Mercoledì, 28 Luglio 2021
Attualità

Morire per qualche banconota e la favoletta del Salento isola felice

L’omicidio di Lequile ha sconvolto perché ha rotto gli schemi e portato insicurezza. Molti non hanno accettato subito che fosse una rapina finita male. Ma il Salento non è così diverso da altri luoghi e spesso lo dimentichiamo

Marito e padre di famiglia, anni di lavoro alle spalle, una pensione meritata. I piccoli sogni di tutti, senza voler per forza toccare la luna con un dito: la ricerca della serenità, gli affetti da coltivare come ancora di salvezza in un mondo in cui i vecchi valori stanno andando alla deriva. E dove le insidie sono nascoste ovunque. A volte sono persino invisibili e annidate laddove non te l’aspetti, quando esplode una pandemia in grado di spazzare forse per sempre non solo lo stile, ma proprio la concezione stessa della vita. Altre volte, assumono le sagome alle spalle di due uomini sbucati dal buio.

La sera in cui hanno premuto il grilletto a bruciapelo contro Giovanni Caramuscio, tutti noi siamo stati colpiti in senso metaforico da quei proiettili assassini. Quando il 69enne di Monteroni di Lecce è crollato al suolo, dopo un moto istintivo di difesa dall’aggressione di due disperati, criminali per caso, gente che credeva di incutere timore solo per qualche brutta foto su Facebook con una smorfia sinistra da duro stampata sul volto, sono crollate anche le solidità che ci mantengono in vita nel quotidiano.

Non si può morire in quel modo, banalmente crudele e insensato, per pochi spiccioli, c’è un limite a tutto, c’è un limite anche a una rapina. Subentra allora un meccanismo di autodifesa che fa partorire macchinazioni. Meccanismi simili portano a rilanciare ogni sorta di teorie anticonvenzionali e complottistiche.  

L’abbiamo letto sui social, l’abbiamo sentito nei bar e per strada. Molti hanno alluso nelle prime ore a un possibile agguato, in qualche caso è sembrata quasi una "speranza". E non perché realmente prevenuti verso la povera vittima, di cui nelle prime ore si sapeva ben poco, ma perché l'idea di una morte feroce e ingiusta stabilita dalla mano tremante del caso, è qualcosa che tocca le corde più intime. Il senso d’insicurezza s’impossessa delle anime come un demone e nasce un rifiuto della realtà.

La teoria dell’agguato diventa così, per alcuni, più rassicurante perché nell’inconscio segna una distanza fra “noi innocenti” e “loro che hanno qualcosa da nascondere, un conto in sospeso”. In realtà, Giovanni Caramuscio non aveva niente da nascondere, nessun conto in sospeso. La sua era una vita che scorreva normale e trasparente come quelle dei più.

Il rasoio di Occam è un principio filosofico che torna sempre molto utile. Ci ricorda che, ragionando su un caso e formulando una serie di ipotesi, la soluzione più semplice segna quasi sempre la strada maestra che porta alla verità. In questo caso, anche se per gli investigatori ci sarà ancora da lavorare per inserire ogni tassello al posto giusto, si era compreso subito che non poteva che trattarsi di una rapina finita male. Una coppia di Monteroni in visita a Lequile si ferma all’improvviso per ritirare dei soldi a un bancomat, spuntano due aggressori, l’uomo non si lascia intimidire dalla pistola e reagisce, l’arma purtroppo è vera e partono i colpi esplosi per scarsa freddezza di fronte all’imprevisto.

E sì, al posto di Giovanni Caramuscio e della moglie, l’altra sera, potevamo esserci davvero tutti noi. E questo perché, semplicemente, i due rapinatori si erano appostati in attesa del primo utente bisognoso di un prelievo e il fatto che si siano fatti avanti qualche attimo prima del ritiro delle banconote, è facilmente spiegabile: non avendo alcuna idea di quanto l'uomo avrebbe prelevato, probabilmente meglio minacciarlo e fargli ritirare il massimo disponibile per la sua carta che ritrovarsi, magari, con appena 20 euro in mano. Il gioco deve valere la candela.

Una logica immediata suggerisce come sia surreale pensare a due killer che, magari seguendo la vittima tutta la sera da Monteroni a Lequile riuscendo a non farsi notare, alla fine abbiano avuto un vero e proprio colpo di fortuna nella fermata inattesa davanti a uno sportello bancomat per entrare in azione. Così com’è surreale proprio l’idea di agire davanti a una banca con ampia copertura di videocamere, arrivando per giunta a piedi e a piedi squagliandosela. Chi deve attuare un piano di morte, agisce in altri modi, solitamente dopo aver studiato abitudini e percorsi. Eppure, se da un lato vi è stato un alto livello di immedesimazione, dall'altro più di qualcuno ha continuato a dirsi e a ripetersi: “Sì, ma è strano”.

La scoperta fatta dai carabinieri, abili a battere una pista calda, che i due presunti assassini fossero del luogo, persino residenti a una manciata di passi dalla banca, ha chiuso il cerchio su una storia che toglie il sonno e che ci comunica molto di quanto sia già in stato avanzato di progressione la malattia che ha colpito la società, una violenza cieca e prevaricante, verbale e fisica.

Guardiamoci attorno. Troppe armi in circolazione e che finiscono nelle peggiori mani. Ma anche troppa droga sul mercato, ormai da decenni alla portata delle tasche di tutti e che spesso diviene la molla di ulteriori crimini (leggete le altre notizie di oggi, a riguardo). Troppi contrasti amplificati dai social, diventati un mezzo di diffusione con scarsi argini delle peggiori e più perniciose corbellerie, sotto una distorta concezione della democrazia che autorizza chiunque a gareggiare con altri a chi la spara più grossa, con un linguaggio spesso intriso di odio e disprezzo. Troppo di tutto quello che c’è di peggio, la lista potrebbe diventare infinita.  

Diversi, gravi, episodi di cronaca che si sono succeduti a ruota libera - violenze sessuali, furti, rapine, aggressioni -, e di cui l’omicidio di Lequile ha rappresentato l’apice, hanno riportato a galla il dibattito sulla recrudescenza criminale nel Salento. Onestamente, non sappiamo se vi sia una vera e propria recrudescenza.

Forse, la chiusura prolungata a cui ci ha abituati il Covid-19, con la sua finta pace imposta da regole per le uscite e rigidi coprifuoco, ci ha fatto dimenticare che questa terra ormai da molti anni ha perso la sua aura di isola felice. Eppure, a volte si ha la sensazione che preferiamo continuare a raccontarci da soli una rasserenante favoletta, piuttosto che renderci conto del fatto che il dopo-Covid potrebbe essere peggio. Più povertà e più rabbia su un substrato già traballante.

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