anche parlato con l’Asl di Lecce – precisa Carlesi -, ma non sono riuscito a ottenere risposte precise”.

Ma cosa non ha funzionato? “L’attivazione è molto macchinosa”, suggerisce il proprietario della struttura ricettiva. “Dopo la pubblicazione di articoli sui giornali della notizia dell’avviamento del Covid Hotel a Lecce, ho ricevuto tante chiamate di persone positive che, però, mi hanno riferito di non essere riuscite a contattare l’Asl”.

Un po’ di numeri per comprendere il problema: “Solo cinque gli ospiti arrivati in tutto questo tempo, tre inviati anche dopo interessamento della Questura di Lecce. Uno, proveniente da Bologna, e che alloggiava in un albergo cittadino, è stato girato a noi”. E con le tre settimane di fila senza ospiti, si è arrivati alla risoluzione. “Alla fine, di comune accordo con la Protezione civile – aggiunge Carlesi -, si è deciso di chiudere. Non è nemmeno giusto che vengano sprecate risorse pubbliche”.

“Sono deluso che il mio sforzo di mettere a disposizione una struttura alberghiera per alleggerire la pressione sugli ospedali e magari poter aprire altri reparti No Covid al momento chiusi non sia stato utilizzato. Ci tengo a precisare - sottolinea Carlesi - che l’Hotel Zenit da quando è stato costruito e avviato dalla mia famiglia nel 1986, non ha mai chiuso neanche per un giorno, siamo rimasti aperti anche durante il primo lockdown di marzo-maggio, perché avevamo comunque delle convenzioni con aziende fidelizzate che ci permettevano di coprire i costi, e volevamo garantire un servizio a delle persone in difficoltà che non riuscivano a rientrare nella propria casa. La mia decisione di sospendere l’attività e diventare Covid Hotel non è stata dunque presa per ragioni economiche ma per aiutare concretamente la mia città”. 

L’Hotel Zenit è stato individuato dall’Asl di Lecce e dalla Protezione civile regionale a novembre. A disposizione, venticinque posti. Si era specificato, al momento dell’attivazione, come dovessero essere l’ufficio Servizi sociali del Comune oppure il medico di famiglia a informare della singola situazione il Dipartimento di prevenzione dell’Asl che, fatta la valutazione del caso, avrebbe poi dovuto comunicare l’esito alla Protezione civile la quale, a sua volta, avrebbe dovuto verificare la disponibilità dell’alloggio. Ma qualcosa, evidentemente, è saltato o non è stato ben recepito.

E pensare che un Covid Hotel è un vantaggio non da poco. Le camere sono a uso esclusivo di pazienti le cui condizioni risultino tali da non necessitare di ricovero ospedaliero. Ovvero, asintomatici, paucisintomatici o contatti “stretti di caso”, cioè quelli ad alto rischio di contagio per assenza, per esempio, di spazi nell’abitazione adeguati a un uso esclusivo. Ma, secondo Carlesi, per quanti diversi positivi al Covid-19 sembrassero interessati a godere di quest’opportunità, alla fine tutto si è tramutato in appena cinque ospiti.  

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