“Mancano i dispositivi di sicurezza. Introvabile anche la carta igienica”

La testimonianza di Sara D’Innocenzo, medico salentino adottato dagli Usa. Vive a Richmond, in Virginia, e racconta di come l’emergenza stia mettendo a dura prova gli americani

VIRGINIA (USA) - “C'e una allarmante carenza di mascherine, ma anche di gel disinfettanti, guanti e persino di carta igienica”: a riferirlo è una salentina adottata dagli Usa. Sara D’Innocenzo, 42enne leccese vive con il compagno e la figlia a Midlothian, un sobborgo residenziale di Richmond, in Virginia, dove per molti anni ha lavorato come amministratrice del reparto di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione nell'ospedale universitario della città e ora è istruttrice di yoga. Ci dà la sua testimonianza da un paese che sta vivendo giorni duri, segnati da un aumento vertiginoso dei contagi da Covid-19.


Com’è sta affontando l'emergenza la città in cui vivi?

“A Richmond, dal 13 marzo tutte le attività commerciali non essenziali, gli uffici, e le scuole sono chiusi al pubblico e lo saranno fino al 10 giugno. Negli istituti scolastici, le lezioni continueranno a tenersi online fino alla fine dell’anno scolastico.

Il consiglio che ci è stato dato è di usare guanti e mascherine quando fuori di casa e di disinfettare tutto, anche i pacchi che vengono recapitati a domicilio e ogni prodotto acquistato nei negozi e di lavare il vestiario dopo essere usciti a fare compere. Lo stesso per carte di credito, chiavi e oggetti che si usano e toccano di frequente. Ma è praticamente impossibile trovare sia guanti che gel disinfettanti per mani e superfici. E’ introvabile anche la carta igienica, in sostituzione della quale in tanti stanno iniziando a utilizzare prodotti non adeguati come fazzoletti e scottex con l’effetto di intasare scarichi e fosse settiche.”

Tra i prodotti più richiesti ci sarebbero anche le armi. E’ così?

“Ho letto, ma non ho potuto constatare in maniera diretta, che i negozi di armi abbiano registrato impennate nelle vendite un po’ in tutti gli Stati, e che in risposta a questo molti americani (quelli che si battono per i diritti delle vittime di reati da arma da fuoco) stiano contestando, tramite la produzione di petizioni online, la decisione del governo di considerare attività simili come essenziali, autorizzandole a rimanere aperte in un periodo così critico e instabile. Secondo me, non solo è irresponsabile armare persone senza i dovuti controlli preliminari, ma è anche estremamente grave armare individui la cui psiche sarà inevitabilmente provata da un isolamento prolungato.

Le storie di abusi su donne e bambini stanno già facendo notizia come un trend in allarmante ascesa e la disponibilità di armi da fuoco, aggiunge un livello di pericolo ancora più elevato specialmente nelle grandi metropoli”.

E riguardo alle mascherine?

“Di mascherine, c’è una carenza allarmante. Anche qui nella provincia di Richmond, si inizia ad essere preoccupati per lo scarso numero di dispositivi personali di protezione. Molti privati hanno iniziato a cucirne in tessuto e le donano alle strutture sanitarie più in difficoltà, cercando di aiutare i sanitari ai quali è richiesto di riutilizzare i dispositivi per parecchi giorni di seguito (anche fino ad una settimana), esponendoli a gravi rischi. Come in Italia alcune grandi aziende tessili hanno fermato la produzione dei loro usuali prodotti di vendita e iniziato a produrre mascherine e camici monouso per aiutare gli operatori sanitari”.

Come è organizzato il sistema sanitario?

“La sanità è prevalentemente di natura privata. Puoi ottenere ed essere coperto da una polizza tramite il datore di lavoro, o se lavori indipendentemente come imprenditore, la legge Obamacare (The Affordable Care Act) ti consente di acquistare una polizza che costa diversamente a seconda del reddito di famiglia. Le persone con reddito bassissimo, i militari e le persone ai di sopra dei 65 anni hanno diritto ad una polizza sanitaria garantita dal governo che li tutela come categorie protette”.

Come è la situazione negli ospedali?

“Nella maggior parte degli Stati Uniti, le macchine da terapia intensiva sono insufficienti rispetto al numero dei ricoverati. Unica macabra eccezione sono quegli stati in cui le morti sono talmente tante e talmente rapide che i ventilatori diventano così disponibili per altri individui al momento del ricovero. Alcuni ospedali sono più in difficoltà di altri. Richmond al momento ha un numero di contagi e morti non sopra alla capacità di cura ma le proiezioni per l’immediato futuro non sono confortanti e continuano a destare preoccupazione.”

