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Mercoledì, 18 Maggio 2022
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Majer, capro espiatorio dell'italica ipocrisia. Le offese di Meggiorini a Pogba

Il centrocampista del Lecce, provocato dal vicentino, ha risposto con qualche riferimento di troppo. Negli spogliatoi i due si sono riappacificati ma intanto il circo mediatico si era scatenato, dimenticando anche il clamoroso precedente del 2013

LECCE - L’ondata di perbenismo tanto al chilo che si è abbattuta ieri sera su Zan Majer, centrocampista sloveno del Lecce, è l’ennesima dimostrazione di italica ipocrisia. Alimentata, va detto, da blog senza arte né parte e paginette social che si vantano di raccontare il sentimento genuino e romantico del calcio, ma che in realtà campano vivisezionando ogni secondo di una giornata, inseguendo i calciatori anche nelle toilette e nel giardino di casa durante le vacanze.

La cronaca del "fattaccio" è questa: quando il Lecce sta dominando il Vicenza e avviandosi a una agevole vittoria, una disattenzione della difesa giallorossa facilita il gol che riapre la partita, almeno teoricamente. Mancano infatti due minuti al 90’ (l’arbitro ne concederà altri tre di recupero). L’unica cosa degna di nota in quel frangente è un parapiglia tra Bikel e Majer, nella metà campo del Vicenza: il primo si scaraventa sul secondo per impossessarsi della sfera che il giocatore giallorosso si era ritrovato tra i piedi dopo un fallo fischiato al compagno Bjorkengren. È il secondo incontro ravvicinato tra i due in pochi secondi perché il calciatore biancorosso aveva fatto volare a terra quello del Lecce con un'entrata molto dura, ma non sanzionata dall’arbitro. Ne era nato un corpo a corpo che il direttore di gara aveva risolto con due cartellini gialli. Ma non è finita perché Meggiorini, che è il più avanzato dei suoi, risale il campo per andare a protestare con l’arbitro - e infatti viene ammonito da Guida e per dirne quattro allo sloveno il quale risponde a tono. Il vicentino a quel punto si esaspera e quasi scoppia a piangere, si copre il volto e viene consolato dal capitano del Lecce, Lucioni.

Si saprà poco dopo che lo sloveno aveva proferito un insulto che tirava in ballo la madre dell’altro, scomparsa nel marzo del 2017 (lo sapevo Majer?ndr). Negli spogliatoi i due si parlano, Majer si scusa (lo farà pubblicamente anche sul suo profilo Instagram) e la cosa finisce lì. Non per il circo mediatico che rilancia la cosa scatenando un’ondata vomitevole di opinioni politicamente corrette. Il circo mediatico però, troppo proteso alla ricerca dei click a buon mercato, non ha memoria. Dimentica cioè che le parole di troppo sono all’ordine del giorno in questo dannato sport: non è un alibi, ma una constatazione. Certi che due torti non facciano una ragione, sentiamo però la necessità di interrompere la narrazione da melodramma.

E dal momento che il destino è spesso ironico e beffardo, non vuoi che proprio Meggiorini venne accusato da Pogba di insulti a sfondo razziale? “Pogba non deve piangere se qualcuno gli dice qualcosa. Anche io vengo insultato ma non dico niente perché nel calcio certe cose sono normali”, disse giustificandosi l’attaccante, negando comunque la matrice razziale. Correva l'anno 2013. Ci fu un’indagine federale e Meggiorini evitò la squalifica proprio perché le sue offese furono ritenute ordinarie (ci piacerebbe sapere quali sono normali e quali no), di quelle che gli arbitri sentono ogni maledetta partita e verso le quali sono spesso tolleranti (forse perché sono la regola, purtroppo?.

Ora, siamo tutti d’accordo che sarebbe meglio non insultarsi sul rettangolo verde, che bisogna scusarsi quando si oltrepassa la linea, ma non ci accodiamo certo alla massa che crocifigge un calciatore che risponde alle provocazioni. Chi la fa l’aspetti, dice un vecchio adagio. Probabilmente ieri sera Meggiorini - della cui madre prematuramente scomparsa ci dispiace sinceramente - quell’episodio del 2013 se lo sarà ricordato bene.

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