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Da sinistra Mastrogiovanni, Valente, Mignone e Miglietta.

Da sinistra Mastrogiovanni, Valente, Mignone e Miglietta.

Il magistrato: "La mafia diventa liquida". Corruzione percepita come dato di fatto

Il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone ha partecipato alla presentazione di un rapporto di Libera. Intervistati 343 giovani pugliesi: l'arricchimento facile visto come fatto principale di adesione ai clan

LECCE – Ad un imprenditore che avvicinò Salvatore Padovano, detto “Nino bomba”, per chiedergli se fosse opportuna una sua affiliazione diretta al clan Tornese, l’ex boss, poi freddato in una faida familiare nel 2008, rispose di dimostrare lealtà e devozione, ma di continuare a lavorare come aveva sempre fatto.

Con questo ricordo, pescato da una intensa attività investigativa, il procuratore aggiunto della Repubblica, Elsa Valeria Mignone, ha illustrato la definizione di “mafia liquida” con la quale ha esordito nel corso della presentazione del rapporto sulla percezione e la presenza delle mafie, che si è tenuta questa mattina all’interno dell’Open Space del Comune di Lecce, nell'ambito dell'iniziativa "LiberaIdee".

Per analogia con il fortunato concetto di società liquida, coniato dal sociologo Zygmunt Baumann, scomparso nel 2017, l’esperto magistrato leccese ha inteso trasmettere agli studenti seduti ad ascoltarla i contorni sfuggenti e sfumati della criminalità organizzata che solo in alcune zone del Paese mantiene una organizzazione fondata su vincoli di sangue.

Il mimetismo delle mafie, del resto, è un fenomeno in atto da tempo e di cui si ha una vasta testimonianza nelle tante indagini che si sono succedute nel tempo e che mettono in evidenza la permeabilità delle amministrazioni locali e l’esistenza di una zona grigia nel campo delle professioni e della burocrazia che si presta a operazioni illecite: non sembra un caso se, in questo momento, tre Comuni della provincia di Lecce sono commissariati per il rischio di infiltrazioni mafiose (Surbo, Sogliano Cavour, Parabita).

E non è del resto nemmeno un caso se nella percezione comune del campione – 343 questionari con una età media degli intervistati di 24 anni -, la mafia viaggi di pari passo con un altro fenomeno criminoso. Per il 90 per cento dei ragazzi pugliesi intervistati, la corruzione è infatti “molto” o “abbastanza” diffusa e coinvolge, nell’ordine, i parlamentari e gli esponenti del governo, i membri dei partiti politici, i funzionari pubblici, gli amministratori locali, le forze di polizia e di sicurezza, gli imprenditori, i magistrati, gli impiegati. Ben il 40 per cento circa del campione ha risposto di conoscere qualcuno che ha ricevuto o offerto tangenti o favori, o persone a cui sono state richieste prestazioni indebite (dieci punti in più della media nazionale). La paura delle conseguenze o la convinzione che siano corrotti anche i funzionari a cui ci si rivolge sono gli ostacoli principali alla decisione di denunciare gli episodi di corruzioni.

I giovani, secondo il rapporto, associano alla presenza mafiosa soprattutto il traffico di droga, l’estorsione, il lavoro nero, lo sfruttamento della prostituzione, gli appalti truccati, la corruzione dei dipendenti pubblici, lo smaltimento illecito dei rifiuti, l’usura, lo scambio di voti, gli attentati e i danneggiamenti, gli omicidi. Tra i fattori considerati influenti per l’adesione a sodalizi mafiosi, gli intervistati indicano la famiglia e il contesto ambientale e, con un tasso molto più alto della media nazionale, le difficoltà economiche e nel trovare una occupazione. Per quanto concerne le motivazioni individuali, l’opzione prevalente (quasi la metà degli intervistati) è quella del facile arricchimento.

L’incontro è stato introdotto da Mario Dabbico, referente di Libera Puglia, e ha visto gli interventi oltre che di Elsa Valeria Mignone, anche dell’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Lecce, Silvia Miglietta, della giornalista Marilù Mastrogiovanni, di Leonardo Abele, referente di Libera e del Gruppo Abele. La moderazione è stata di Valentina Valente.

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