Come si sono attrezzati i pronto soccorsi a Richmond? Sara d'Innocenzo-2

“All’esterno delle strutture ospedaliere sono stati allestiti tendoni, per ridurre la possibilità di contagio dei pazienti di altri reparti. I test in molti casi sono somministrati in modalità “drive thru”, cioè effettuati su individui direttamente nel proprio veicolo, evitando così l’accesso nelle aree cliniche per limitare al massimo i contatti. I risultati sono comunicati dopo circa quattro, cinque giorni anche se adesso è disponibile negli States un test più rapido che darebbe risultati in quindici minuti. Molti ospedali a Richmond hanno solo quelli a lunga attesa (quattro, cinque giorni) per ora”.

Vengono utilizzati i test sierologici? Qual è la tua opinione al riguardo?

“I test sierologici non sono disponibili negli Usa al momento, ma la “Food and drug administration” (Fda) ha autorizzato aziende competenti a produrne alcuni e a provarne l’efficacia prima della potenziale distribuzione. E’ un processo lungo e laborioso, ma è notizia incoraggiante di martedì che due aziende abbiano messo a punto test che potranno essere approvati e distribuiti in un futuro non lontano. Penso possano essere di grandissimo aiuto se efficaci e spero diventino disponibili al più presto a una grande maggioranza della popolazione.”

Negli ultimi giorni stiamo assistendo a un’esplosione dei contagi in America. Qual è, secondo te, la causa?

“La mia opinione è che in America il rischio pandemia sia stato grandemente e grossolanamente sottovalutato. E’ un dato certo e riscontrabile che il presidente Donald Trump avesse ricevuto informazioni sulla serietà della situazione già all'inizio dello scorso febbraio e decise di non far nulla per bloccare i trasporti aerei ed evitare la diffusione così allarmante del contagio dalla Cina. Il processo di impeachment, a parere di molti, lo ha distratto da questa minaccia cosi imminente e adesso ci troviamo in questa catastrofica situazione, dove i contagi e le morti, specialmente in metropoli come New York, stanno crescendo a ritmi preoccupanti e causando un numero record di morti”.

Quali sono le regole imposte ai cittadini per evitare la diffusione del virus?

“Al momento, il governatore della Virginia Ralph Shearer Northam ha imposto il divieto di lasciare il proprio domicilio a tutti i residenti e lavoratori non essenziali. Uniche eccezioni il fare acquisti di beni alimentari, farmaci e uscite solitarie per attività sportive. In ogni caso, bisogna mantenere una distanza di sicurezza di sei piedi dagli altri individui.

Per fortuna ci sono servizi che evitano ai cittadini di esporsi inutilmente a contatti ravvicinati come quello di “curbsidepick up”, già offerto da molti dei più grossi supermercati in Us: i prodotti acquistati online vengono consegnati in appositi parcheggi dal personale che provvede a inserirli direttamente nel bagagliaio dell’auto, evitando così file e attese negli esercizi commerciali, ed evita l’utilizzo e lo scambio di carte di credito o banconote”.

Le regole sono rispettate?

“Per quello che ho potuto osservare, le regole non sono rispettate come dovrebbero. Quando mi reco al supermercato per ricevere la spesa, vedo ancora in giro troppe automobili. Nei negozi molte persone sono senza protezioni, e tante altre non rispettano la distanza di sicurezza. Sembra però che le autorità stiano iniziando ad effettuare controlli più serrati e che adesso vengano imposte multe salate in caso di mancata prova di avere una valida ragione per uscire.”

Come si sta affrontando il problema dei senzatetto?

“La città di Richmond ha creato delle comunità di accoglienza, grazie al progetto “The Greater Richmond Continuum”: alcuni container sono stati collocati in grandi spazi e qui i senzatetto possono (se lo desiderano) alloggiare e a accedere a materiale di primo bisogno donato da amministrazione ed enti privati. Possono anche accedere a servizi sanitari di emergenza e test per il Covid-19 se dimostrano sintomi di contagio. I test disponibili, però, sono limitatissimi ed effettuati solo in presenza di sintomi evidenti o se si dimostra che si è entrati a contatto con persone risultate positive”.

Cosa ti preoccupa di più?

“La mia più grossa paura è che il virus possa colpire la mia famiglia in Italia. I miei genitori sono avanti con l’età e, se dovessero avere bisogno di cure, non avrebbero nessuno accanto a loro vista la natura infettiva della malattia. Il mio incubo più grande è di non avere la possibilità di vederli un'ultima volta se le cose dovessero precipitare.

Mi preoccupa anche il loro benessere psico-fisico certamente provato da questo lungo ed inaspettato isolamento in piccoli appartamenti e senza possibilità di uscita se non per comprovate necessita. Nelle aree più residenziali degli Stati Uniti, come quella in cui vivo, le abitazioni sono fortunatamente più grandi che in Italia, e dotate di spazi all’aperto dove poter far giocare i figli senza violare l’obbligo di restare nella propria abitazione. L’isolamento è comunque duro ma è molto più gestibile quando si ha la possibilità di muoversi un po’ all’aria aperta”.

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