Lopalco mette in riga: "Non facciamo i furbi, rischio di contagio alto come a marzo"

L'epidemiologo leccese, che coordina il gruppo regionale sul Covid-19, ha notato troppo rilassamento: "Il distanziamento non basta se usciamo tutti insieme per fare qualcosa". Si attende un aumento dei casi

Pier Luigi Lopalco.

LECCE - Non basta il distanziamento fisico se tutti approfittano di un valido motivo per uscire contemporaneamente e nelle stesse strade: al termine della prima settimana della Fase 2, il professor Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e responsabile del coordinamento pugliese sul Covid-19, ha lanciato un avvertimento che più chiaro non si può e lo ha fatto durante una conversazione su Facebook - la seconda in questa settimane - con il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini.

La sintesi di quasi un'ora di considerazioni e riflessioni è presto fatta: il contagio è stato contenuto perche per quasi due mesi siamo rimasti chiusi in casa - l'infezione ha, infatti, solo lambito la Puglia, ancor meno il Salento -, ma il nuovo coronavirus può riprendere a circolare in maniera molto pericolosa se gli diamo le gambe per farlo. Con la riapertura progressiva di alcune attività e con la maggiore possibilità di muoversi concessa con l'ultimo decreto ci si attende un aumento del numero dei casi, ma questo, ha precisato lo scienziato non deve essere vissuto con angoscia, ma con la consapevolezza che non bisogna mollare di un centimentro per quanto riguarda il rispetto di tutte le regole, dall'uso della mascherina al frequente lavaggio delle mani.

La prima domanda alla quale ha risposto Lopalco è sulla valutazione del quadro epidemiologico attuale sulla base delle previsioni fatte all'inizio: "Sono arrivato esattamente due mesi fa e abbiamo osservato lo sviluppo delle previsioni che erano state fatte sul peggior scenario, su un modello simile a quello della Lombardia. Abbiamo fatto di tutto per arginare la circolazione e questo si è verificato. La nostra curva non ha avuto un picco forte, ma un andamento più tranquillo. Ce lo siamo guadagnato questo risultato sul campo non avendo per esempio, nemmeno un giorno con la disponibilità di posti letto Covid esaurita. Una vittoria, la nostra, nonostante risorse molto inferiori a quelle di altre regioni".

L'epidemiologo, attualmente docente all'Università di Pisa, ha subito dopo sottolineato il principale pericolo che emerge dalla situazione attuale in cui alcuni casi, fortunatamente pochi, continuano a esserci: "Questi nuovi casi sono una buona e brutta notizia. La buona è che di questi nuovi casi sappiamo tutto, conosciamo i focolai in corso e tra l'altro stiamo notando che i casi sono al 90 percento asintomatici, li andiamo attivamente a cercare e questo significa che il tracciamento funziona. Però significa anche che abbiamo incontrato poco il virus perché siamo stati chiusi e siamo stati bravi a circoscrivere i focolai che ci sono stati. Adesso c'è preoccupazione: se la gente riprende a uscire, per motivi legittimi, non bisogna dimenticare che la situazione epidemiologica di oggi è identica a quella del 9 marzo. Oggi siamo più preparati, sia in ospedale che sul territorio, ma il virus se lo lasciamo circolare, non ci pensa due volte. Impediamo di dare le gambe al virus. Mi permetto di dire che la comunicazione rispetto a questa fase 2 è stata sbagliata. Si è insistito molto sulla distanza fisica, ma questa cosa è difficile da gestire se tutti escono nello stesso momento. Il principio che dobbiamo utilizzare è che il rischio oggi è lo stesso di prima, ma con una sanità più preparata di prima. Quindi, dobbiamo usare le stesse precauzioni". 

Lopalco ha invitato i leccesi alla massima prudenza. Anche lui, così come chiunque in questa prima settimana di allentamento delle restrizioni, si è reso conto che la tendenza è quella di sfruttare ogni occasione per uscire di casa: "Ieri devevamo restare a casa per forza, oggi lo dobbiamo fare per volontà. Dobbiamo continuare a uscire solo se strettamente necessario. Per una volta facciamo finta di non essere italiani - ha detto, ma specificando di essere lui per primo orgoglioso della sua italianità -, non leggiamo l'ultimo decreto per capire come possiamo aggirarlo. Se pensiamo di essere furbi, in realtà stiamo fregando noi e i nostri cari. Cerchiamo di evitare gli assembramenti, mi rovolgo soprattutto ai ragazzi: sono meno esposti alla malattia ma ugualmente esposti al contagio e non è bello mettere a rischio la salute di nonni e genitori. La passeggiata in via Trinchese o nel centro storico non è necessaria Spero che tutti insieme possiamo comprendere questo principio: per garantire davvero il distanziamento, bisogna uscire il meno possibile".

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Nei giorni scorsi lo stesso sindaco aveva raccomandato cautela, constatando la presenza di troppe persone, soprattutto in certe zone della città e alcuni comportamenti molto superficiali. Il monitoraggio è costante e proprio durante la diretta con Lopalco è stata disposta la chiusura anticipata del cimitero, per eccessiva affluenza. Salvemini ha anche anticipato che saranno chiuse le strade dove si registrerà la presenza di un numero di persone incompatibile con un ragionevole rispetto del distanziamento fisico: "Date le situazioni che avete voi stessi vissuto in questi giorni - ha detto rivolgendosi alle centinaia di leccesi in collegamento -, torneremo alla verifica delle autocertificazioni e, attiveremo temporanee chiusure delle strade a più alta frequenza, però ci vuole la collaborazione di tutti, questo non è un gioco a guardie e ladri".

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