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Movida leccese (foto di repertorio).

Movida leccese (foto di repertorio).

Locali e cambi “agevoli” destinazione d’uso: Comitato contesta la delibera

Consulenza giuridica e osservazioni del comitato dei residenti e dei proprietari di abitazioni nel centro storico sulla deliberazione dell’assise per le attività di somministrazione. L’assessore Miglietta: “Nessuna sanatoria, i locali diminuiranno”

LECCE -  Prosegue la contesa a distanza tra titolari dei locali pubblici e residenti e le nuove norme in itinere, varate dal consiglio comunale di Lecce già a giugno, che consentirebbero di attivare una procedura accelerata per consentire che gli immobili con destinazioni commerciali già esistenti alla data di adozione del Piano regolatore generale del 1983, possano mutare la loro destinazione d’uso in attività di somministrazione assistita. Ovvero diventare bar, pub o ristoranti.

Dopo la sollecitazione imposta anche dal Tar dei mesi scorsi per sbloccare ulteriormente le maglie amministrative e imporre, almeno per una parte del centro storico, al Comune di Lecce di procedere entro alla redazione del Piano particolareggiato a cui viene affidato il compito di determinare le destinazioni d’uso dei locali commerciali, è il Comitato dei residenti e dei proprietari delle abitazioni nel centro storico, presieduto da Francesco D’Ercole, a prendere di petto la questione formulando le osservazioni, al Comune ed alla Soprintendenza, sulle previsioni contenute nella nuova normativa semplificata contemplata nella deliberazione già licenziata il 30 giugno scorso dall’assise comunale. Osservazioni opportunamente corredate dalla consulenza giuridica dell’avvocato Pietro Quinto che tutela le istanze mosse dal comitato civico dei residenti.

Secondo le valutazioni dei componenti del comitato la deliberazione comunale posta sotto osservazione non dovrebbe far altro che “attivare una procedura accelerata, prevista dalla legge regionale con la semplice presa d’atto da parte della Regione, che intende consentire che gli immobili con destinazioni commerciali, esistenti nel Comune alla data di adozione del Prg, nel 1983, possano mutare la loro destinazione in attività di somministrazione assistita, tipo bar e ristoranti. Ciò al fine di eludere il divieto secondo cui le stesse attività sono vietate al piano terra degli immobili destinati alla residenza, e sono consentite solo ai piani terra degli immobili a destinazione direzionale e mista”.

Il consiglio comunale infatti, secondo le eccezioni mutuate dal legale dei residenti del borgo antico,   pur riconoscendo che “la destinazione commerciale è affatto diversa da quella di somministrazione di pasti e bevande, intenderebbe estendere la norma transitoria, che fa salve le pregresse destinazioni commerciali, anche alle diverse destinazioni di somministrazione assistita. Tale modifica consentirebbe, tra l’altro, di sanare abusive trasformazioni di locali di vendita in esercizi di ristorazione”.

Dalla lettura delle carte, caldeggiata già ieri con un interevento anche dall’assessore comunale Rita Miglietta per comprendere la portata della delibera, e nelle osservazioni presentate (che dovranno essere esaminate in consiglio in occasione dell’approvazione in via definitiva, della variante al Prg. così come adottata), il comitato deduce ed eccepisce tre motivi di illegittimità sotto il profilo formale e sostanziale. E in sintesi l’omessa acquisizione del parere obbligatorio e vincolante della Soprintendenza visto che “la variante riguarderebbe tutto il centro storico”. Così come si contesta “l’impossibilità giuridica di introdurre varianti di destinazioni con procedura accelerata, allorquando tali varianti sono in contrasto con specifici vincoli dello strumento urbanistico, posti a tutela dei valori identitari, dell’ambiente  e delle condizioni di vivibilità di un centro abitato”.

Infine il terzo motivo di contestazione e scetticismo attiene alla ricognizione della situazione attuale della città, che si porrebbe, sin d’ora “in contrasto con quelle prescrizioni igienico-sanitarie, pur richiamate nella deliberazione consiliare, previste dalla ordinanza e dalla deliberazione della giunta regionale”. Con l’occasione il Comitato denuncia formalmente l’omissione di interventi e controlli per il rispetto della legge e delle prescrizioni del prg con notevoli danni ai proprietari di abitazioni nel centro storico sia in termini di vivibilità, ma altresì di svilimento del valore degli immobili stessi. “Ed è altresì grave” concludono nell’atto dal comitato dei residenti, “oltre che contraria a legge, che l’amministrazione continui ad omettere di adottare i Piani particolareggiati, con la pigrizia di sempre, ma violando nell’attualità un preciso ordine del Tar ed adotti una variante illegittima”. La conclusione delle osservazioni è la richiesta di un ritiro della deliberazione contestata con espressa riserva di far valere i propri diritti in tutte le sedi giudiziarie competenti.

Miglietta: “Nessuna sanatoria, locali diminuiranno”  

Sulla questione già  ieri aveva avuto modo di esprimersi, con una nota ufficiale, l’assessore alle Politiche urbanistiche del Comune di Lecce, Rita Miglietta.

“La delibera con la quale il consiglio comunale, all'unanimità, ha adottato la modifica di una norma tecnica di attuazione del Prg nel centro storico” ha spiegato l’assessore comunale della giunta Salvemini, “è il primo atto dopo decenni di pigrizia politica che regolamenta gli usi degli immobili nel centro storico. Stabilisce regole chiare laddove regnava il caos e l’incertezza. E giunge a valle di due ordinanze del Tar ed una del Consiglio di Stato che vedono soccombere il Comune in giudizio. Affermare che aprirebbe le porte ad ulteriore incremento di locali di somministrazione o che si tratti di una sanatoria significa travisare la realtà dei fatti”.

Diminuirebbe, invece che aumentare, secondo quanto precisato dall’assessore Miglietta, la presenza di esercizi di somministrazione. E questo  in quanto “coloro che non offrono servizi igienico-sanitari dovranno o dotarsene o riconvertire l'attività ad altra tipologia commerciale: ciò di cui il centro storico ha più bisogno, cioè negozi di prossimità, attività a servizio dei residenti, una offerta commerciale diversificata. Rappresenta un’opportunità a vantaggio di tutti per qualificare l'offerta.

Dunque, non risulterebbe veritiero il timore paventato che tutti gli attuali esercizi di vicinato potranno trasformarsi tutti in esercizi della ristorazione. “Non è vero che tutti i locali dei piani terreni del centro storico potranno trasformarsi in ristoranti” dice l’assessore Miglietta, “non si prevede infatti nessuna modifica delle destinazioni d'uso esistenti, nessun incremento del carico urbanistico. Viene il dubbio che il documento divulgato non faccia seguito ad una lettura accurata degli atti. Sgombriamo il campo da pericolose storture che rischiano di travisare il contenuto di atti deliberativi importanti” puntualizza ancora Rita Miglietta, “sui quali il consiglio comunale, massima istituzione rappresentativa della città, ha espresso unanimità di vedute. La delibera va nella direzione di una maggiore vivibilità del centro storico, in linea con le preoccupazioni dei residenti espresse da lungo tempo”.

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